Gamer’s Chronicles – Quei giochi che ci lasciano incompiuti

– No, non puoi farmi questo!
– Credimi, non vorrei.
– E allora non farlo!
– Ormai non c’è più niente da fare, con noi due mi sono arreso.
– Avevi promesso che saremmo rimasti insieme fino alla fine.
– Lo so ma…
– Ma cosa?
– Ma è diventata una storia impossibile.
– Ah sì? E quindi ti arrendi così? È davvero così semplice per voi…come schiacciare un bottone.
– Semplice? Hai idea di cosa significhi questo per me?
– No avanti dimmi, che significa?
– E’ la mia sconfitta. La peggiore.
– Quindi è stata solo una gara?
– No non era una gara. Ma avevo progettato tutto, tutto fino alla fine. Io con te ci credevo davvero. Vedevo già i nostri nomi fianco a fianco, le persone parlare di noi come di due che sai, assieme ce l’avevano fatta.
– Tsk. Un trofeo. Non sarei stata nient’altro che questo per te. Qualcos’altro di cui parlare e vantarti con i tuoi amici.
– No non è vero. Vedi com’è diventato? È tutto più complicato. All’inizio non eri così. Eri un qualcosa di semplice, e stare insieme non era come prepararsi ogni giorno alla prossima guerra. Non può diventare così complicato. Vuol dire che qualcosa insieme non funziona. E ho capito che quel qualcosa siamo io e te. Quindi per il bene di tutti e due devo farlo.
– “Devi” farlo? Per tutti e due? Dillo che lo fai per te se hai un briciolo di coraggio ancora!
– No, lo faccio per salvare quel che di buono c’è stato di noi. Voglio farlo ora, ora che posso ancora salvare i momenti belli nella mia mente senza che l’odio annienti anche quelli. Se lo faccio adesso forse quando ti penserò, quando parlerò di te, non penserò a tutto il male che ci siamo fatti…penserò a quando ancora per me eri come un sogno. La storia che sognavo da una vita. Penserò al nostro primo incontro, quando non ci sarebbe stato prezzo che non avrei pagato per averti. Ma pensaci…di questo ora non c’è rimasto niente.
– Mi mancherai cazzo. Mi mancherai.
– Anche tu.

– E non c’è giorno che non penserò a te. Non c’è giorno che non guarderò quella stanza senza pensarti come un fallimento. Come un mio fallimento.
Quel qualcosa di incompiuto, che mi porterò per sempre dentro.




Senza più altre parole raccolse tutta la forza che aveva in corpo. Stava nuovamente per ricredersi, per ridarsi una speranza, per riprovarci ancora. Stava soffocando di nuovo quell’addio.
Ma questa volta no, era troppo tardi. L’addio era già stato scritto prima ancora di essere pronunciato. Non c’era più nessun indietro dove poter tornare.
Prese quella forza e la mise tutta in un singolo gesto. Selezionò con gli occhi e col cuore una sola parola tra tutte le opzioni possibili.
Quella parola si illuminò. Ci mise alla fine pochi secondi per cancellare con una percentuale quella che era stata, a tutti gli effetti, una parte della sua vita.

Ancora adesso nei suoi sogni peggiori gli torna in mente. Si sveglia di soprassalto, sudato e inquieto. Quel posto incompiuto continua ad essere lì, vuoto come lo aveva lasciato. Senza la sua giusta fine.
Dopo essersi tranquillizzato prova ancora a dormire.
Ma quella parola, quel “disinstalla” maledetto che aveva premuto anzitempo, avrebbe continuato a perseguitarlo in tutti quei giorni, in tutte le partite, in tutti quei giochi che avrebbe o meno lasciato… incompiuti.

Un amore troppo difficile da spegnere

Sì può sembrare un po’ eccessivo, lo ammettiamo. Ma, in fondo, sono due situazioni che si assomigliano decisamente. Quindi, che ci crediate o meno, oh voi che ne dubitate e non avete mai provato a sperimentare cosa si celi dietro il velo: droppare un gioco sì, è davvero un po’ come droppare una storia d’amore. Ci sono tutte le caratteristiche del caso, ma per analizzare come finisce dobbiamo prima capire bene come comincia. E le storie, quelle giuste, iniziano sempre così, al massimo della loro bellezza: tutto va a gonfie vele. Il tutorial. Tutto nasce da un tutorial.

Il suo sapore ti mette addosso tutta quella freschezza racchiusa in una novità. Tutto deve ancora essere, tutto deve ancora avvenire, ma l’idealizzazione lavora incessante e costruisce con dei lego invisibili il nostro castello di fantasie. La situazione è più o meno paragonabile a quando porti la tua Lei fuori per la prima volta.
Si ricorre all’abc, si provano mosse più o meno azzardate, si capiscono limiti e opportunità. Ma ogni cosa, anche la più piccola, ha il valore di una piccola fantastica scoperta. Si percepisce sparsa la sensazione di un’emozione infinita data un futuro ancora avvolto nella nebbia ma lì a portata di sguardo, pieno di possibilità ancora eteree, e per questo così affascinanti. Sembra di essere rinchiusi in un piccolo sogno insomma, dove ci muoviamo al massimo dell’esaltazione in un’esplorazione continua.
Inoltre, una solida convinzione accompagna questa particolare situazione: tutto non potrà fare altro che migliorare
.

