Steep

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Steep – Recensione

Ubisoft tenta nuovamente di sbalordirci con Steep, titolo open world di sport estremi che riesce a miscelare sapientemente ben quattro differenti discipline. Tracciati spettacolari e acrobazie al limite dell’impossibile la fanno da padrone, ma adesso cerchiamo di capire se Ubisoft è effettivamente riuscita nel suo proposito di innovare il panorama videoludico.

Un mondo di sfide

Dopo un tutorial iniziale risicato che ci permette di prendere confidenza con le quattro differenti discipline sportive (parapendio, sci, snowboard e tuta alare), intercambiabili in qualsiasi momento tramite un pratico menù, veniamo subito immersi nell’immensità del mondo messo a disposizione da Ubisoft Annecy, comprendente l’arco alpino fra Italia, Francia, Svizzera e Austria. L’emozione di trovarsi di fronte ad un universo talmente vasto ci spingerà a inoltrarci subito in solitaria alla ricerca di nuove sfide e tracciati, cullati da una colonna sonora suggestiva e adatta al contesto. Non esiste infatti nel gioco sensazione migliore di poter esplorare una vetta mai incrociata prima d’ora, cullati da un caldo sole che ci accarezza il viso e un rilassante brano di sottofondo.

Ognuna delle vette presenti nel gioco ci fornisce una serie di sfide tutte da scoprire. In ognuna delle 100 prove messe a disposizione dalla modalità single player, potremo sempre tentare di migliorarci per ottenere il tanto bramato oro, ma per avanzare ci si potrà accontentare anche di una modesta medaglia di bronzo. Le sfide sono affrontabili sia in solitaria che in compagnia di un amico incontrato in rete. E’ molto facile infatti imbattersi, durante la fase esplorativa, in altri giocatori con cui fare squadra e affrontare nuovi tracciati, o semplicemente abbandonarsi ad una “passeggiata” sul monte Rosa, alla ricerca di nuove sfide o se si è in cerca di un pò di relax, osservando da una vetta il sole nascere e morire. Tramite la semplice pressione del tasto quadrato, è possibile invitare un giocatore incontrato in modo che venga a far parte del nostro team, per un massimo di quattro giocatori per squadra. Il far parte dello stesso gruppo implica la condivisione di tutte le proprie informazioni su sfide e tracciati scoperti, informazioni che però scompariranno nel momento in cui il giocatore uscirà dalla sessione di cooperazione.

Fra le prove offerte abbiamo il classico “tracciato a tempo”, la sfida a suon di checkpoint da superare nella corretta sequenza e la più divertente competizione a suon di freestyle e tricks folli da compiere per ottenere il punteggio più alto. Inoltre, fra le sfide messe a disposizione da Ubisoft Annecy, verremo occasionalmente assoldati per video reportage dei paesaggi più impervi e pericolosi, e per compiere quest’impresa dovremo raggiungere punti specifici della mappa, come formazioni rocciose scoscese o archi naturali. Ma la varietà offerta dal titolo non si ferma qui, e sono presenti una serie di altre sfide tutte da scoprire. Le possibilità di Steep vengono infatti ulteriormente ampliate dal poter creare delle personali sfide, sulla base dell’ultimo tracciato percorso, e scegliere il tipo di prova in cui cimentarsi con altri giocatori. Il tutto avviene straordinariamente in assenza totale di caricamenti e un comparto grafico di tutto rispetto, in linea con la current generation.

I problemi di Steep: la fisica e la storia che non esiste

Tutto molto bello fin qui, ma parlando di Steep è necessario notificare purtroppo la presenza di alcuni problemi con la fisica, a tratti talmente irreale e problematica da costringerci a ripetere alcune sfide. Inoltre risultano ben riuscite ed emozionanti solo tre delle quattro differenti discipline messe a disposizione: il parapendio è infatti macchinoso da praticare e cade spesso nella noia, mentre un plauso va fatto per il frenetico snowboarding e l’esperienza magica in tuta alare. La personalizzazione del proprio rider, non esente da difetti a causa di un menù non proprio intuitivo e facile da gestire, è discretamente soddisfacente, ma più adatta ad una fruizione su PC. Purtroppo in Steep non è presente una vera e propria storia a fare da sfondo per le nostre imprese estreme, fattore che inevitabilmente penalizza la modalità single player, ma che per fortuna viene in parte sopperito, grazie ad una serie di “espedienti narrativi” che di seguito analizzeremo.

