Broken Age (PS4) – Recensione

Broken Age

Broken Age - KeyArt (logo)

PEGI/USK: 12
Produttore: Double Fine
Sviluppatore : Double Fine
Data di uscita: 1 aprile 2015
Piattaforma: Playstation 4, PSVITA, PC, Linux, iOS, Android
Genere: Avventura grafica
Giocatori: 1

 

Sempre più spesso, capita che dietro ad un gioco si nasconda la mano di persone che decidono di accollarsi da sole tutto il lavoro, spesso con risultati scadenti. Al contrario, Broken Age nasce da un pluripremiato studio, la Double Fine Productions, casa di sviluppo osannata e pluripremiata dalla critica, ma che viene puntualmente sottovalutata dai videogiocatori; infatti, dopo il rilascio in grande stile di due capolavori del calibro di Psychonauts e “Brutal Legend”, la casa di Tim Shafer, vecchia gloria della storica Lucas Arts e mente dietro l’osannato “Grim Fandango”, è stata costretta a ridimensionarsi a causa delle scarse vendite assolutamente non proporzionate alla qualità dei loro prodotti, sviluppando piccole perle in DLC come “Stacking” ed i due “Costume Quest”. Broken Age nasce da una campagna di raccolta fondi online, è quindi figlio anche di tutte le persone che hanno creduto nel progetto e nella volontà di Shafer di tornare alle origini con un gioco dalla classica impostazione punta e clicca, cosa in cui non si cimentava da “Grim Fandango” nel 1998. Scopriamo insieme se Tim è ancora in forma.

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TRAMA

Il gioco si apre presentandoci i due protagonisti mentre dormono, l’immagine è separata al centro, ed è chiaro che i due si trovano in ambienti diversissimi e lontanissimi tra loro. La ragazza, Vella, schiaccia un pisolino sotto un albero, con sullo sfondo un colorato ed apparentemente allegro villaggio, mentre la sua controparte maschile, Shay, dorme profondamente in un letto in un’astronave. Anche la psiche dei protagonisti è diversissima: Vella ha un carattere forte e deciso, ed a malincuore sceglie di sottomettersi alle regole della società che il suo villaggio e la sua famiglia le impongono, partecipando ad un rituale che prevede il suo sacrificio e quello di altre sue coetanee che con entusiasmo si offrono in pasto ad un terribile mostro che viaggia di villaggio in villaggio per divorare giovani fanciulle. Shay è invece un mocciosetto viziato, dipendente in tutto e per dal computer di bordo della sua nave, che gli ha fatto da madre fin da piccolo, e che lo tiene impegnato facendogli svolgere missioni inutili ed infantili, come ad esempio quello di liberare dei robot/pupazzi fatti a maglia, da una valanga…di gelato. La trama prende il via quando Vella, contro il parere della sua famiglia, decide di ribellarsi al mostro, mentre Shay fa uno strano incontro nella nave in cui credeva di essere solo, un incontro che cambierà per sempre la sua vita.

GAMEPLAY

Le iterazioni con gli oggetti ed il movimento dei personaggi si gestiscono interamente con la classica impostazione punta e clicca. Cliccando su un area vuota il personaggio vi si muoverà, mentre selezionando un oggetto interagiremo con esso; nello stesso modo rivolgeremo la parola agli altri personaggi. Le iterazioni sono molto semplificate rispetto ai giochi della vecchia scuola Lucas Arts; mentre in questi ultimi dovevamo spesso selezionare un verbo prima di interagire con oggetti o persone, per comporre azioni come “Parla con Tizio”, “Vai verso porta” o “Raccogli Cartello”, in Broken Age non avremo questa scelta. Selezionando un oggetto, i protagonisti eseguiranno subito l’azione giusta, raccogliendolo se possibile, oppure usarlo sul posto od esaminandolo; un’impostazione molto semplice, ma che comunque non peggiora, anzi snellisce e rende più snello il gioco. Vella e Shay si troveranno sempre in due luoghi diversi, con enigmi e problemi diversi, e durante il gioco, con un tasto apposito, potremo cambiare il personaggio controllato e di conseguenza, concentrarci su enigmi diversi mentre riflettiamo su quelli lasciati in sospeso. Come ulteriore facilitazione, avremo la possibilità, utilizzando la levetta destra, di spostare automaticamente il cursore su tutti gli oggetti su cui possiamo interagire, così da non dover per forza passare il cursore su tutto lo scenario in cerca di un oggetto che forse non abbiamo notato, permettendovi così di concentrarvi unicamente sugli enigmi. Questi ultimi insieme alla trama, sono il centro di tutta l’esperienza di gioco e spiccano dapprima per la varietà, poi per la crescente difficoltà. Dovremo ad esempio sciogliere nodi basandoci su delle stranissime istruzioni, riuscire a raccontare una barzelletta molto divertente e a causare una serie di guasti con un tempismo perfetto, in modo da convincere un robot a spostarsi gradualmente nello scenario. Altri enigmi invece sono ricorrenti, ma di difficoltà crescenti, per fare un esempio, dovremo riparare e riprogrammare dei robottini in modo da fargli eseguire le azioni che più ci fanno comodo.

