Pugni. Storie di Boxe – Recensione

Titolo: Pugni. Storie di Boxe
Testi: Boris Battaglia
Disegni: Paolo Castaldi
Pagine: 144 a colori
Rilegatura: Brossura, sovracoperta con alette
ISBN: 9788899016180

Lo sport fin dall’antichità ha rappresentato il momento in cui due persone si scontravano per qualcosa che andava al di là della semplice battaglia. Era un momento in cui le persone si riunivano e tifavano per una persona, emozionandosi per le sue vittorie e deprimendosi per una sua sconfitta, ma era da sempre un motivo per unirsi tutti insieme. A volte, però, lo sport è qualcosa che si spinge oltre lo scontro agonistico inteso come tale in tutta la sua semplicità e il pugilato ne è un esempio lampante. Uno spazio quadrato racchiuso tra le sedici corde delinea quello che è il campo di battaglia tra due pugili. Uno spazio in cui si respira un’aria totalmente diversa da quella dei tifosi, quasi fosse un universo parallelo. Proprio questo sport nel corso degli anni è stato lo specchio della società umana e talvolta rappresentava la rivincita sociale di un ceto sociale o di un’etnia. Ciò che state andando a leggere è una recensione particolare in quanto l’albo Pugni. Storie di Boxe non è un fumetto nel più diretto senso e non è nemmeno un libro. Si tratta piuttosto di un ibrido, che unisce due stili differenti in un solo volume edito da Beccogiallo.

L’albo è stato realizzato da due autori, Boris Battaglia e Paolo Castaldi, con la prefazione di Tito Faraci. Quest’ultimo riesce fin dalle prime righe a mettere il lettore al proprio agio, facendolo trasportare al ridosso di un ring, ancora vuoto, ma già pronto ad accogliere i due sfidanti.

pugni2Un appassionato sa benissimo che nel pugilato ci sono alcuni incontri che differiscono da altri per una svariata quantità di fattori. Ad esempio il periodo storico incide molto su alcuni incontri. Alcuni dei racconti di Pugni, ambientati poco prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale sono un vero e proprio pugno nello stomaco; duri, schietti e che senza troppi giri di parole ti mettono al tappeto. Non sono storie di felicità, ma non devono nemmeno esserlo, anche se probabilmente secondo una delle interpretazioni possiamo percepire alcune come tali. Sono piuttosto racconti di rivincita sportiva di alcune minoranze sulla dittatura e il totalitarismo più crudele del mondo, quello nazista. Altresì possiamo vedere il rapporto che si cela tra lo sport e la politica e anche la propaganda. Cose che non dovrebbero essere accomunate, ma che spesso lo sono in una maniera assurda. A questo proposito vogliamo raccontarvi giusto di un incontro in particolare, quello di Franco Nenci e Vladimir Yengibaryan. I due, nati in due paesi diversi (l’Italia e l’Armenia, che al tempo faceva parte dell’URSS), era accomunati dal fatto di essere comunisti (o per meglio dire, socialisti) e dovettero scontrarsi durante i XVI giochi Olimipici, tenutisi a Melbourne. Come sappiamo, lo sport era un altro modo dell’Unione Sovietica e l’America di dimostrare la propria potenza, cercando di opprimere l’avversario. Quello dei due pugili fu un incontro avvincente. Vladimir intercetta ogni colpo di Franco e lo rispedisce al mittente, ma anche l’altro fa la stessa medesima cosa. Finisce in parità, ma un match deve per forza avere un vinto e un vittorioso e cosi il giudice a gran sorpresa conferisce la medaglia al sovietico. Questo perché la sua colpa di essere un comunista era data dal suo posto di nascita, mentre quella di Franco per sua scelta volontaria e quindi era quello più colpevole.

Il ritmo serrato tra uno scontro e l’altro sarà un modo nuovo per vedere un lato dei pugili che non abbiamo ancora visto magari e di scoprire qualcosa di nuovo non solo sullo sport, ma anche su tutto ciò che c’è dietro e su alcuni drammi sportivi che poi hanno creato diversi morti come quello di Ray “Boom Boom” Mancini e Duk Koo Kim. Un unico scontro che ha portato alla morte non solo dell’avversario di Mancini, ma anche dell’arbitro e della madre del pugile. “Mai fare un passo indietro sul Ring.”.

I disegni delle diverse storie sono realizzati con degli stili altrettanto diversi, ma che hanno sempre qualcosa in comune; la passione. Non sarà difficile emozionarsi con sole due tavole, che saranno capaci di strapparci più di un’emozione. L’albo, dalla copertina bianca, è racchiuso con una sovraccopertina che pare essere un manifesto di pugilato degli anni 50 e che nella quarta copertina racchiude l’angolo del Ring. La qualità della carta lascia quanto meno sorpresi per il suo peso e per la qualità. L’albo ha certamente un costo abbastanza esigente, 18,50€, ma questo viene ripagato proprio da questi particolari. Forse ci sarebbe piaciuto vedere anche una copertina elaborata, ma la sovraccoperta copre in modo egregio questo “difetto”. Tenuto tra le mani, Pugni da il senso di completezza e di essere un albo fatto per quegli appassionati che vogliono riscoprire alcune delle emozioni e di documentarsi su certi incontri. C’è davvero poco da dire quindi, un buon voto ci pare essere il minimo sindacale.

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Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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