Il viaggio di Norm (2016) – Recensione

Genere: Animazione, Avventura
Regia: Trevor Wall
Durata: 90 minuti
Produzione: Lionsgate, Splash Entertainment, Telegael
Distribuzione: Notorious Pictures
Uscita: 4 febbraio 2016

Norm è un atipico orso polare incapace di andare a caccia, ma in compenso possiede un dono raro: parlare agli essere umani proprio come il nonno, che un tempo governava l’Artico. Quando una coraggiosa direttrice marketing si presenta nell’artico per girare uno spot tv, Norm sa di dover fare qualcosa per salvare il suo habitat. Incoraggiato dal suo mentore, il gabbiano Socrate, l’orso polare lascia la sua famiglia e si imbarca su una nave diretta verso la New York per un confronto diretto con Mr. Greene, uno spietato costruttore, in modo da evitare che non colonizzi il Polo Nord.

Il viaggio di Norm Lemming

Norm, l’orso atipico

Da Happy Feet a L’Era Glaciale, la tendenza del sopraffare l’artico è stata a lungo andare un terreno fertile per le avventure animate, raggiungendo ultimamente l’apogeo con Frozen. Quello de Il viaggio di Norm, è un film blando, noioso e insoddisfacente: privo di autentici sentimenti e messaggi divulgativi. Ancorato primariamente da dettagli quasi del tutto approssimativi per difetto, il film ci pone davanti a degli elementi e concept vincenti già rivisti negli ultimi tempi, ma che di fronte al suddetto risultano essere insipidi: si pensi alla scelta di affiancare al protagonista i tre roditori. È evidente il tratto caratteristico desunto da Madagascar, per citarne uno, ma nel frangente del lungometraggio animato in questione, essi sono scevri di carisma. Il film è tuttavia puerile: da ciò si presume per esempio dai movimenti scoordinati dell’antagonista Mr. Green, oppure i gesti e le movenze di Norm, che risultano per niente sintonizzabili ad un orso. Delle creature del regno animale, egli è probabilmente la creatura polare cui differisce crudamente dai suoi simili nelle altre produzioni arcaiche, tra l’altro disegnati anche con maggior eclettismo.

Un’occasione sprecata

Il Viaggio di Norm ha la sensazione di essere svolto in maniera superficiale. La qualità del film è piuttosto scialba, i personaggi appaiono ruvidi con movimenti grezzi, come se gli artisti avessero semplicemente gettato strati di texture in modo improvvisato, e i fondali sono poco curati. Urge tratteggiare in ogni modo un punto importante: tale film potrebbe strizzare l’occhio al pubblico adulto. In onestà, non vi è dubbio che i bambini possano apprezzare la pellicola e l’intento è più che condivisibile, in quanto i momenti goffi e carini non peccano.
In conclusione, l’animazione sembra già datata, lungi dall’avere un impatto positivo. Confidiamo in un secondo lungometraggio decisamente più confacente di questo.

Sull'autore

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi.

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