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Vampyr – Recensione

Finalmente Vampyr è arrivato sulle nostre console, gli autori di Life Is Strange si allontanano temporaneamente dalla loro avventura grafica per immergerci in una Londra del 1900 abitata da Vampiri con alcuni misteri da scoprire. Saranno riusciti i ragazzi di Dontnod a fare breccia nei nostri cuori?

Quel dannato bacio assassino

L’attrazione verso Vampyr si è fatta sentire fin dal suo primissimo annuncio. Immedesimarsi in un vampiro con una struttura molto marcata da GDR sviluppato da un team che, nonostante tutto, ha sempre creato dei contesti e delle storie molto interessanti, mi ha subito dato quella netta sensazione di possibile “giocone”. Finalmente l’ho potuto spulciare, finire e godere di tutte le sue varie sfaccettature e siamo qui pronti a sviscerare quello che ci è piaciuto e quello che non ci è piaciuto dell’ultima avventura targata Dontnod.

Ma andiamo per gradi, per chi non lo sapesse Vampyr è un GDR con una componente action nelle fasi di combattimento, è un semi open world suddiviso in zone ambientato nella Londra del 1918. Noi siamo un vampiro che si sveglia dopo la morte e scopriamo che il nostro corpo, al suo interno, è molto cambiato.

Il viaggio mentale che gli sviluppatori ci portano a fare per tutta la durata del titolo è molto interessante perché il gioco ci porta a ragionare sia in modo cattivo, pensando da vampiri al 100%, sia da persone che vogliono rinnegare il proprio essere che si è trasformato in qualcosa che proprio non piace. Già il semplice fatto che la difficoltà del titolo la scegliamo in base in base alle nostre uccisioni è sicuramente una bella trovata dato che non sarà sempre semplice riuscire ad uccidere determinate persone per aumentare l’accessibilità del titolo.

“Fatti dare un bel bacio”

L’adorata notte buia

Quello che ci accompagna per la durata di tutta la campagna principale sono un’infinità di dialoghi, sempre ben studiati e ben scritti. Il reale problema è che durante le prime 5-6 ore di gioco i dialoghi occupano il 70% del gameplay ed è molto semplice incontrare l’effetto noia. Per carità, è un GDR ed è quindi necessario immedesimarsi al meglio sia nel proprio personaggio ma anche nel mondo di gioco e fortunatamente la cosa avviene senza alcun problema. Anche a livello registico i dialoghi sono gestiti in maniera troppo superficiale rendendo troppo simili tra di loro le parti visive, andando poi chiaramente a diversificarsi nelle parti scritte. La parte action invece è forse quella che poteva essere più interessante ma in realtà è quella che mostra molto di più i difetti del titolo. La gestione dei combattimenti è data in mano alla nostra esperienza che accumuliamo, come dicevamo prima più persone uccidiamo e più esperienza accumuliamo e di conseguenza possiamo potenziare il nostro amato vampiro. Il combat system sembra un ibrido dato che ha la gestione dell’inventario con armi a una mano, due mani e armi da distanza, ogni arma può essere potenziata e ha determinati parametri che vanno chiaramente a influenzare l’andamento delle nostre lotte. Il nostro vampiro, invece, ha vari rami di abilità che vanno a modificare di molto la nostra potenza in battaglia, e qui si nota un’eccessiva attaccatura ai numeri perché ogni livello che svilupperemo al nostro vampiro ci renderà fin troppo più forti rispetto a quello che eravamo in precedenza. Durante i combattimenti il tutto si svolge nel più semplice dei modi, con attacchi pesanti, leggeri e delle abilità speciali che possiamo attivare solo se abbiamo una carica di sangue adeguata. Il tutto è accompagnato da sgradevoli cali di frame rate che a volte fanno davvero partire i nervi.

Vampyr
“Sorridi, non farà male… non molto.”

