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PlatinumGames sta lavorando a un gioco “top secret”

PlatinumGames

PlatinumGames, il team noto per aver sviluppato giochi come NieR: Automata, Bayonetta e Vanquish, sta lavorando a un gioco “top secret”. A divulgare questa notizia sono stati Hideki Kamiya e Atsushi Inaba durante l’ulimo Bitsummit a Kyoto, dopo i quali hanno discusso anche sui progetti dell’azienda.

Alla domanda su come sia possibile competere con i giochi occidentali e con i loro grandi budget, Inaba ha evidenziato che i bilanci di Platinum Games sono molto ragionevoli, mentre la quantità di denaro investita nei giochi AAA è molto elevata. Il budget è talmente alto che uno studio rischia di fallire, anche nonostante l’aver raggiunto con un gioco le milioni di vendite. Platinum Games, d’altra parte, preferisce impegnarsi su una varietà di progetti diversi ma con budget moderati, alcuni dei quali vengono auto-pubblicati. Questo è il modo più sicuro per essere competitivi e mantenere il proprio stile.

Kamiya ha aggiunto che non si tratta di una questione di soldi, anche se diventa complicato realizzare un ottimo gioco se non si investe molto denaro. Come creatore, a volte puoi sviluppare giochi a basso costo o giochi ad alto costo, ma alla fine è tutto incentrato sul tipo di gioco si vuole fare. Inaba ha concluso che il team sta attualmente continuando i lavori dell’attesissimo Bayonetta 3 per Nintendo Switch, e si è ritenuto entusiasta di poter svelare nuovi dettagli molto presto.

Inoltre, ci sono altri giochi molti interessanti in fase di sviluppo e uno di questi è, appunto, un titolo ancora non svelato che si propone di essere qualcosa di nuovo e innovativo per il genere action. Un gioco “top secret”, di cui anche molti collaboratori di PlatinumGames non sanno niente.

FONTE: Dualshockers

Sull'autore

Luigi Fulchini

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi e animazione, e pare sia un difetto. La voglia di osare si annidava nella sua testa, per questo ha deciso di salpare in una grande avventura con i suoi compagni. Non chiamatelo giornalista, che non è, perché sarebbe un’iperbole un tantino esagerata. Una cosa grave, ma non seria.