Toby: The Secret Mine

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Toby: The Secret Mine – Recensione

Dalla mente di Lukas Navratil arriva Toby: The Secret Mine, che riprende palesemente lo stile grafico e il gameplay del precedente Limbo, titolo puzzle-platform di Playdead, caratterizzato da un desisgn minimale, protagonista nero ed enigmi vari tipici del genere. Toby vanta però da subito una maggiore varietà cromatica, passando da tonalità più calde ad ambientazioni “gelide”, per poi tuffarci in un quadro futuristico o avvolto da fiamme infernali.

Prepare to die!

Il protagonista, di nome Toby, è un piccolo mostriciattolo nero con gli occhi bianchi e le corna da diavoletto, il cui villaggio viene attaccato e i suoi compaesani imprigionati. L’artefice di tutto ciò? Un demonietto più grosso e cattivo di noi, con gli occhi lucenti di un rosso sangue nell’oscurità che tutto avvolge. Toby è capace di saltare, muoversi in modo più o meno libero e interagire coi vari elementi dello scenario, spostando casse, azionando leve e risolvendo piccoli enigmi per avanzare. Insomma, almeno inizialmente il titolo si presenta davvero semplice, con generosissimi checkpoint che ci permettono di ripartire un attimo prima della nostra “disfatta”.

Passato dunque questo breve “tutorial” avremo di fronte la realtà nuda e cruda, con il costante rischio di lanciare il controller contro lo schermo per la rabbia, perché sì, Toby: The Secret Mine si mostra difficile, veramente difficile. La precisione millimetrica necessaria per il superamento di alcuni passaggi renderà impossibile non sfogare la propria frustrazione con le più colorite imprecazioni di cui disponiamo. Aggiungiamo anche alcuni frangenti impossibili da superare senza aver fatto più di un tentativo, sposando così in pieno la politica del “trial&error”. Nemici e oggetti contundenti che si palesano improvvisamente, uccidendoci in modo fulmineo, trappole mortali e via dicendo. Insomma, di eventi “generatori di insulti” ne abbiamo a bizzeffe.

Tre ore per morire

Fortunatamente, tutti i passaggi frustranti elencati in precedenza occupano solo una piccola “fetta” di gioco e basteranno 4 – 5 tentativi per riuscire a superare indenni le situazioni spinose. Spesso però capiterà di restare bloccati in una sezione di gioco solo perché il buio impedisce di vedere il percorso da seguire, e in questo caso basta analizzare per bene l’ambiente circostante, scontrandosi con gli elementi dello scenario, per cavarsi d’impaccio. Tutti le forme in cui il gioco si presenta per costringerci ad un altro tentativo sono numerose: dalle classiche trappole che nascondono fossati stracolmi di punte affilate a raggi laser, da granate lanciate dal nemico a frecce vaganti, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Spesso basta un solo tocco per mandare Toby all’inferno.

L’esperienza di gioco dura all’incirca tre ore, minuto più minuto meno, e per giungere alla fine del nostro difficile percorso ci vorranno un centinaio di tentativi o poco più. Per quanto concerne la trama, essa si presenta in un modo che ermetica è dir poco, accompagnata da un finale abbastanza insipido e frettoloso. Il titolo può però vantare un’atmosfera magica, un comparto artistico notevole e accattivante. Spesso avremo l’impressione di essere di fronte ad una “scopiazzatura” bella e buona di Limbo, ma bisogna vedere Toby: The Secret Mine come una valida alternativa invece che un clone, un’alternativa esteticamente più viva e variegata nelle ambientazioni.

COMMENTO FINALE

Toby: The Secret Mine è un gioco difficile da valutare. Da un lato la sua anima “trial&error”, portata in alcuni frangenti all’estremo, potrebbe allontanare buona parte dei giocatori, unita poi ad una trama quasi inesistente. Dall’altro lato una direzione artistica lodevole e una grande varietà delle situazioni creano un’atmosfera magica a cui sarà difficile rinunciare. Consigliato a chiunque sia pronto ad accettare le numerose imprecazioni come prezzo da pagare per godersi un piccolo gioiellino d’arte videoludica.




The Good

  • Direzione artistica lodevole
  • Atmosfera magica
  • Precisione dei controlli al millimetro
  • Varie ambientazioni da esplorare

The Bad

  • Trial&error a volte portato all'estremo
  • Trama quasi inesistente
  • Nulla di innovativo
7.0

Written by: Danilo Abate

Classe 1990, viene cresciuto a suon di Tekken 3, Crash Bandicoot e Resident Evil, e ciò inevitabilmente influisce sulla sua psiche, dando origine a una creatura ossessionata da tutto ciò che è possibile giocare tramite un controller. Ha una grande passione per la scrittura e per il mondo del cinema in generale. Nel frattempo si è specializzato in Biologia Molecolare. Punti cardine della sua cultura nerd: Metal Gear Solid, Sin City, Spielberg e Scrubs.

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