Planet Hulk – Recensione

Planet HulkAutore: G.Pak (S); C. Pagulayan, A. Lo Presti, M. Rogers (D)

Editore: Panini Comics

Dimensioni: 17cm x 26 cm, 368 pp. Colore

Prezzo: 22.00€

 

“Chi non ha provato lo spaventoso, travolgente potere della rabbia?”. Domanda emblematica che, nell’ormai lontano 2005, ha portato Greg Pak, l’incostante scrittore di uno dei capolavori del genere supereroistico Magneto: Testamento, a dare sfogo ad una delle più brutali ed importanti storie della continuità moderna del Marvel Universe. Una storia che nasconde più di quanto un occhio poco allenato possa cogliere.

Terrore: Motore Primo

Il volume che vi ritroverete a leggere è un estratto della run, sulle pagine di “Incredible Hulk”, del già citato Pak; questo per giustificare un inizio in medias res, nel centro delle vicende, che contribuisce a scolpirci nella memoria la veemenza e il trasporto con cui si svilupperanno gli avvenimenti. Papabile sarà la velocità della paura che, invadendo la psiche umana, porterà a decisioni infelici nonostante la grande ponderazione con cui verranno prese. Il terrore, l’irrazionale difetto dell’uomo che significherà morte e distruzione non pronosticate, con la convinzione di agire per il bene comune. L’uomo si macchia di tracotanza, quella che i greci predestinatori avrebbero definito Hybris, nel tentativo di prendere decisioni che non dovrebbero spettare a nessuna giuria, se non al dito inquisitorio di un Essere superiore. Hulk, da sempre il più messo in discussione tra gli eroi terrestri, non tanto per le sue capacità fisiche e combattive quanto per quelle psichiche di controllo della rabbia, si ritrova tradito e beffato da quelli che lui considerava amici ma che, al contempo, appaiono come le menti più razionali e pragmatiche del pianeta: la cacciata (e non solo) di Hulk, non è un atto beffardo o di sfida nei confronti del gigante, ma una semplice precauzione che tutti, nelle loro posizioni avrebbero probabilmente preso: chi si sarebbe assunto le responsabilità delle azioni dell’essere più forte della terra quando si sarebbe fatto male qualcuno? Con la situazione di tensione che si respirava, con l’aria di Guerra Civile che aleggiava, chi avrebbe tenuto a bada il Mostro affinchè non ponesse in cattiva luce tutta la comunità supereroistica? Pragmatismo, una decisione difficile, la presunta soluzione ad uno dei più grandi problemi…l’inizio di un altro ancora più grande.

Le cronache di Sakaar

Cosa accomuna le opere Fantasy? Su tutto, la riconoscibilità del genere. Se stai leggendo un’opera fantasy, non avrai dubbi sulla natura di quell’opera. E se ci si ritrovasse a leggere un fantasy senza saperlo e senza accorgersene? La letteratura fantastica in generale ci ha abituati a certi luoghi comuni, apprezzati dagli estimatori del genere, che ricorrendo danno quel senso di deja vù al lettore che si sente quasi cullato da quegli anfratti letterari già esplorati nonostante qualche caratteristica differente. Uno dei tanti clichè è lo sviluppo,più che di una trama lineare, della cosiddetta lore, ovvero una trama ambientale, il contorno alla storia principale, usi e costumi, le storie dei popoli delle regioni che si visitano, le guerre che hanno segnato quei luoghi ecc… Planet Hulk fa qualcosa che pochi erano riusciti a fare: creare un ambiente ed una storia basati sul genoma fantasy, mescolando eccellentemente trama principale e lore, così da non lasciare nulla in secondo piano. Da buon fumetto d’azione qual è non si fa mancare adrenalina allo stato puro, aiutato anche da un reparto grafico di tutto rispetto che evidenzia ogni pugno, ogni esplosione, ogni smottamento con linee cinetiche che rendono l’ alta intensità delle scene cruente; da buon fantasy-clone tende a creare una lore convincente a cui viene concesso uno spazio relativamente marginale dato che ogni rivalità tra popoli e ogni guerra, giustificheranno poi, comportamenti che i personaggi dell’opera assumeranno nel fluire della trama. Una lettura sicuramente alla portata di tutti che difficilmente annoierà.

