Lo chiamavano Jeeg Robot – Recensione

Il cinema non gode di una grande considerazione da parte degli italiani, è palese. Il popolo scambia le opere per il pubblico generalista come l’unico disponibile in Italia, tralasciando spesso e volentieri registi e film famosi e importanti non per la cinematografia nostrana, ma per quella mondiale. Non vogliamo parlare degli anni 40-50 e cosi via, ma proprio degli ultimi 3,4 anni. Registi come Matteo Garrone, Gabriele Salvatores, Paolo Sorrentino ecc… vengono apprezzati e amati all’estero, ma spesso blasonati in Italia. Qualcuno si ricorderà l’esperimento di Sorrentino con Il Ragazzo Invisibile. Un film piuttosto interessante e dalle capacità giuste, ma che non è riuscito ad entrare nel cuore delle persone (nonostante una campagna di marketing eccellente effettuata anche da Panini Comics). Ebbene quest’ano le carte in tavola sono leggermente cambiate e il nuovo lavoro di Gabriele Mainetti è pressoché impossibile non vedere. Le pubblicità lo mostravano ossessivamente ogni 3×2 e il web è diventato il promotore gratuito delle campagne virali con dei video presi dal film, basti pensare al rapimento del bancomat. Lo Chiamavano Jeeg Robot è uscito nelle sale con un esplosivo consenso da parte della critica e del pubblico, che ha consacrato questa pellicola come il vero cinecomic italiano. Con la nostra recensione non vogliamo solo dirvi i pregi della pellicola, ma anche i difetti, perché non esiste un’opera priva di questi.

Il male vive a Roma

La storia che vive il protagonista, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) è tanto surreale quanto pazzesca. Si tratta di un ladruncolo da due soldi romano (precisamente di Tor Bella Monaca) e un giorno, dopo una rapina andata a male, viene rincorso da due poliziotti, che però non riescono a prenderlo perché l’uomo si getta dal ponte Ponte Sant’Angelo nel Tevere. Sott’acqua Enzo viene a contatto con del materiale radioattivo che fuoriesce da dei barili e da qui la vita dell’uomo assumerà dei contesti completamente diversi. Dopo essersi ripreso dall’intossicazione il ladro scopre di non essere più la stessa persona, ma di possedere dei super poteri come la super forza e la super resistenza. Invischiato in una storia di droga e di mafia con un malavitoso soprannominato lo Zingaro (Luca Marinelli) Enzo dovrà percorrere la sua strada a suon di pugni e calci, idolatrato da Alessia (Ilenia Pastorelli) come Hiroshi Shiba, il protagonista del famoso anime Jeeg Robot d’Acciaio.

Lo chiamavano Jeeg Robot

Alle prime armi

Lo Chiamavano Jeeg Robot è il primo lungometraggio di Gabriele Mainetti, anche se in passato ha già diretto alcuni cortometraggi sempre relativi ai supereroi. Come la prima regia non possiamo lamentarci, ma non avremmo potuto farlo nemmeno se fosse stata la trentesima regia. Le carrellate, i primi piani e i piani lunghi spettacolarizzano l’azione che si segue sullo schermo. Dobbiamo invece dire che il montaggio è stato un po’ frettoloso e talvolta degli eccessivi tagli hanno rovinato alcune sequenze, che non ne necessitavano. La cosa che fa storcere di più il naso è che tali tagli sono visibili a occhio nudo e quando si vedono fino a cinque tagli per una breve sequenza allora si inizia a capire che qualcosa non va. La sceneggiatura, cosi come anche la fotografia, non hanno pecche e anzi, risplendono in questo film come un faro in una notte buia. La descrizione di una Roma violenta e oscura, come Gotham o Metropolis è chiaramente un’ispirazione ai comics americani, ma infondo non si discosta molto dalla realtà che viviamo e che sentiamo giornalmente in tv con omicidi, la mafia, la camorra e ultimamente, altre forze del “male”.
Grandi applausi vanno inoltre agli attori, che sono riusciti a dare un volto ai propri personaggi, donando vita a ognuno di essi. Claudio Santamaria, che non è uno alle prime armi, verrà probabilmente ricordato per molto tempo come Enzo e cosi anche Luca Marinelli. Una vera sorpresa invece è Ilenia Pastorelli, che uscita da Grande Fratello 11 ci ha donato un personaggio disturbato e profondamente scosso dai soprusi.

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.

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