Napoli Comicon 2017 e le premiazioni Micheluzzi, che continuano a non funzionare

Napoli Comicon 2017 è giunto alla sua conclusione ormai qualche giorno fa, ma solo ora è arrivata quella scintilla giusta per poter scrivere questo pezzo. Una fiera del fumetto che giunta alla sua diciannovesima edizione ha mostrato gli alti e i bassi. Tra la polemica con Luca Boschi, l’ex direttore culturale, alle mille conferenze davvero interessanti con degli ospiti d’eccezione. Ogni cosa si è conclusa nel modo più o meno opportuno e l’attesa per i vent’anni del Comicon è già iniziata. Qualcosa ha però colpito in modo parecchio duro quest’anno l’animo di chi ha seguito le premiazioni Micheluzzi.

Iniziamo col dire che si tratta di premiazioni di tutto il rispetto, in barba a chi dice il contrario mostrando il classico disappunto su qualsiasi cosa provenga dall’Italia. Non si tratta sicuramente di una premiazione come quella di Eisner, ma viaggiamo su due livelli diametralmente opposti, con delle opere che spesso sono altrettanto distanti. Purtroppo, come ogni evento culturale, queste premiazioni sono annualmente piene di sole persone del mestiere. Gli spettatori sono pochi e spesso e volentieri si tratta in realtà di qualcuno della stampa. Cosi è proprio da quando ho la memoria del Comicon.

Questa poca presenza all’interno delle premiazioni ha chiaramente comportato qualche piccolo cambiamento nel corso degli anni. Dall’anno scorso ad esempio abbiamo visto un cambio incredibile nella direzione con un Fabrizio Biggio sempre più scanzonato e idiota e un Luca Boschi che cercava di mantenere la sua solita compostezza. Quell’anno abbiamo notato già un leggero decadimento proprio grazie alla presenza del Solito Idiota, che ha continuato ad esserlo per tutta la durata delle premiazioni. Si tratta di spettacolo, ovvio, ma a tratti si andava nel becero e nel volgare, con un Boschi chiaramente infastidito.




Quest’anno invece Luca Boschi ha deciso di abbandonare il festival del fumetto di Napoli e non possiamo nemmeno dargli torto. Le premiazioni sono state lasciate in mano a Fabrizio Biggio e ad Andrea Delogu. Ciò che abbiamo visto era però qualcosa che andava oltre il ridicolo, lasciando un alone di tristezza all’interno della sala. Il siparietto tra Biggio e Delogu non funzionava ed era palesemente orchestrato per piacere a un pubblico di ragazzi di 15-16 anni, che ovviamente erano a casa e farsi i fatti propri.

Nonostante questo, però, dobbiamo dire che Andrea si è dimostrata brava nel presentare e la colpa è da attribuire e chi ha scritto il copione e sopratutto… scelto gli abiti. Parliamo infatti di un abito giallo con delle palme, simile a quello che troviamo sempre dai venditori ambulanti. Il peggio è però arrivato con il costume da Pikachu. Quel momento in cui Andrea, vestita da Pokemon più celebre sul palco scherzava dicendo che si tratta di un costume sexy per i fan del fumetto era il momento più basso di tutta la serata e del fumetto italiano stesso. Sembrava palesemente una presa in giro o se cosi non fosse, avrei voglia di capire cosa gira in testa a chi ha proposto quest’idea malsana

Tutta la sceneggiata di una pubblicità sgradevolmente lunga che ci voleva paragonare i Micheluzzi agli Oscar risulta alla fine dimenticabile sotto ogni punto di vista. Forse quello è momento più credibile però, quando Biggio (nella pubblicità) dice che non si tratta di una premiazione come quella degli Oscar. Dispiace parecchio vedere una premiazione seria diventare una barzelletta inguardabile, ma ci auspichiamo che nel 2018 non troveremo lo stesso presentatore maschile, perché è tutto tranne che un presentatore.




Rostislav Kovalskiy

Written by: Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

  • Beatrice Borbone

    Frequento il Napoli Comicon da circa 8 anni e da sempre avrei voluto seguire questa premiazione, il problema è che la mettono sempre l’ultimo giorno in un orario scomodissimo (in questo caso 19.30) per il visitatore medio che, dopo 4 giorni di intensa e stancante partecipazione e con la prospettiva di dover prendere i mezzi di trasporto per tornare a casa, di certo non si prende il disturbo di partecipare ad un’ora così tarda.
    Per quanto riguarda invece la scarsa competenza di chi presenta, è da dire che questo è un problema che riguarda tutti gli eventi che si svolgono nell’auditorium, è palese che spesso non siano all’altezza delle situazioni, alcuni di loro al massimo andrebbero bene come animatori nei villaggi vacanza.

    • Rostislav Kovalskiy

      L’orario purtroppo sarebbe l’unico fattibile, ma qui entrano in mezzo anche i mezzi pubblici di napoli che dopo un orario non camminano (già lo fanno con difficoltà). Per il resto condivido il tuo pensiero sugli altri eventi che si svolgono nell’auditorium.

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