Hulk eroe sofocleo

Hulk, il più forte e feroce (forse) tra gli eroi Marvel non può comunque competere col destino, con la predestinazione. Dal momento in cui Banner fu esposto ai raggi gamma la sua vita cambiò non lasciando più spazio a nessun lato positivo si possa cogliere da essa; ogni relazione, ogni affezione, ogni passione, ogni sprazzo di normalità, tutto distrutto. In questo la vicinanza alla figura eroica che aveva delineato Sofocle nella Grecia Classica; la piccolo misura di uomo che si confronta col gioco inspiegabile del destino. Ma non può tutto finire con la rassegnazione, l’eroe moderno è proprio quello che di fronte all’irreparabile trova una carta vincente, ma quale sarà quella di Hulk? Quale potrebbe essere la speranza di un essere che si ritrova a vagare nello spazio? Forse il fatto che ovunque andrà a finire, non verrà mai conosciuto per quello che è stato ma per quello che sarà in relazione alla società con cui si troverà ad interagire. Il tentativo di sconfiggere il destino si palesa duramente per l’intera durata dell’opera; il nostro protagonista cercherà di deviare la sua sorte a suo piacimento in base alle varie situazioni che incontrerà, che si tratti di porre fine ad un regime dispotico o di ricostruire una vita in quella che ormai considera la sua terra. Ma un destino beffardo non può che giocare sporco facendo combaciare dettagli inutili, se considerati non in relazione gli uni con gli altri. Quel che ne viene fuori è tuttavia un messaggio semi ottimistico: non importa quanto il fato sia stronzo, Hulk non morirà, lo farete solo arrabbiare di più.

Autori

Ai testi di quest’opera dalle tinte catastrofiste troviamo un non brillante Greg Pak, artista conosciuto nel panorama della cultura pop per opere di varia entità e riservata a media di diffusione diversi (cinema: Robot Stories; Serie Tv: Battlestar Galattica): per il fumetto lo ricordiamo soprattutto per il già citato Magneto: Testamento e per il suo ciclo su Hulk che non ha mietuto molti consensi tra pubblico e critica. La narrazione appare quasi semplificata, molti sono gli accenni a varie sottotrame o ad approfondimenti psicologici dei personaggi che vengono lasciati un po’ al caso rendendo la lettura sicuramente più scorrevole per chi cerca solo mazzate ignoranti, ma (per citare Elio e Le Storie Tese) una “bruschetta nell’occhio” per quel tipo di lettore che presta molta attenzione all’organicità della storia.

Alle matite, tre artisti di indubbio talento si passano il compito di disegnare ed inchiostrare tavole meravigliosamente orchestrate ed evocative:il Filippino Carlo Pagulayan, Aaron Lo Presti e il compianto Marshall Rogers. Una lode particolare va a chi ha saggiamente voluto affidare i disegni a tre artisti con un tratto talmente simile da amalgamarsi alla perfezione, non facendo notare il cambio di matite tra una storia e l’altra, problema in cui molto spesso si ricade anche in opere di indubbio valore, che vanno a rendere stancante per l’occhio del lettore il continuo susseguirsi di stili, cosa che potrebbe far piacere magari in una raccolta di storie autoconclusive ma non in un ciclo organico come quello dell’Hulk di Pak. Tratti puliti che sanno far immedesimare al meglio il lettore: sentirete la pressione di una montagna addosso quando Hulk ne sosterrà una e provete profonda dolcezza quando sfogherà le sue emozioni coi suoi nuovi compagni di guerra.

In conclusione

Opera da non sottovalutare, sicuramente non un capolavoro, ma una gradevolissima lettura abbastanza lunga da coinvolgere emotivamente chiunque si lascerà assorbire dalle atmosfere tese del racconto. A voi la parola, lettori!

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