Vedere tra ombre e sangue

L’intera avventura vi terrà compagnia almeno per 15 ore, che possono andare tranquillamente a doppiarsi nel caso in cui ci mettiamo ad approfondire ogni personaggio che incontriamo e se ci mettiamo a fare tutte le missioni secondarie del titolo, proprio sotto questo punto di vista Vampyr mi ha davvero fatto impazzire, perché la ricerca delle missioni secondarie non è così semplice come siamo abituati a viverlo, bensì è tutta legata alla nostra pazienza nel parlare e scoprire segreti dei NPG presenti all’interno del gioco. Infatti ogni personaggio che possiamo incontrare ha qualcosa da raccontarci e ha alcuni segreti nascosti, starà a noi cercare di scovare i segreti di quei personaggi e magari far partire una side quest per capire a fondo cosa ha da offrire quel personaggio. Cosa ancora più bella di tutto ciò è che nel caso in cui abbiamo deciso di rendere il gioco più facile probabilmente abbiamo ucciso quella persona e di conseguenza non abbiamo più possibilità di effettuare la missione. Sicuramente un sistema molto ben studiato e che può risultare eccessivo, ma in realtà il tutto serve per dare una reale importanza alle nostre scelte. Altra meccanica fonte molto importante della longevità del titolo è la parte gestionale dei quartieri dato che Dontnod non ci ha voluto far mancare davvero nulla e in Vampyr saremo noi a gestire i cittadini, creando cure e gestendo la salute generale del nostro quartiere. Non vi nascondo il mio stupore quando una notte mi sono ritrovato in un quartiere in malora e ho fatto morire ben due cittadini, senza però volerlo. Per la gestione dei vari quartieri c’è una parte di crafting che permette di creare le medicine necessarie a curare i nostri piccoli pazienti. Chiaramente i vari ingredienti saranno sparsi per le vie di Londra e quindi l’esplorazione delle zone è molto importante.

Una classica giornata di sole a Londa

Un mozzico di pixel

Ve lo dico subito: la parte tecnica del gioco è la cosa che mi ha convinto di meno, inevitabile dire che il colpo d’occhio non è il massimo. Artisticamente il titolo è bellissimo, molto ispirato e davvero ben realizzato. Purtroppo però la parte tecnica è assai indietro rispetto agli standard odierni, capisco che il team non sia dei più grandi, capisco anche la mole di contenuti presenti all’interno del gioco ma la grafica è abbastanza bruttina. Se ci mettiamo inoltre cali di frame abbastanza frequenti ci rendiamo conto che forse serviva un po’ di cura e ottimizzazione in più, la versione che ho testato io è quella Xbox One e pensare che per giocare un gioco simile con questa grafica senza rallentamenti in modo fluido abbia bisogno di Xbox One X mi rende molto perplesso. Inoltre una cosa molto sgradevole è la quantità e la durata dei caricamenti perchè ogni volta che superiamo una determinata area partirà dal nulla un nuovo caricamento facendoci tornare con la testa ai vecchi giochi anni 90 che fortunatamente sono stati passati, ma non qui, qui dobbiamo subirci le schermate a cielo aperto dei caricamenti. Anche il caricamento di avvio del gioco è abbastanza importante, ma a quello ci si può tranquillamente passare sopra.

Per quanto riguarda l’audio invece il lavoro svolto è molto buono, con un doppiaggio inglese ben mixato e una qualità delle voci abbastanza alta, anche i rumori ambientali sono ben fatti e fedeli. Ottimi i sottotitoli con la possibilità di personalizzarli nelle dimensioni, il tutto è accompagnato da buone musiche che si faranno sentire durante le nostre nottate nella tanto e amata Londra vampiresca.

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Sull'autore

Andrea Spina

Andrea Spina

Già da piccolo mangiavo biscotti a 8 Bit, l'amore per i videogames si è espansa in me tramite il Sega Mega Drive, attualmente continuo a coltivare la mia passione principale affiancata a quella dei giochi di società.