Natale e Videogiochi, mondi digitali per notti innevate

Il Natale. Oh il Natale.
Chi può dirsi immune al fascino di questa stupenda festa?
Nessuno suvvia. Anche i più duri di cuore, quelli che se gli nomini il Natale iniziano a snocciolare i loro preziosi dati inacidendosi numero dopo numero, ricordandoti di come tutti siano immersi fino al collo in una festa che fa della bontà il suo proclamo e del consumo la sua sostanza, beh persino loro non ne sono affatto immuni. Nel bene o nel male ne subiscono il fascino, e se non si lasciano conquistare perlomeno lo riconoscono per combatterlo.
E quindi siamo tutti qui a dire: Natale, oh il Natale. Con lo sguardo tra lo smarrito e il trasognante la sola parola basta a ricondurci a tutte quelle volte in cui da bambini abbiamo creduto nella storia più assurda del mondo: quella di un signore panciuto che si infilava giù per il camino, anche per chi il camino mica ce l’aveva, e lasciava i regali che per tutto l’anno speravamo di ricevere. A dare un pizzico di realismo alla faccenda c’era sicuramente un aspetto che riportava la situazione ad una visione dell’uomo abbastanza credibile: quel signore panciuto doveva pur mangiare. E allora guai a dimenticarsi latte e biscotti, con buona pace del gatto di casa che doveva iniziare a scoprire proprio in questo periodo, dove tutti siamo tranquilli e più buoni, cosa volesse dire non cedere alle tentazioni. Queste storie, le scenografie di una città che diventava esattamente come quelle contenute nelle palle di vetro, le luci delle luminarie, la sensazione generali che tutti per una volta, e non solo i più piccoli, smettessero di seguire la voce della ragione per credere in quella che chi più chi meno definiva come ‘magia’, ha creato un’immagine mentale da cui è impossibile non lasciarsi incantare ogni volta che sentiamo dire Natale, oh il Natale.
E’ un effetto così forte che la gravità del contesto finisce per attirarci di tutto: finiamo per associare al Natale anche cose che relativamente non c’entrano. Ricordi associati a qualunque tipo di attesa, un’attesa che ormai si è definita in se stessa con l’attesa del Natale, paragone per antonomasia. Oppure film, come ad esempio le uscite natalizie dei blockbuster fantasy più acclamati. Film che vediamo perché in qualche modo ci restituiscono uno stesso tipo di tepore. Videogiochi. Ecco anche i videogiochi.
Sì perché non è così strano ritagliarsi per il periodo delle feste alcuni titoli particolari che pensiamo si adatteranno bene a queste casalinghe giornate. Qualcosa da giocare quando tutto fuori si fa più buio, la notte si fa tarda, e ci fa sperare di riuscire a vedere per primi con la coda dell’occhio la neve scendere candida. Un momento protetto, alle porte del freddo, in cui scaldarsi con le nostre tecnologiche magie.

Prima di venire a raccontarvi quelle che per me sono state, e rimangono, le esperienze videoludiche più forti da assaporare in questo periodo, ci sarebbe da rievocare un particolare aspetto del Natale Videoludico, un aspetto che se giocate ai videogiochi da abbastanza tempo non potete non ricordare in un misto di affetto e timore. La lista dei videogiochi da farsi regalare.

