Assassin’s Creed Origins sarà un gioco accessibile a tutti

Negli ultimi giorni vi abbiamo parlato molto di Assassin’s Creed Origins. Dalla polemica sulle microtransazioni alle novità sui contenuti post-lancio, passando per la lista completa dei trofei emersa recentemente online.




Questa volta, in una nuova intervista rilasciata nelle pagine di GamesRadarAshraf Ismail ha spiegato perché Assassin’s Creed Origins sarà un gioco accessibile a tutti.

“Volevamo introdurre una maggiore varietà nel gameplay, e questo significa di nuove più sfide, più boss, e così via. Sentivamo di dover addentrarci in profondità per aumentare il tasso di sfida del gameplay, ci siamo resi conto del feedback del pubblico, ma non tutto. Era infatti un passo naturale per noi dire: ‘bene, creiamo più scelte di difficoltà, in modo che se siete interessati soltanto all’aspetto narrativo o all’elemento storico, potrete impostare una modalità più semplice. All’opposto, se desiderate una sfida maggiore, potrete impostare una modalità più difficile”.

Inoltre, spostandoci all’intervista concessa da Videogamer, Ismail ha aggiunto che AC Origins non reinventa alcun tipo di concept o genere, ma al contempo li interpreta per regalare un’esperienza davvero unica. Queste sono state le sue parole:

“Non stiamo reinventando le missioni, né tanto meno alcuni concept che abbiamo, ma il modo in cui sono stati costruiti, le impressioni che ci danno e il modo in cui si uniscono insieme dovrebbero garantire un’esperienza unica. Il nostro obiettivo finale è che i giocatori si renderanno conto che questo Assassin’s Creed darà la sensazione di essere un gioco autentico ma allo stesso tempo unico e diverso”.

Vi ricordo che Assassin’s Creed: Origins uscirà il 27 ottobre 2017 su PS4, Xbox One e PC.




Luigi Fulchini

Written by: Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi e animazione, e pare sia un difetto. La voglia di osare si annidava nella sua testa, per questo ha deciso di salpare in una grande avventura con i suoi compagni. Non chiamatelo giornalista, che non è, perché sarebbe un’iperbole un tantino esagerata. Una cosa grave, ma non seria.

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