Kung Fu Panda 3 (2016) – Recensione

Genere: Animazione, Azione, Avventura
Regia: Alessandro Carloni, Jennifer Ruh
Durata: 95 minuti
Produzione: DreamWorks Animation, Oriental DreamWorks
Distribuzione: 20th Century Fox
Uscita: 17 marzo 2016

Dopo un’attesa durata quasi cinque anni, torna nelle sale cinematografiche il goffo e tenace Po: un’icona a cui si deve assolutamente tenere conto il vitale box office che il franchise ha elargito a Dreamworks. Non a caso lo studio di Hollywood ha visto negli ultimi anni un affondo finanziario, a causa della mancanza di produzioni di successo. C’era comunque il bisogno di serrare il cerchio narrativo delle avventure del panda e, infatti, il finale del secondo capitolo aveva già inevitabilmente preluso e spalancato le porte per un seguito. In Kung Fu Panda 3, Po continua le sue leggendarie e comiche avventure con sfide sempre più avvincenti, ma questa volta dovrà misurarsi con una nuova minaccia. Il terribile spirito maligno Kai, acerrimo nemico dell’antico maestro Oogway, si è liberato dal mondo delle anime e inizia a terrorizzare Cina, con l’obiettivo di sconfiggere e impadronirsi dei poteri di tutti i maestri di kung fu.

L’allievo diventa maestro

Quel che occorre mettere anzitutto in risalto è la direzione affidata ad uno dei due registi: Alessandro Carloni, orgoglio italiano. Non poteva mancare poi la menzione alla regista Jennifer Yuh, già responsabile del secondo episodio. Entrambi hanno rimescolato le carte in tavola per cercare di amplificare il dettaglio visivo ma anche narrativo, quest’ultimo apparso piuttosto involuto nei precedenti lavori. Contando le somme, Kung Fu Panda 3 si accosta nella stessa linea senza obliare le novità: a primo balzo d’occhio, c’è da encomiare a pieni voti lo spettacolo visivo, corredato dalle tracce musicali orchestrate da Hans Zimmer e John Powell, quali si sovrappongono alle ripetizioni di formule con cui i film si propongono di stabilire per intrattenere il pubblico. È sorprendente che questa incarnazione riesca a mantenere intatto, se non elevato, l’umorismo, il divertimento e la tenerezza. Sebbene questo elemento forgiante sia già abbastanza per godersi il film, bisogna accentuare ancora una volta che paga una trama debole e a tratti ripetitiva. Tuttavia, non scarseggiano i temi principali: l’importanza delle proprie radici e tradizioni asiatiche, la consapevolezza di ambire a crescere e a spingere di più, e, quella più controbattuta a sfondo morale, la sensazione di essere a contatto con due papà. Temi che si applicano perfettamente e rafforzano quello che poteva essere migliorabile.

Kung Fu Panda 3 detiene quel tipo di fattore divertimento che riesce sempre ad intrattenere il pubblico. È un film che è riuscito insomma a mantenere la sua identità, finendo però per sacrificare nuovamente il versante narrativo per sconfinare qualitativamente in quello audiovisivo. Ingioiellato da un cast stellare – Jack Black, Angelina Jolie, Bryan Cranston, Lucy Liu, Dustin Hoffman, JK Simmons, Kate Hudson e Seth Rogen – le voci prestate sono interpretate in maniera egregia. Anche con evidenti e scarsi riferimenti di trama, l’ultimo frammento della trilogia di Dreamworks chiude il ciclo con eleganza e sofisticata tecnica.

Sull'autore

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi.

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