X-Men: Messiah War – Recensione

 

cable-14-2

AUTORE: C.Kyle (S); C.Yost (S); D.Swierczynski (S); M.Choi (D); A.Olivetti (D); C.Crain (D); J.McKelvie (D)

EDITORE: Panini Comics

DIMENSIONI:17×26, 240 pp., colore

PREZZO: 18.00

Quante volte si è vista la tematica dell’evoluzione all’interno delle testate X della Marvel? Ne è diventata quella principale, quella che ha dato il via al vero e proprio concetto di Uomini X; evoluzione dell’uomo, fattore che ha portato l’umanità e ancora prima, le varie specie animali ad affinare caratteristiche che permettessero la sussistenza fino a quando fattori interni o esterni alle comunità le portassero all’estinzione. E come il buon Giambattista Vico ci insegna, la storia, prima o poi, tende a ricorrere: ciò che è già successo in un certo contesto storico, con i mezzi che quel determinato contesto metteva a disposizione, ricapiterà in un altro periodo, con mezzi e situazioni che si renderanno disponibili alla realizzazione di tale evento. Se a tutto questo unite la componente mitico/biblica, ne uscirà fuori  una delle storie “moderne” sugli X-MEN più determinanti e influenti: Messiah War! Ma come si è arrivato a questa storia, divisa tra le testate di Cable e X-Force? Tutto iniziò con una frase, tre semplici parole: “No More Mutants”. Bastò questa breve frase piena di frustrazione di Wanda Maximoff A.KA. Scarlet Witch per causare l’apparente fine dell’intera razza mutante. Le conseguenze furono disastrose, la razza mutante subì una notevole Decimazione tanto che il numero di esseri dal genoma X si ridusse ad un esiguo di 198 unità. Rimaneva solo un misero barlume di..

SPERANZA…

In senso astratto e non. La situazione rasentava la follia, squadre di fanatici anti-mutanti andavano in giro per gli ospedali sterminando neonati di qualsiasi estrazione sociale e culturale solo per paura che in uno di loro potesse rifugiarsi la rinascita del genere X. Ma la venuta del nuovo Messia era inevitabile e si realizzò con la nascita di una bambina che, nome nomen, venne chiamata proprio Hope. Era il simbolo della rinascita dei mutanti, l’ultima occasione che avevano. Bastò questo piccolo essere per scatenare una vera e propria guerra che portò quelli che fino a poco prima potevano essere definiti alleati, a coalizzarsi con super criminali solo per quello che loro consideravano un bene maggiore. Una storia di disperazione e di forte introspezione, tematica vista soprattutto nel rapporto di solitudine e compagnia che si creerà tra Cable, ormai quasi senza poteri, e la piccola Hope che si troveranno a viaggiare tra le epoche alla ricerca di un futuro migliore, in cui possano almeno sopravvivere a chi in loro vede la rovina dell’intera razza umana. Cable, una figura paterna per la piccola Hope che agirà come solo un padre farebbe, seguendo molte volte l’istinto per tirare fuori dai guai la sua piccola. Ma l’istinto non è garanzia di sopravvivenza, per questo motivo, grazie a Scott Summer/Ciclope, entra in scena l’X-Force, il gruppo “maledetto” di mutanti “in nero”, che si prodigheranno nella lotta contro l’estinzione. Wolverine, X-23 (ormai dovrei definirla Wolverine al femminile?), Arcangelo, Warprath, Domino, Svanitore, Elixir e Wolfsbane lotteranno fino all’ultimo istante di cui disporranno, prendendo decisioni dure ma essenziali per la sopravvivenza, diventando giudice, giuria e boia per chi determina la loro permanenza nel futuro. In tutto questo non mancherà una giusta dose di umorismo data dalla presenza di uno dei personaggi più controversi del Marvel Universe, Deadpool, che, come bene ci ha abituato, non rinuncia al citazionismo per stemperare la situazione critica. Personaggio complicato da capire che, come successo di recente nel ciclo di Duggan e Posehn, si ritrova vittima di un lavaggio del cervello, mentre il suo corpo, dopo essere sopravvissuto per più di 1000 anni, si rivela stremato e debole.

 

Insomma, una storia completa, realizzata magistralmente dalla fusione di generi di vari

AUTORI.

Ai testi troviamo due tra i più apprezzati fumettisti Marvel tra fine anni ’90 e inizio 2000: Craig Kyle, creatore di X-23, conosciuto per storie legate al mondo del famigerato gruppo mutante e di una mini chiamata X-23, scritta in collaborazione con il secondo autore che vado a citare, Christopher Yost (serie recuperabile in versione Marvel Best Seller) anche lui conosciuto nel mondo del fumetto per storie connesso agli X-Men, tra le più celebri troviamo “Emperor Vulcan” e “Kingbreaker”. E a concludere la fazione degli scrittori troviamo  Duane Swierczynski, giovane scrittore che esordisce in Marvel nel 2007 e che vuole subito lasciare il segno con un registro linguistico che riesce ad adattarsi alle situazione più auliche e a quelle più basse.

A rendere questo fumetto un’esperienza irripetibile però è il comparto grafico: troviamo vecchie conoscenze degli X-Men come Mike Choi, che insieme a Yost ha partecipato alla realizzazione di X-23 Target X, o Ariel Olivetti,che oltre a vari lavori sia per Marvel che per DC, si fece notare per una run sulla testata di Cable che vedeva ai testi il premio Eisner, Matt Fraction. Dal tratto foto-realisticamente cartoonesco, squadrato e poco dinamico ma che rende benissimo l’impatto emotivo attraverso espressioni convincenti, non lasciandosi andare a tecnicismi sfrenati ma, comunque, rendendo il suo tratto distintivo e mai banale. Troviamo poi un talentuosissimo Jamie McKelvie, reduce da una fortunata run su Young Avengers, una delle tante serie ad aver fatto la fortuna di Bendis nel suo periodo d’oro. E dulcis in fundo,  uno dei maggiori talenti Marvel, Clayton Crain, esploso a furor di popolo e critica quando iniziarono ad essere usate le tavole digitali; ricordato soprattutto, oltre che per il suo impareggiabile contributo su X-Force, per due storie su Ghost Rider scritte dal padre della satira Americana al sistema religioso, Garth Ennis. Il suo è il tratto più dettagliato ed evocativo, quello che per qualsiasi fascia di lettore si traduce in “orgasmo nerd”!

X-MEN-MESSIAH WAR

Una storia che si inserisce di prepotenza tra le fila della continuità mutante, andando a costituire un tassello importante tra la fine di tutto e un nuovo inizio; una storia di rivoluzione, il giusto mix tra azione e sentimento con una piccola ma necessaria dose di survivalismo. Vi sentirete felici di lasciarvi prendere dagli autori per lasciarvi trasportare in un mondo post apocalittico che porterà una tenera bambina di soli 7 anni, trovarsi a tu per tu con la morte! Per leggere quest’opera con i giusti occhi però è consigliabile recuperare X-Men: Messiah Complex, il prequel, il vero inizio della storia post M-Day.

Dalla redazione di Havoc Point è tutto, ad una prossima recensione!

Pietro Falzone

  • 8/10
    - 8/10
8/10

Riassunto

Sending
User Review
5 (1 vote)

Sull'autore

Redazione

Instagram