Siamo stati tutti bambini e ragazzi. Chi più chi meno abbiamo dovuto fare i conti con la dipendenza economica parentale. E quando hai una passione come quella videoludica questo piccolo aspetto con cui dover fare i conti era il momento di auto-responsabilizzazione più importante dell’anno; anzi, un qualcosa con cui fare i conti dall’inizio dell’anno. Sì perché i videogiocatori più attenti e più esperti (mettiamoci anche poveri, come il sottoscritto), sapevano già dall’inizio dell’anno quale sarebbe stato il loro budget spendibile, contando anche gli altri grandi eventi come la fine della scuola o i pochi spicci che si sarebbero potuti raggranellare qua e là. Il planning non poteva contenere errori: seguire con assidua costanza le uscite videoludiche mese dopo mese dando il via ad un personale dentro fuori che avrebbe creato vittime illustri e sicuri futuri rimpianti. Ma la situazione era ben chiara ed a meno di improvvise nuove simpatie del lontano zio delle Germania di cui mai si era sospettata l’esistenza, i parenti con cui giocarsi i regali grossi si potevano contare sulle dita di una mano. Questa piccola tortura faceva arrivare al Natale però con uno spirito magico che più magico non si può davvero: scartare il videogioco atteso per i 4 e più mesi precedenti era un’emozione che aveva pochi rivali. Tanto è vero che ci si giocava tutta la magia in quell’istante ed un secondo esatto dopo l’apertura era come se il Natale fosse già inspiegabilmente finito, con il pensiero imprenditoriale già rivolto a cosa ci si sarebbe fatti regalare l’anno successivo, sempre nella speranza che non si palesasse un cambio di generazione all’orizzonte.

Quello sarebbe stato il completo disastro. Si sarebbero iniziati a sentire…tamburi. Sì, proprio tamburi. Quelli di jumanjiana memoria. Quelli che facevano tremare la tua personalissima visione della vita, e di tutti i Natali successivi che ti saresti dovuto ipotecare sperando che i tuoi genitori avessero ancora un briciolo di fiducia nelle tue promesse. O quelli che ti avrebbero smosso e consentito di avere la nuova console giocandoti il conguaglio economico di tutti i regali messi insieme, non lasciando così alcun margine di spazio per un gioco con cui far funzionare quella benedetta nuova console che avresti guardato sognante per tutto il Natale, impegnato in una qualche partita psicologica, che, almeno quella, aveva il pregio di essere all’avanguardia e totalmente gratuita. Non voglio ricordare quel natale con il SEGA Mega Drive utile solo per metterci dentro un toast quando il tostapane era pieno. Non voglio, e quindi non approfondirò.
Ma c’è da dire che quest’attesa aveva in sé davvero qualcosa di magico, anche per chi non se li doveva scartare ma riusciva ad accompagnare i genitori al negozio qualche giorno prima. Era un’attesa dolce, che faceva brillare le copertine dei nostri nuovi compagni di avventure di una luce particolare, la luce di un qualcosa tanto desiderato e finalmente pronto per farci passare mille pomeriggi fantastici, mille serate magiche. Mille, o quelli necessari almeno ad attendere il Natale successivo.

Veniamo ora all’aspetto contenutistico, decisamente più importante. I giochi da giocare nel periodo natalizio devono avere alcune caratteristiche fondamentali, che ovviamente si differenziano a seconda del percepito personale. Personalmente le caratteristiche sono due: una narrazione avvolgente, e colori accentuati. O eccessivamente caldi, o dannatamente freddi. Queste sono infatti le caratteristiche necessarie per creare dei racconti, non necessariamente complessi, ma che riescano a sposarsi bene con la necessità favolistiche del periodo. L’idea che il gioco dovrebbe trasmettere è quella di un gioco che sappia raccontarci la sua storia come fossimo davanti ad uno scoppiettante fuoco, con le luci della stanza che si fanno ora tiepidamente calde oppure bruscamente fredde nel periodo di difficoltà della storia. In questo particolare momento dell’anno ci vogliono viaggi, piccole odissee non eccessivamente intricate che ci invoglino sempre a continuare l’avventura, sentendoci riparati tramite la storia da un inverno reale oltre le finestre.

La storia non potrà essere una qualunque, no: dovrà contenere magia. Mondi magici, eventi inspiegabili, tutto è ben accetto: al bando i thriller o gli sparatutto simulativi. Quella magia tacita che il Natale conserva deve essere sfogata e alimentata da un gioco con una storia che sappia come accudirla. Una storia che inoltre dovrà avere anche la sua bella durata. Dovrà sapersi far trovare pronta ogni sera che rientreremo tardi e vorremo reimmergerci in un mondo che conosciamo ormai bene, che ci dia delle sicurezze, che ci faccia sentire come a casa ad ascoltare quel racconto davanti al fuoco.

