Prison School 1-4 – Recensione

Autore: Akira Hiramoto
Genere: commedia/scolastico
Target: Seinen
Editore: Star Comics (10 volumi, in corso)
Dimensione: 13×18
Prezzo: 4.90

Il liceo femminile Hachimitsu è uno dei migliori di Tokyo e uno dei più severi a livello di regole, soprattutto perché vieta ogni tipo di rapporto con l’altro sesso. Questo, fino all’inizio di questa storia. Infatti, per la prima volta in assoluto la scuola decide di aprire le sue porte anche agli studenti maschili, approvando l’iscrizione di cinque ragazzi: Kiyoshi Fujino, Takehito (Gakuto) Morokuzu, Shingo Wakamoto, Joji (Joe) Nezu e Reiji (Andrè) Ando. Dopo poco dall’inizio delle lezioni, i ragazzi vengono però beccati mentre erano intenti a spiare lo spogliatoio femminile, così la scuola decide di punirli nel modo più severo possibile: recluderli in prigione! Ce la faranno i prigionieri a sopravvivere nella crudele prigione del liceo Hachimitsu?

In questa prima saga del fumetto, ci troviamo davanti alla presentazione dei personaggi principali e alle prime dinamiche della storia. Lo scenario è un pochino fuori dagli standard dei fumetti “ecchi” giapponesi: ambientato in una scuola, vedremo tuttavia ben poco il plesso scolastico dato che per la maggior parte del tempo i ragazzi staranno appunto in prigione o, più frequentemente, ai lavori forzati. Una vera e propria schiavitù quella di Prison School, dove tre sadiche ragazze colpiranno con ingiurie sia fisiche che mentali i protagonisti che, per puro erotismo, si lasceranno torturare.

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Abbiamo dunque due schieramenti: i protagonisti maschili e i membri del comitato studentesco segreto, le tre sadiche Mari Kurihara, Meiko Shiraki e Hana Midorikawa.
Il progredire degli sviluppi della trama è alquanto frenetico, ma i tempi sono comunque tutti azzeccati.

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Il ritmo non toppa mai. Questo anche grazie all’ottima regia delle tavole che, grazie all’interessante disposizione delle vignette da parte dell’autore, ogni scena riesce a dare il meglio di sé stessa, dalla più imbarazzante a quella più erotica.
Il livello di empatia per i protagonisti, che nella prima parte saranno per lo più Gakuto e Kiyoshi, è forte sin dalle prime pagine. Il livello di follia e di spirito di sacrificio raggiunto da Gakuto è incredibile, nel vero senso della parola, arriva ad a compiere atti che un uomo normale non prenderebbe neanche in considerazione pur di seguire i propri obiettivi. Il lato harem, fortunatamente, non è minimamente contemplato, anzi, la relazione principale viene palesata nelle prime tavole e ciò va a vantaggio del lettore che è stanco dei soliti tira e mola di questo genere, diventati ormai un cliché. Un fumetto che fa del cliché il suo nemico, ecco cos’è Prison School. Nonostante la pazzia di alcune scene, volte anche a mostrare fanservice, l’autore non si sofferma mai sul “classico e banale”, anzi, volge il suo impegno nel creare una scena talmente particolare e malata da far interessare ancora di più il lettore.
Mi ha dimostrato durante la lettura di non essere un incompetente e di saper gestire al meglio una storia, talento che non è da molti.270985136257301641117588716

Crudo e fuori di testa, Prison School non cadrà mai nel volgare nel senso stretto del termine, non userà parolacce per far ridere né tantomeno tratterà la sessualità, escluse le inquadrature, come una sciocchezza, anzi, più avanti sarà un elemento cardine della vicenda.
Una menzione d’onore non può non andare al preside dell’istituto, un personaggio ricco di carisma che, nonostante i suoi feticismi, riesce a rimanere nel cuore del lettore grazie alle sue espressioni e al modo di fare.

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Dal lato puramente tecnico, i disegni sono di altissimo livello. Un disegno esplosivo con un ottimo uso del chiaroscuro e tratto che eccelle non solo nel creare i personaggi, ma anche nel dinamismo delle scene d’azione. La grande espressività che l’autore riesce a dare ai suoi personaggi è una delle ruote motrici del fumetto, che gli dona non solo maggior realismo recitativo da parte dei personaggi, ma anche momenti comici veramente esilaranti.
L’edizione Star Comics è discreta, con sovraccopertina, pagine ruvide che non si rendono trasparenti e un buon rapporto qualità prezzo.

Decisamente un ottimo prodotto che è riuscito a farsi spazio con la sua particolarità all’interno di un mondo già saturo di fumetti fatti con lo stampino. Un “toccasana” per il genere, ma non un capolavoro. Per gli appassionati del genere consiglio la lettura, di gran lunga più stimolante rispetto alla visione della controparte animata, decisamente più raschiata e più mediocre a livello tecnico.

Sull'autore

Gabriele Gemignani

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