Occhi incantanti ancora velati da una buona dose di zucchero non porranno limiti a nessuna sensazione positiva, e la relazione proseguirà ancora per un bel po’ in crescendo sfruttando questa fantastica energia sensazionalistica. La storia è appena introdotta ma dà già buonissimi spunti per essere un qualcosa di fantastico ed emozionante, sarà forse la migliore che vivremo in vita nostra! Il gameplay potrebbe non essere rivoluzionario e sapere di già visto: ma sono le finezze che contano. Non puoi fare a meno di pensarci insomma, di far ricorrere tutto a Lei.
Vai a fare un giro al lago e pensi a quanto quei paesaggi starebbero bene nel gioco; vai al lavoro e pensi a come smarcarti il prima possibile da tutto per tornare a casa e risolvere i problemi, decisamente più seri e apocalittici, che affliggono il mondo di gioco; esci con amici, ragazza e non c’è verso, pensi solo al fatto che non dovresti essere uscito affatto. Entri in casa e ti attacchi al gioco, esci con gli amici (perché alla fine ci esci) ma per parlare di quello; i tuoi non ti riconoscono più, vedono una strana costante allegria nei tuoi modi di fare. Pensi per un attimo che forse potrebbero apprezzare anche loro e decidi quasi di presentarli. 

Ma no, forse non potrebbero capire niente di quella tua passione. Forse la vedrebbero davvero per quello che è. Una cosa semplice. Ma è la tua cosa semplice, e quindi caro pad preparati, perché anche questa sera dovremo restare un bel po’ di tempo assieme. Questa storia non può aspettare altro tempo, deve andare avanti, e avanti ancora verso altri momenti mitici e fantastici, verso nuovi risvolti, verso picchi di trama improvvisi, verso boss-fight esaltanti.

Avanti verso…
un insospettabile declino.

Il problema deriva dal fatto che lo zucchero ha per sua natura un basso valore di attaccamento. Lentamente tende a scivolare via dagli occhi. Inizia così lentamente un pericoloso risveglio.

Ciò nonostante non c’è ancora pericolo: il gioco continua comunque a mantenerci incollati allo schermo con la passione che basta. Si passano delle belle ore assieme, tutte però incredibilmente radunate intorno alla stessa ora. Quella che prima era una ricerca continua di spazi per avere anche solo un’oretta in più da passare insieme si esaurisce in un’accomodante adeguamento a situazioni occasionali. Sembra quasi diventata un’abitudine. Si prosegue nel gioco comunque noncuranti di questa particolarità, alla fine dei conti pressochè ininfluente. Il gioco continua ad invogliare e non c’è motivo di temere che possa perdere così repentinamente il suo fascino.

Ma, beh, i guai sono lì a portata di sguardo, e l’ultima zolletta di zucchero è pronta a cadere al primo scossone presente sul cammino. Quello scossone arriva, e si nasconde solitamente nel primo punto bloccante del gioco. Iniziano a nascere i primi screzi, i primi fastidi. Le cose andavano alla grande prima ma ora le tue capacità non bastano più. Inizia a nascere una certa frustrazione, mentre tenti comunque di metterci sopra la testa, di adoperarti per bene per risolvere la situazione. Certi momenti alla fine sono normali, e dopo un po’ passano senza neanche il tempo di accorgersene.

Mentre sei lì tutto intento a tentare di risolvere la situazione ancora colmo di buone speranze inizi però a notare quelli che sì, incredibile, paiono proprio…difetti! Sono evidenti, come hai fatto a non accorgertene prima? Quelle texture no, non possono essere quelle con cui vi eravate incontrati; quelle animazioni no, non sono più così belle. Sono sempre le solite, e sono pure poche. Ed è vero che è possibile contrarre malattie durante certi tipi di rapporti ma tu sai benissimo di non essere affetto da aliasing, ma lui è apparso, è apparso comunque. Il gioco inoltre, sarà un po’ l’età, non risponde decisamente più ai comandi come faceva una volta, facendoti finire un po’ troppo spesso in situazioni critiche.

Ecco forse è questo. Ma certo che è colpa di questo!

Il gioco è cambiato non c’è dubbio. Tu sei rimasto lo stesso, ma il gioco è diventato peggiore. Ha perso qualcosa nel tempo che avete trascorso insieme, e tu non sei neanche più in grado di capire cosa fosse. Decidi di darti del tempo per pensare: la frustrazione sta prendendo possesso della tua mente e non riesci a ragionare lucidamente. Ogni cosa non sembra al suo posto quindi è meglio prendersi un periodo di pausa.

