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Metro Exodus – Recensione

Metro Exodus

È passato un po’ di tempo da quella sera in cui terminai la lettura di Metro 2035 in lingua madre. Ricordo ancora la sensazione di amaro in bocca per quei personaggi che ho amato, per un mondo che in fondo era verosimile e si comportava proprio in modo piuttosto veritiero e per i legami creati. D’altra parte ricordo benissimo le serate passate in una metro angusta, buia e inospitale di Metro 2033 e Metro Last Light. Corridoi abitati da mutanti, fascisti, comunisti e dalle persone comuni, quelle che finiscono per patire i giochi di potere interni, quelli che muoiono per l’illusione di una patria e della sua difesa. Quasi tutti vivono in una grossa menzogna ed è la legge marziale a regnare con il pugno di ferro.

Metro: Exodus si presenta non come la contrapposizione di 2035, ma piuttosto come un seguito di una storia i cui binari sono stati deviati. Bisogna infatti dire che molti degli avvenimenti accaduti nell’ultimo romanzo sono nulli qui, per motivi prettamente ludici e narrativi ovviamente. Ma Dmitrij Gluchovskij è ancora uno degli sceneggiatori e la sua creatura compie quest’ultima Odissea verso un posto da chiamare casa. La cosa che accomuna i libri con il videogioco è sicuramente la testa dura di Artyom, che in silenzio non si arrenderà mai.

I ragazzi di 4A Games hanno svolto un lavoro immenso nel creare un gioco capace di soddisfare più palati, ma restando sempre nella proprio comfort zone. Questo perché nonostante alcune zone molto vaste, si tratta ancora una volta di un gioco sui binari che fa della narrazione il punto di forza. Però prima di intraprendere la vostra avventura, fatevi un favore, andate nelle impostazioni e impostante la lingua italiana. Spiegherò più avanti il motivo.

Metro Exodus

La Russia on the road

Il gioco si apre un po’ come l’ultimo romanzo della saga. Artyom cerca altre persone rimaste in vita e per farlo sale ogni giorno su una torre, ma senza alcun risultato. Come se non bastasse, ogni uscita lo porta sempre più vicino alla morte per via delle radiazioni. Per un caso poco fortunato, il protagonista finisce insieme ad Anya a scoprire la grande bugia che i governanti di Mosca inculcano a tutta la popolazione e sarà proprio questo a portarli alla fuga. Ad aggiungersi al gruppo ci saranno quei vecchi personaggi che insieme ad alcuni nuovi finiranno per creare una seconda famiglia. Melnik, (Miller per il popolo occidentale) continua a essere scettico verso le idee liberali di Artyom, ma finisce sul suo stesso treno. Sarà proprio il treno a essere quel quartier generale ambulante a unire tutti, l’Aurora. Nelle discussioni del gioco si capisce che il nome non è casuale, ma per molte persone non cresciute in Russia risulta un po’ difficile. Si tratta di un incrociatore costruito nel 1900 diventato famoso sia in campo bellico che in quello musicale.

La Russia è però cambiata dopo la terza guerra mondiale, ma l’umanità non è morta. Gli umani si sono adattati alle condizioni misere e sopravvivono a malapena nell’ambiente ostile e pieno di pericoli. Gli animali dominano non solo le città, ma anche le radure con le loro mutazioni e in parte la mente va a quel Fallout e i suoi mutanti. Entrambi i giochi infatti cercano di mostrarci due mondi mutati, ma è come se fossero due pianeti differenti. In questo caso infatti forse il titolo che si avvicina di più alle atmosfere è il caro buon STALKER. Sarà quella decadenza dell’Europa dell’est con quella malinconia seria e triste, ma l’ambiente conquista subito.

Attraversando il paese il gruppo inizia a conoscere il mondo circostante e a conoscere i suoi abitanti. Religiosi pazzi, cannibali senza sccrupoli, schiavisti e cosi via. In tutto questo marasma, però, ci saranno anche dei volti amichevoli che si sostituiranno ad altri. L’avventura on the road avrà dei momenti di sparatorie e crudeltà, ma con alcuni sprazzi di felicità e di intimità che scopriremo proprio nel nostro vagone. I personaggi discuteranno delle speranze, i desideri più remoti e le paure, ma non solo. Talvolta i discorsi saranno quelli che probabilmente avete sentito mille volte votate alla semplicità della vita, al bere, fumare o semplicemente prendere una chitarra e intonare una canzone con i propri compagni. In fondo, questo è proprio un viaggio della speranza in cui non si hanno certezze e si resta aggrappati all’unica ancora visibile, quella dell’amicizia tra commilitoni e la fratellanza che si crea sul campo di battaglia o in un treno. Da sempre il mezzo di trasporto che crea tantissime amicizie che poi continuano a prosperare per anni a venire.

Metro Exodus

Le rotaie

Il mondo di Metro Exodus non è dei più belli per vivere. Le radiazioni, gli animali, la fame e ovviamente i predoni. Servono armi, tante armi. Un mucchio d’armi per sopravvivere a questa vita infernale e durante il nostro viaggio le potremo raccogliere e usare contro i nemici. Non saranno tantissime per varietà, sia chiaro, ma la loro customizzazione vi permetterà di sbizzarrirvi creando l’asset perfetto per l’occasione. Modificare un’arma sarà inoltre davvero un gioco da ragazzi in quanto vi basterà aprire lo zaino per montarci dei pezzi a vostro piacimento. Questo vuol dire che la vostra pistola revolver più tranquillamente diventare un vero fucile a bassa portata silenziato e potenziato. Insomma, le poche armi disponibili diventano cosi una quantità davvero enorme.