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PRO E CONTRO

Broken Age offre una grande quantità e varietà di enigmi e puzzle ed è un gioco visivamente impressionante, con una grafica fluida e colorata ed un character design che ricorda molto le illustrazioni dei libri di favole per bambini. La trama è scorrevole e grossomodo piacevole, e si fregia di un cast di doppiatori (in inglese, ma completamente sottotitolato in italiano) stellare, con attori come Elijah Wood (il Frodo ne “Il Signore Degli Anelli”) e Jack Black, protagonista di “School of Rock” e di molte altre commedie, amico di Tim Shafer che già prestò il suo volto e la sua voce ad Eddie Riggs, il protagonista di “Brutal Legend”. Tuttavia presenta anche delle grosse cadute di stile, la trama ha delle falle, l’enigma finale è interessante, ma vi costringerà a ripetere spesso le stesse azioni, portandovi anche ingiustificatamente a ricominciare tutto da capo, e la parte finale di narrazione è raccontata solo in forma di disegni durante i crediti finali; avrei di gran lunga apprezzato un capitolo-epilogo, magari con qualche enigma e dialogo finale. Sempre parlando di enigmi e di trama, non viene mai del tutto chiarito come i due protagonisti, pur non conoscendosi e non comunicando tra loro, per risolvere alcuni enigmi debbano conoscere informazioni in possesso dell’altro, come se il giocatore fosse un legame telepatico tra i due, cosa mai chiarita nel corso della storia. Per concludere la serie di pecche, segnalo la presenza di un glitch grafico che ha resistito per due giorni sulla mia copia del gioco, andandosene come era venuto senza che il gioco si aggiornasse, e che mi rendeva impossibile esaminare alcuni oggetti nell’inventario, che venivano coperti da gigantesche lettere e quadrati colorati col font delle linee di testo del DOS.

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CONCLUSIONE

Broken Age è un bel titolo molto gradevole, stimolante, ben recitato e molto curato in molti suoi aspetti per tutte le età e per chiunque voglia provare l’ebbrezza di giocare un tipo di gioco che molti davano per morto, ma che ancora scalcia. Purtroppo la tendenza a perdersi nel classico bicchiere d’acqua quando si tratta di riempire i buchi di trama ed un comparto tecnico a volte fallace, impedisce a Broken Age l’accesso all’Olimpo dei grandi giochi d’avventura, il che è davvero un peccato. Mentre scrivo, potete scaricare il già più volte citato Grim Fandango dal PS Store, ottenendo un gioco dello stesso genere ad un prezzo minore e di migliore qualità e nel caso non lo abbiate mai giocato, quello è un acquisto da fare a prescindere. Broken Age va comunque provato e se riuscite sorvolare questi difetti, vi ci divertirete molto.

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  • Bella ambientazione
  • Colpi di scena
  • Enigmi vecchio e nuovo stile
  • Personaggi memorabili

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  • Buchi nella trama
  • Sporadici ma fastidiosi bug
  • Finale non all’altezza del resto del gioco

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  • 7.8/10
    VOTO - 7.8/10
7.8/10

Sull'autore

Michele “Azzie"

Ho la straordinaria capacità di inventare cose che già esistono e di dire cose incredibili che diventano ovvietà pochi anni dopo. Inoltre mi piacciono i videogiochi, motivo principale per cui scrivo qui.

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