Dylan Dog, Ancora un Lungo Addio – Recensione

Autore: Paola Barbato (sceneggiatura) e Carmine Di Giandomenico (disegni e copertina)
Genere: Horror, Thriller
Editore: Bonelli Editore
Prezzo: 1,99€

Dylan Dog I Colori della paura raggiunge il suo trentunesimo numero e questa volta ci troviamo dinanzi al remake di uno dei capitoli più importanti nonché più belli di tutta la saga dylaniana, Il Lungo Addio (#74), pubblicato nel lontano piovoso novembre 72, che fece conoscere al pubblico un nuovo lato di Dylan e di Groucho. Con Ancora un lungo addio Paola Barbato e Carmine Di Giandomenico vogliono farci rivivere le stesse emozioni, ma in chiave minore.

La frattura

A volte i ricordi ci fanno rivivere qualcosa che non vorremmo mai far tornare a galla, mai rivedere, ma succede… a tutti. Quando Marina Kimball si presenta davanti alla porta della casa di Dylan Dog, scoppia una vera e propria frattura nello spazio e nel tempo che lo porta direttamente in un mondo fatto di ricordi, di emozioni e di passione. Durante la sua vacanza da solo egli conosce una giovane fanciulla, con la quale inizia un rapporto d’amore; un’avventura estiva. Questa è però molto di più di una semplice avventura e si rivela essere una delle cose più importanti per Dylan, che dovrà vivere ciò che ha vissuto e ciò che non ha potuto vivere.

“…dire Ti amo è una delle cose più spaventose della vita …”

Sfogliare questo volume equivale a correre tanti rischi. Il primo rischio è quello di ritrovarsi davanti al remake di una delle storie più malinconiche e cupe di Dylan Dog, con la conseguente caduta nel mondo dei ricordi, che fungono anche da fulcro nella storia. Altro rischio è quello solito dei Colori della paura, rimanere scottati dall’eccessiva breve durata del volume. Questo è probabilmente un difetto che non possiamo sottovalutare, nonostante sia presente in ogni storia della collana.

La regia di Paola Barbato ha i suoi picchi nel corso della storia ed è impossibile non premiarla per la capacità di sintetizzare una storia come quella originale in circa trenta pagine. I dialoghi padroneggiano in modo esponenziale nelle tavole, creando talvolta un senso di vuoto nel lettore, che da una pagina all’altra si trova davanti al più totale cambiamento della scena. Infondo parliamo sempre della stessa sceneggiatrice che negli ultimi anni ha sfornato storie come “Mai più, ispettore Bloch” e “… e cenere tornerai” e non potevamo aspettarci un lavoro di bassa qualità. Purtroppo i cambiamenti radicali dei flashback potranno dare quasi fastidio ad alcuni lettori. Al livello registico ci troviamo davanti a un opera di tutto il rispetto che pur conservando la sua struttura classica delle vignette di 6 o 5 per tavola riesce a infondere sia la sensazione di tristezza che di smarrimento, addolcendo il tutto con alcuni momenti che ispirano tenerezza.

I disegni di Carmine Di Giandomenico hanno poi la capacità di descrivere ogni scenario, anche il minimo, con un livello di dettaglio di tutto il rispetto. I colori vivi e freschi fanno immergere il lettore in un mondo surreale e senza alcuna logica in cui senza molta difficoltà riusciremo a scorgere un bel TARDIS, un easter egg per tutti gli amanti di Doctor Who. Il tratto di Carmine è preciso, nitido e sottile, un gran bel mix per questo nuovo Dylan Dog, che con Ancora un lungo addio riesce nel suo intendo di mostrarci un bel remake di una delle più importanti storie.