Titeuf (2011) – Recensione

Il pubblico italiano conosce il giovincello dal ciuffo biondo soprattutto grazie a Boing, che per due anni trasmise le puntate di notte (un orario indecente, ma pazienza) ed è subito amore. Grandi e piccini si sono appassionati alle avventure di Titeuf e dei suoi amici. Gli amanti del fumetto francese erano a conoscenza dell’esistenza di questo personaggio da molto tempo grazie alle strisce, ma si trattava (e si tratta) di un mercato troppo di nicchia per poter diventare uno spettacolo di massa. Sono questi i pochi casi in cui la televisione diventa un ottimo medium per trasmettere un messaggio. Fatto sta che nel 2011 esce il film dedicato a Titeuf, ma in Italia questo cartone vede luce solo nel 2013.

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Titeuf è un ragazzino normalissimo e conduce la propria vita immaginando una cosa per un’altra, scambiando il significato delle parole e viaggiando con la fantasia. Ad aiutare il nostro piccolo protagonista ci pensano i suoi migliori amici, Manu, Hugo, Francois, ma spesso e volentieri finiscono per peggiorare la situazione. Tutto naturalmente senza volerlo. Il grande amore di Titeuf, Nadia, sta organizzando la sua festa di compleanno insieme alla sua amica Dumbo, ma l’unico a non essere invitato è proprio lui, il protagonista, che inizia cosi a disperarsi. Tornato a casa scopre che anche la sfera famigliare non se la passa bene e presto sua mamma decide di andare a vivere dai propri genitori per pensare. Tutto ciò abbatte il ragazzino, che si ritrova in un vorticoso susseguirsi di eventi che portano poi alla maturazione della persona. Gli amici di Titeuf cercano mille modi per aiutarlo a ritrovare la felicità e per rassicurarlo e insieme immaginano mille cose a proposito della momentanea separazione tra i genitori.

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Questo lungometraggio è un diretto omaggio agli amanti della serie animata e delle strisce fumettistiche e risulta un opera ben congegnata, come lo è tutto il resto dell’universo dedicato a Titeuf. Qualcuno paragona il personaggio a Charlie Brown e lo definisce tale per l’Europa. La definizione forse è molto forte, ma non sbagliata. Titeuf è una visione del mondo dei ragazzi. Un mondo davvero complesso e variegato, fatto di avventure e di amicizia. Ciò che rende Titeuf cosi interessante è infatti una visione dei bambini dal loro punto di vista. Per noi è possibile vedere con un occhio più maturo quei problemi che sono semplici, ma che per i bambini è come un mondo pieno di stranezze. E’ facile imbattersi in delle frasi percepite in modo sbagliato e divertente e altresì è facile trovare una curiosità nella sessualità, che tanto appassiona i bambini. Tutte queste sfumature sono un mix esplosivo di comicità, irriverenza e avventura rendono quest’opera un piccolo capolavoro da apprezzare.

 

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Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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