Perception

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Perception – Recensione

Da The Deep End Games, studio indie formato da sviluppatori che hanno lavorato a Dead Space e BioShock, arriva Perception! Il gioco in questione riesce subito ad incuriosire per la sua peculiare lettura dell’horror. Facciamo fin da subito la conoscenza di Cassie, ragazza non vedente che tenta di dare un significato ai suoi sogni. Il mettere in gioco una protagonista priva di vista, non può fare a meno di ricordarci Beyond Eyes, altro videogame che esaminava la condizione di non vedente, ma l’approccio utilizzato è molto diverso. Svisceriamo adesso il prodotto confezionato da The Deep End Games, per capire se val la pena imbarcarsi in questa terrorizzante avventura dagli interessanti spunti.

Una ragazza in cerca di risposte

Come già anticipato, in Perception vestiremo i panni di Cassie, ragazza non vedente nei cui sogni appare sempre la stessa, identica villa. La cosa sorprendente è che la villa in questione esiste davvero, e dunque la protagonista è decisa ad esplorarla da cima a fondo, in cerca di spiegazioni sui propri sogni ricorrenti. Il gioco si presenta come un survival horror con meccaniche di “walking simulator”. Fin dai primi fotogrammi e avvenimenti potremo infatti riconoscere in Perception un “velo”, non troppo sottile, di Outlast e affini. Cassie non vede nulla, però è dotata di un bastone che utilizza per dare colpi sul pavimento, creando così onde sonore le quali permettono la visualizzazione dell’ambiente circostante. Fare rumore sarà dunque essenziale per orientarsi nella villa, ma costituisce una lama a doppio taglio: se da un lato non potremo fare a meno di picchiare col bastone per capire dove andare, dall’altro produrre dei suoni attirerà presenze maligne assetate di sangue. Dovremo quindi trovare il giusto equilibrio ed evitare troppi rumori che ci faranno scoprire. Sicuramente una trovata interessante, che rende più complicato (o almeno tenta di farlo) l’avanzare nella villa del mistero.




Una ricostruzione della cecità non proprio credibile

Nonostante gli elementi interessanti messi sul piatto, purtroppo Perception fallisce dove dovrebbero esistere i suoi punti di forza. La ricostruzione precisa e dettagliata dell’ambiente circostante risulta poco credibile se ci si vuole immedesimare nelle sensazioni di una non vedente. Tuttavia questo problema viene in parte ovviato grazie all’utilizzo di un lettore che scansiona gli oggetti trovati, permettendoci, se si tratta di un testo da leggere, di udire una riproduzione vocale di ciò che altrimenti non potremmo visualizzare. Cassie avrà anche la possibilità di fotografare cose e oggetti, che verranno “decifrati” grazie ad un amico in collegamento che li renderà comprensibili per lei.  Questi sono tutti dettagli che consentono al giocatore di immedesimarsi nella condizione di “svantaggio” della protagonista. Pertanto si ha ben presto la sensazione che la cecità sia riprodotta in maniera troppo superficiale per poter coinvolgere al 100%.

A questo bisogna aggiungere che il gioco presenta alcune eccessive semplificazioni. L’avanzamento si presenta, in buona parte dell’avventura, fin troppo lineare, la possibilità di Cassie di utilizzare il suo “sesto senso” le consente di puntare a distanza il prossimo obiettivo. Tutto fin troppo facile, ma magari fosse stata assente questa funzionalità, ci saremmo lamentati del contrario. Il problema infatti è che l’ambiente risulta strutturato in maniera tale da rendere il sesto senso indispensabile, riducendo l’esperienza di gioco ad un mero avanzamento da una stanza all’altra, fino al prossimo pezzo del puzzle, che forma un intreccio per fortuna interessante.

Il modo in cui la trama si sviluppa incuriosisce a dir poco, facendo della narrazione un pilastro fondamentale di Perception. La linearità delle ambientazioni però viene spezzata dalla già citata presenza di spiriti malevoli nella villa, sempre in agguato. Premere continuamente il dorsale per picchiare col bastone e vedere dove si va, non è una grande idea se si preferisce sopravvivere. Nel caso facessimo troppo rumore infatti, l’entità farà la sua comparsa, lo schermo si colorerà di rosso, e l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di nascondervi al più presto in cesti o altri luoghi sicuri, evidenziati in verde. Pena per la poca prudenza: la morte e il ritorno al checkpoint. I punti di controllo risultano comunque spesso generosi, rendendo il quadro generale ancora più semplicistico. Da segnalare inoltre la traduzione in italiano svolta in alcuni frangenti in maniera approssimativa. Ci capiterà a volte di venire confusi da un discorso sottotitolato in italiano che passa improvvisamente all’inglese e viceversa. Ottimo però il comparto sonoro che riesce, insieme a tutti gli spaventi causati da apparizioni improvvise di spiriti vari, a tenere alta l’asticella dell’ansia.

COMMENTO FINALE

Perception risulta un prodotto riuscito solo a metà: da un lato abbiamo un titolo con spunti interessanti, i quali però non sono stati adeguatamente approfonditi. L’impalcatura narrativa risulta estremamente interessante da seguire e stimolante da decifrare. Lo stesso però non si può dire di un gameplay poco immersivo e spesso troppo semplificato. Un’occasione mancata per quello che poteva essere un piccolo capolavoro!




The Good

  • Una protagonista cieca non è cosa comune in un horror game
  • Trama coinvolgente e ricca di colpi di scena
  • Tanti piccoli spunti interessanti
  • Atmosfera pregna d'ansia quanto serve

The Bad

  • La sensazione di cecità è poco convincente
  • Avanzamento troppo lineare
  • Gameplay poco profondo
7.0

Written by: Danilo Abate

Classe 1990, viene cresciuto a suon di Tekken 3, Crash Bandicoot e Resident Evil, e ciò inevitabilmente influisce sulla sua psiche, dando origine a una creatura ossessionata da tutto ciò che è possibile giocare tramite un controller. Ha una grande passione per la scrittura e per il mondo del cinema in generale. Nel frattempo si è specializzato in Biologia Molecolare. Punti cardine della sua cultura nerd: Metal Gear Solid, Sin City, Spielberg e Scrubs.

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