Moon Knight – Blackout! – Recensione

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CASA EDITRICE: Panini Comics/ Marvel Italia

AUTORI: B. Wood (S); G. Smallwood (D)

FORMATO: 17×26 Cm: 112 pp. Colore

PREZZO: 14.00

 

Aye Aye, lettori!

Si torna a parlare del cavaliere della Luna, del protettore degli avventurieri notturni, di colui che ha permesso a Bendis di sottolineare la sua importanza e il suo talento agli inizi del 2000, quando ancora faceva coppia col talentuoso Alex Maleev. Si parla di Moon Knight.

Ritorna uno dei personaggi riscoperti nell’All New Marvel Now di cui i lettori italiani erano curiosi di leggere le peripezie. Un  ciclo, il suo, che era iniziato con una mini run di 6 numeri dell’acclamato scrittore inglese Warren Ellis, che, dopo opere come Planetary, era tornato a far parlare di sé proprio con quest’opera, e dell’ispirato Declan Shalvey alle matite che continua a far aleggiare la sue presenza anche in questa seconda parte di storyline, con la realizzazione delle copertine default e variant dei 6 numeri che compongono il secondo sprazzo della nuova vita editoriale di Mr.Knight/ Spector/ Lockley/ Grant.

Il team artistico è composto sta volta da due nomi ben meno noti dei precedenti che, proprio per questo motivo, avevano una responsabilità enorme sulle loro spalle; Brian Wood (testi) e Greg Smallwood  (disegni) dovevano riuscire ad eguagliare il livello delle sei storie autoconclusive di Ellis/Shalvey. Molti dubitavano di loro, non per questione di incapacità, infondo Brian Wood era già conosciuto per alcune serie targate Dark Horse come Star Wars e DMX mentre Smallwood aveva ricevuto una nomination come disegnatore più promettente agli Eisner Awards 2014, ma riuscire a raggiungere il livello del team precedente non era affatto semplice anche perché si sono trovati a dover creare e seguire una storia di cui erano state solo accennate le basi. Il responso? Promossi a pieni voti! La scioltezza dei dialoghi e della storia fluisce tra le tavole di bizzarra e innovativa composizione che vanno a riprendere uno stile grafico accennato alla David Aja e una colorazione con colori spenti alla Lynn Varley che contribuisce all’introspezione frustrante a cui il protagonista viene sottoposto in queste pagine.

Per quanto riguarda la trama, si presenta molto più frenetica e “classica” di quella proposta da Ellis che, impostando le 6 storie come piccole favole oniriche autoconclusive, aveva potuto permettersi una maggiore libertà d’azione accennando solo ad un sottile filo di trama conduttrice che Wood è stato costretto a riprendere e a impostare come una normale storia seriale, una concatenazione di eventi che porta il nostro eroe a perdere quelle poche certezze che gli erano rimaste. Quando penserete che il bipolarismo è una malattia, sarete costretti a ricredervi: il bipolarismo in questa storia rappresenta l’unità, la stabilità psichica e fisica di un individuo, la sua raisòn d’etrè. Mr. Knight dovrà soffrire la tragica sorte dell’abbandono e quella benevola dell’abbraccio delle certezze ritrovate.

Alle matite, Smallwood potrebbe dividere il pubblico: il suo, come già detto, è uno stile accennato, alla Paul Azaceta per intenderci, che per alcuni rappresenta il raggiungimento della nuova frontiera del tratteggio fumettistico, per altri è semplicemente uno stile abbozzato e scontornato. Ma nonostante questo, il giovane Greg non manca di emozione e ricercatezza nella disposizione interna delle tavole, passando dall’ordine più classico ad uno creato ad hoc per la storia, con vignette buttate apparentemente a caso nella pagina  che vanno poi a comporre un mosaico adrenalinico in continua ascesa. Come il suo predecessore, non manca di far apparire il protagonista come ciò che infondo potrebbe rappresentare: uno spettro. È come se non lo disegnasse mai, creando di volta in volta, nello sfondo nero, una macchia bianca, cancellando qui e là le parti in eccesso, dando vita ad un torpore cromatico che rende unica la figura del protagonista.

Forte, soprattutto nella battute iniziali dello sviluppo, il tema del terrorismo, attuale a dir poco che, forse inconsciamente e volendo leggere il tutto in una chiave american patriottica, rappresenta la volontà e la forza degli USA di provare di essere superiori a qualsiasi minaccia che si trovino ad affrontare, esterna o, come in questo caso, interna.

Tradimenti, raggiri, truffe psicotiche, conflitti internazionali, doppio-giochismi, onirismo, divinità e tanto altro vi aspetteranno all’interno di questo volume che trasforma il bianco nel colore più oscuro che potreste ritrovarvi di fronte. Il tutto confezionato magistralmente in un formato cartonato che farà impazzire di gioia chiunque ami le esposizioni nella propria libreria; con questo pezzo d’oro fumettistico farete sicuramente un figurone.

Quante delle vostre impressioni coincidono con le nostre?

Per questa recensione è tutto, lo staff di Havoc Point vi saluta (per ora)

Lo Staff (nella persona di Pietro Falzone)

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