Cito non a caso questa immagine figurativa proprio per via dell’incipit di uno dei giochi che hanno fatto parte di questi particolari periodi natalizi: The Longest Journey. Questa celebre avventura grafica per pc, un punta e clicca old school, ha assorbito con i suoi due mondi l’interezza delle mie vacanze invernali scolastiche (e anche un po’ di più), tenendomi immerso nei suoi enigmi folli e nella sua memorabile impostazione narrativa. Molti anni dopo, il suo seguito Dreamfall fece esattamente la stessa cosa. Vacanze passate ancora sulla versione PC (su Xbox all’epoca non lo presi per la mancanza dei sub ita) con la possibilità finalmente di poter esplorare quegli ambienti magici in un superatissimo ma affascinantissimo 3D. Ogni Natale ora è sempre la stessa storia: verrebbe voglia di mettersi lì con un thè caldo a riscoprire lentamente gli angoli di Arcadia, con i suoi personaggi folli, le sue battute taglienti e l’epicità di un’avventura che ti richiedeva di ristabilire l’equilibrio del mondo dei sogni e di quello reale.

Lasciando per un attimo da parte i racconti fantastici l’incombere natalizio non può non ricordarmi lo splendido Farenheit, perla indimenticabile del genio ribelle David Cage. Una New York completamente innevata faceva da sfondo a questo racconto per lunghi tratti appeso ad un mistero sovrannaturale. Sicuramente è il meno natalizio che ricordi ma il gelo che trasudavano quegli ambienti in realtà si sposava benissimo con il periodo. Per venire in ultimo al gioco di natale per eccellenza devo fare prima una piccola nota di merito allo stupendo Brothers – Tale of Two Sons. Questo piccolo capolavoro indie riusciva a farti immergere in questi paesaggi boscosi dai tratti fiabeschi che trasudavano calore e armonia, quasi si fosse caduti davvero dentro un fiaba per ragazzi. Purtroppo la breve durata frantuma uno degli assiomi sopra esposti e non riesce quindi ad assorbirsi per intero il periodo natalizio, ma rimane sicuramente un momento incancellabile di tiepido piacere provato fra neve e console.
Rimane ora da citare senza ombra di dubbio il titolo che ogni natale mi verrebbe voglia di ricominciare, perlomeno nella sua parte iniziale. Sto parlando niente meno che di Fable 2. Il suo inizio ci mostrava una Albion coperta dalla neve e ci faceva assumere i panni di uno sfortunato e povero ragazzino che doveva sopravvivere nei bassifondi cittadini. Ed è proprio con Fable 2 che quel mondo incantato raggiungeva il suo massimo splendore artistico. I paesaggi che il gioco mostrava erano l’esplosione delle pagine di una fiaba mai dimenticata, magica e divertente così come solo quel brand nelle sue tre incarnazioni era riuscito a ricalcare.

Questo è il mio natale videoludico. Un misto di attese continue anche quando non c’è più niente da attendere e il caldo di storie dai contorni incantati che provano a trasporci lì con loro mentre la neve intorno a noi cade, dolce e inesorabile.
E’ un sentimento che non è esclusivo di noi videogiocatori: immergendoci nelle pagine di un libro o tra le scene di qualche film avremo sicuramente provato qualcosa di molto simile. Ma la possibilità di interagire con queste realtà morbide, sperimentando sulla nostra pelle quelle magia che il Natale da fuori ci sussurra, beh quella sì, è solo roba nostra.
Quella stessa roba che durante l’anno quando ti penserai in questo periodo davanti alla console ti farà dire Natale, oh il Natale.




Alessandro Tonoli

Written by: Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Da buon Boxaro preferisce i boxer agli slip.

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