Viaggiando attraverso il mondo di Metro vi accorgerete di alcune piccole particolarità delle sparatorie. La cosa primaria da capire è che l’intelligenza artificiale dei nemici lascia molto a desiderare dal lato tattico. Questi si nasconderanno, ci spareranno e poi cercheranno di cambiare la postazione. Tutto molto basilare in fondo e da questo lato mi aspettavo molto di più. Per fortuna a fare la differenza sarà la potenza di fuoco nemica.

Invece una particolarità che mi ha fatto uscire fuori di testa in modo positivo è la voglia di vivere dei nemici che incontreremo. Se massacreremo alcuni dei personaggi appartenenti a una banda, i restanti non si fionderanno su di voi in cerca di morte. Alzeranno il fucile e chiederanno la vostra benevolenza e si tratta di una caratteristica che ho apprezzato fin da subito. In fondo non ha senso morire se vedi tutta la tua squadra trucidata. In ogni caso, bisogna dire che l’approccio migliore è sempre lo stealth. Non solo perché i livelli sono realizzati in modo magistrale, ma anche per riuscire a vedere il vero finale. Quello positivo per intenderci.

Per quanto riguarda il mondo di gioco bisogna dire da subito che non si tratta di un gioco open world. Questa era infatti la paura primaria di molti giocatori della vecchia guardia. Metro è una serie che da sempre si è destreggiata in un mondo online con un approccio di un titolo totalmente sui binari in cui la narrazione cruda ne era la colonna portante. Posso dire tranquillamente che tale caratteristica è rimasta immutata nel gioco. Il gioco ci metterà davanti ad alcune aree di gioco e tra queste solo due avranno una grandezza tale da permetterci uno spostamento libero. Le restanti sono dei lunghi corridoi in cui bisognerà seguire un punto preciso della mappa. Nel caso delle mappe aperte, avremo tanto da fare e da esplorare e non mancheranno le missioni secondarie. Queste non si presenteranno nel modo classico, ma piuttosto come la conseguenza di un dialogo con dei personaggi secondari. Queste non verranno segnate sulla mappa e toccherà a noi ricordarle e capire dove andare, ma non sarà niente di difficile in ogni caso. Questa caratteristica permette al giocatore di immergersi totalmente nel mondo di gioco con una serie di missioni primarie senza distrazioni. Prima di affrontarle, però, bisogna caricare il gioco e non è uno scherzo. Il caricamento necessario per entrare nel mondo di gioco è uno dei più lunghi mai visti da parte mia e supera addirittura quello di Killzone 2. Potete andare a farvi un caffè, tornare e scoprire che il gioco non è ancora pronto.

Metro Exodus

La fotografia slava

Al livello grafico Metro Exodus viaggia su due binari completamente opposti. Da una parte abbiamo le quasi inesistenti espressioni facciali che vi faranno urlare perché sono veramente minimali. Per farvi un paragone, sembrano usciti direttamente dagli inizi della scorsa generazione e talvolta danno quasi fastidio. Dall’altra parte abbiamo una resa grafica che oserei definire “spaccamascella”. I fondali hanno dei dettagli incredibili e ogni cosa è stata inserita nel posto giusto apposta. Niente è lasciato al caso. Non esiste il caso in Metro Exodus.

Il panorama che si apre davanti a noi si frastaglia in una miriade infinita di piccoli particolari realistici. Talvolta potremo dire addirittura “fotorealistici” perché alla fine dei conti è proprio cosi. Il sole, il cielo e le case abbandonate creano un paesaggio desolante, ma realistico e forse per questo, un po’ triste. Gli effetti di luce, che da sempre hanno giocato un ruolo importante nella serie Metro, continuano a essere i protagonisti dell’ultimo capitolo. Il chiaroscuro non solo ci protegge e ci mette al riparo dagli occhi indiscreti, ma ci da anche la possibilità di vedere alcuni scorci che lasciano letteralmente senza fiato. Il framerate è quasi sempre stabile e fisso a 30, ma in alcuni momenti scende fino ai 20.

Al livello musicale abbiamo un OST che senza troppi fronzoli immerge nel mondo post apocalittico, ma senza lasciare i brividi sulla pelle. D’altra parte risultano però essere parecchio interessanti le canzoni suonate alla radio e dal vivo dai nostri compagni. Si tratta di brani russi però e per molti sono senza alcun valore ovviamente. Il doppiaggio invece è la vera piaga del gioco. In lingua italiana molte frasi sono totalmente fuori sincrono e finiscono per creare un effetto quasi fastidioso. Inoltre sia in italiano che in inglese sembra di giocare in una parodia di un classico russo uscito dai film americani che desidera solo un po’ di Vodka. Il consiglio è quello di giocarlo in lingua russa. Non solo per il posto d’appartenenza, ma anche per la qualità del doppiaggio, che finalmente sembra avere molto realismo e sopratutto, il linguaggio è scurrile, ostile e grezzo talvolta. Quel pizzico di realismo uditivo che fa piacere sentire in un gioco. Credetemi, è tutt’altra esperienza.

Metro Exodus
Metro Exodus
  • 7.5/10
    - 7.5/10
7.5/10

Commento Finale

Metro Exodus è un gioco formidabile sotto certi aspetti e deludente sotto altri. Graficamente siamo davanti a qualcosa di incredibile, ma le espressioni facciali lasciano totalmente a desiderare. La storia per fortuna intrattiene dal primo all’ultimo minuto e anche durante l’esplorazione la trama gioca sempre un ruolo primario. Le missioni secondarie stesse sono in realtà una diramazione di quella primaria. 

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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