Questo periodo come ben sappiamo in realtà non esiste. Come ci insegna ogni buona e dannatissima storia d’amore la pausa è solamente un atto presunto, in cui semplicemente ci si riprende e ci si rimolla solamente con più scioltezza e frequenza di prima. Si inizia quindi sporadicamente a tornare sul gioco, tentando di non pensarci durante il giorno. Atto inutile perché più il gioco non andrà avanti più durante il giorno coveremo quel fastidio incessante di avere appeso un qualcosa che non riusciamo a far andare avanti come vorremmo, in una innaturale sospensione. Non puoi iniziarne uno nuovo perché sei già impegnato con l’altro. Allo stesso tempo però non riesci a sfogare la tua voglia su quello vecchio perché non ti attrae più come prima.

La repressione e la frustrazione allora arriveranno al punto di non ritorno: il periodo dei rinfacci. Si dirà contro il gioco tutto quel che prima avevamo solo tenuto per noi. Lo si sfogherà in moti di rabbia continui: lanci di joypad all’ennesimo game-over, spegnimenti radicali della console, insulti di varia natura che una storia che era iniziata con quell’amore non dovrebbe mai conoscere. Fino a che la situazione non diverrà più sostenibile; incredibilmente ci ritroveremo con in testa forse un pensiero nemmeno nostro. Tanto che ci farà quasi ridere l’idea.

Ma iniziamo ad accorgerci che quel pensiero no non se ne va. Se ne rimane lì, incastrato, e inizia a picchiettare con il suo martelletto le nostre tempie sempre più di continuo:
Droppare, o non droppare?
Questo è il dilemma.

Non vi nascondiamo che il peso della scelta sarà atroce. E il dolore che comporterà non dovrebbero essere semplicemente parte dell’esperienza umana. Siamo sempre troppo piccoli per decisioni di questo tipo.
Ritrovarsi lì con la testa fra le mani pensando se un gioco debba o meno essere interrotto prima del suo naturale ciclo è un’eutanasia che non ci dovrebbe spettare. Prendere e decidere così su due piedi se una storia valga o meno di essere finita è una responsabilità che sarà sempre troppo grande rispetto a noi. In special modo quando magari non si è bloccati da nessuna parte, ma si sia capitati soltanto in un punto particolarmente noioso, e non si hanno scuse concrete ma solo dure responsabilità da assumersi.

Come decidi se vale o meno la pena? Come accetti di rendere inutili tutte quelle ore di gioco?

A farti sprofondare ancor più nell’abisso di colpo rivedi tutto: il tutorial, le prime missioni (quando ancora ti appuntavi tutte le statistiche, allenavi tutti i personaggi e organizzavi bene l’inventario); le boss fight vinte all’ultimo respiro, quei momenti in cui la storia ti ha fatto quasi commuovere. Quei momenti in cui la storia ti ha fatto credere di avere in serbo dell’altro, e dell’altro ancora.
Ma ora ti ritrovi lì, a portare avanti passivamente una situazione stanca che ti sta rubando tempo al posto di donartene indietro uno migliore. E allora arriva il momento del confronto col pensiero più duro: l’idea che droppando quel gioco tu abbia buttato via per sempre ore della tua vita in maniera inutile. È questa l’ammissione più difficile. È questo il pensiero che molte volte non ci fa prendere quella scelta. Ci fa portare avanti un gioco controvoglia buttando magari ancora più ore piuttosto che mettersi di fronte all’ammissione di aver fallito; di aver iniziato un qualcosa senza averlo portato a termine.

C’è chi capirà tutto questo e deciderà di cliccare su quel comando atroce di addio. C’è chi invece continuerà a darci dentro magari inizialmente controvoglia, per poi convincersi e scoprire che era stato solamente un momento duro, passato come tutti gli altri, ed il proseguo del cammino non sembra più così triste, così noioso, ma inaspettatamente riserva in maniera diversa della altre emozioni, date dall’affezione, dal tempo e dal non essersi lasciati andare alle difficoltà.

Ad ogni modo quando giocatore e gioco si lasciano non c’è nessuno che ne esce vincitore. Al giocatore spetterà però un compito difficile, il più arduo: convivere con quella sensazione di incompiutezza.
Si farà sentire ogni volta che accenderemo la console. Ogni volta che per sbaglio sbirceremo nella libreria e  vedremo ancora lì l’icona di quel gioco pronta a riportarci ai migliori momenti, e a quella fitta, a quella domanda che ancora ci ritorna in testa la cui risposta diventa sempre meno giustificata col tempo:
“perché è finita così?”

Ma tutto questo dolore può finire. Sta solo a noi giocatori capire che anche se una storia non ha avuto il finale sperato, è valsa comunque il tempo speso. Non serve mai concludere un viaggio per ricordare di averne fatto comunque parte. E nonostante il vuoto lasciato, anche rimanere incompiuti è, in fondo, un gioco a cui vale sempre la pena giocare.




Alessandro Tonoli

Written by: Alessandro Tonoli

Grande appassionato di Videogiochi fin dalla più tenera età (si narra sia stato partorito in ritardo in quanto non avendo salvato, non poteva uscire) si diverte a scrivere per questo o quell'altro sito pur di dare un suo piccolo contributo alla diffusione del Videogioco come mezzo, non solo ludico, ma anche artistico ed emotivo. Da buon Boxaro preferisce i boxer agli slip.

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