 

Un viaggio spirituale in cui ritrovarsi

Steep costituisce un titolo di simulazione sportiva, tramite cui possiamo immergerci in un gran numero di sfide adrenaliniche e spettacolari, ma il tutto si ferma semplicemente alla superficie? O c’è qualcosa di più? La risposta fortunatamente è che Steep ha tanto da dimostrare in questo senso. Ad esempio, durante le nostre avanscoperte, mentre saremo in volo con la tuta alare, guidati dal vento e immersi in un mare di fiocchi di neve, il nostro protagonista rifletterà sulla propria vita, sul passato, le ossa rotte durante le spericolate imprese compiute anni prima, la paura di non poter più tornare a gareggiare e così via. Inoltre una delle idee più vincenti sfornate da Ubisoft consiste nel dare un’anima a tutte le vette che incontreremo. Ogni nuova formazione montuosa verrà infatti introdotta dalla “voce della montagna”, sempre diversa e con una propria personalità, e soprattutto mai noiosa da ascoltare.

Lo spirito di ciascuna vetta ci illustrerà infatti le sue principali caratteristiche, le proprie bellezze naturali, paesaggistiche, ma soprattutto ci metterà in guardia dai pericoli nascosti e non. Dunque è questo Steep, un titolo che non si ferma in superficie ma che scava nel profondo dell’anima, non solo l’anima dell’uomo, ma anche e soprattutto indaga l’essenza della natura. Il tutto viene scandito da una colonna sonora sempre all’altezza, che alterna composizioni originali a grandi successi passati e presenti del rock, pop, elettronica e così via. Degni di nota soprattutto brani storici quali Satisfaction di Benny Benassi e Freestyler di Bomfunk MC’s: quale melodia più indicata per sfide spettacolari a suon di folli tricks?

COMMENTO FINALE

Steep rappresenta una mossa estremamente coraggiosa da parte di Ubisoft Annecy, una mossa premiata dal risultato finale ottenuto: quattro differenti discipline, un mondo immenso da esplorare pieno di sfide,un multiplayer ben costruito e ricco di possibilità, un comparto grafico al passo coi tempi e una colonna sonora di tutto rispetto. D’altronde bisogna anche considerare una fisica non sempre all’altezza, e che potrebbe causarvi non pochi problemi ai fini del completamento delle sfide. Va notificata inoltre la mancanza di un vero e proprio background narrativo che sminuisce la componente single player, una mancanza a cui si sopperisce solo parzialmente, tramite racconti di esperienze personali dell’atleta e degli spiriti della montagna. In definitiva dunque abbiamo a che fare con un titolo consigliato a tutti gli amanti degli sport estremi, del divertimento frenetico a suon di freestyle e Bomfunk, mentre chi cerca una buona profondità per il single player farebbe meglio ad evitarlo.




The Good

  • Quattro differenti discipline
  • Un mondo immenso e pieno di sfide
  • Comparto grafico al passo coi tempi
  • Colonna sonora di tutto rispetto

The Bad

  • Fisica non sempre all'altezza
  • Mancanza di una ossatura narrativa vera
  • Potrebbe annoiare facilmente chi non ama il genere
8.0

Written by: Danilo Abate

Classe 1990, viene cresciuto a suon di Tekken 3, Crash Bandicoot e Resident Evil, e ciò inevitabilmente influisce sulla sua psiche, dando origine a una creatura ossessionata da tutto ciò che è possibile giocare tramite un controller. Ha una grande passione per la scrittura e per il mondo del cinema in generale. Nel frattempo si è specializzato in Biologia Molecolare. Punti cardine della sua cultura nerd: Metal Gear Solid, Sin City, Spielberg e Scrubs.

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