Intervista a Riccardo Meggiato

Quella che vogliamo proporvi oggi è un’intervista un po’ particolare in quanto centra in modo molto marginale con il mondo videoludico, ma in ogni caso lo tocca. Parliamo degli eventi che hanno coinvolto Parigi in una serie di attentanti di matrice terroristica. Abbiamo discusso con un esperto di sicurezza informatica delle console e della comunicazione digitale. Buona lettura.

 

Ciao Riccardo,

grazie mille per aver accettato di rispondere a qualche domanda.

1) Gli avvenimenti di Parigi hanno scosso il mondo e l’opinione pubblica, che il giorno dopo ha comunicato che probabilmente l’organizzazione di questi attentati è stata pianificata grazie a Playstation 4. È possibile una cosa del genere? Se sì, in che modo?

L’utilizzo della chat per questi attentati specifici è stata poi smentita, mentre è confermato che ci siano sospetti che le chat “videoludiche” possano essere utilizzate come strumenti di comunicazione tra i terroristi. E sì è assolutamente possibile. Di solito, nelle comunicazioni tra criminali, si utilizzano dei codici: sostituire parole “incriminanti” con parole che non c’entrano nulla. Ora, prendiamo il contesto di un videogioco di guerra, per esempio uno sparatutto. Parlare, nella chat vocale, di “bombe”, “attacco”, “checkpoint”, e via dicendo, è del tutto normale. Il videogioco specifico ha un linguaggio che si presta perfettamente allo scopo. Ma facciamo attenzione: questo NON significa che sia colpa del videogioco. Semplicemente, i terroristi potrebbero aver trovato un’applicazione che mette a disposizione un linguaggio codificato già bello che pronto, senza ulteriori sforzi.

2) Il fatto che sia stata usata una console Sony implica in qualche modo una peggiore qualità di “monitoraggio” o si è trattato semplicemente di un caso?

Se si utilizza una console piuttosto che un’altra credo ci sia qualche motivo. Propendere per una PS4, per esempio, significa puntare su una console molto più diffusa rispetto alle altre, dove quindi è più semplice “nascondersi”. Si tratta di una questione di numeri: cercare un profilo “interessante” tra 30 milioni di utenti, rispetto a cercarlo tra 10 o 15 milioni, è molto più difficile. Non credo sia una questione tecnica: Playstation Network è lucchettato in modo simile a quanto è lucchettato Xbox Live o altri sistemi di chat in game.

3) Non esiste un modo per intercettare questi messaggi e quindi prevenire un grosso problema?

Praticamente no. Occorrerebbe giungere a pesanti accordi coi produttori di console e/o software di chat, il che, in questo momento storico, dopo tutto il putiferio scatenato da Snowden, è molto difficile!

4) Uno dei temi più caldi è la privacy dell’utente, che a detta di molti è un diritto fondamentale. Viviamo però nell’epoca in cui molte (se non tutte) le informazioni vengono archiviati in cloud. Privacy e Cloud possono davvero andare d’accordo tra di loro?

Ti dirò una cosa. Come ben dici, per molti la privacy è un diritto fondamentale, e si sforzano di dirlo su Facebook. Su Facebook, capisci? Senza nemmeno sapere che le loro foto, anche le più private, nel momento in cui sono caricate nel social network, smettono di essere loro. Lo stesso dicasi per i video, le informazioni personali, e altro ancora. E poi si fanno problemi se informazioni molto meno personali, come la posizione geografica, o il contenuto di una chat, fossero ipoteticamente controllate da un software automatico (perché di questo si tratterebbe)? Capisci bene che c’è un forte controsenso. Dobbiamo venire a patti con la nostra coscienza. In questo senso no, privacy e cloud, nel modo più assoluto, NON vanno d’accordo!

5) Su internet possiamo fare la distinzione tra il diritto alla privacy e il diritto al segreto o questi due concetti diventano un tutt’uno?

Sono assolutamente un tutt’uno. E come tutt’uno non valgono nulla. Non esiste più il diritto alla privacy e non esiste più il diritto al segreto. Se siamo in Rete, siamo della Rete. L’unica alternativa è non esserci o smettere di esserci. Non è un caso se i più grandi esperti di sicurezza informatica che ho conosciuto nella mia vita, non hanno uno smartphone ma vecchi cellulari GSM. Non scherzo, e parlo di gente con conti bancari da milioni di dollari.

6) Ci sono delle linee guida da tenere a mente per far si che anche gli utenti su console e PC possano contribuire alla sicurezza?

Partite da questo presupposto: chi usa le chat ingame per scopi criminosi, lo fa perché può creare chat o partite private a cui non sarete mai invitati. L’unico momento in cui si espongono è quando devono fare proseliti. Veniste contattati per qualche motivo “strano”, bè, segnalatelo immediatamente alle autorità.

7) Oggi il terrorismo scorre su internet come un fiume in piena e rischia di travolgere il pubblico più giovane, che è anche quello più vulnerabile dal punto di vista psicologico. Che consigli potresti dare per prevenire il contatto con i contenuti crudi che ultimamente dilaga?

Ottima domanda che si lega alla mia risposta precedente. So che mi attirerò qualche antipatia, e lo dico da videogiocatore accanito ed ex sviluppatore di videogame: è quanto mai essenziale, ora, che il PEGI entri in azione. Intendo in modo serio. È innegabile che certi contenuti, semplicemente, non sono adatti a certe età. E questo è vero, in particolare, laddove c’è la possibilità d’interazione tramite multiplayer.

8) Dopo questi avvenimenti come si modellerà secondo te il concetto di privacy su console e sugli altri device? Vedremo meno progetti inviolabili come iPhone 6?

Guarda io credo che iPhone, invece, sia uno dei dispositivi meno utilizzati dai terroristi, per una lunga serie di motivi, in primis il fatto che è prodotto da un’azienda americana. Il “problema”, sul versante terrorismo, è Android. In realtà credo che non succederà nulla: troppo difficile indagare su un numero così spropositato di device. Occorre dapprima lavorare in altro modo con l’intelligence, restringer eil cerchio e, solo a quel punto, puntare su un ristretto numero di individui e device annessi. Ma a quel punto il discorso privacy non serve più: se i sospettati sono pochi, ci si presenta con un mandato e si sequestrano gli apparecchi.

9) La copertura mediatica su alcuni eventi spesso racconta il modo in cui vengono scoperti dei delinquenti od aspiranti tali. Capita che, a seguito di queste divulgazioni, questi ultimi cambino i loro metodi per neutralizzare il tuo lavoro?

Assolutamente sì! Per dire, mi aspetto che adesso il Playstation Network sia il posto più sicuro del mondo…

Grazie mille per le tue risposte, a presto.

Grazie a te!

 

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.