Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate – Recensione

Genere: Avventura, Fantasy
Regia: Percy Jackson
Durata: 144 minuti
Produzione: Metro-Goldwyn-Mayer, New Line Cinema, WingNut Films
Distribuzione: Warner Bros. Italia
Uscita: 2014

Con l’ultimo capitolo de Lo Hobbit giunge al termine l’epos cinematografico per antonomasia e il mondo di Arda, terra di miti e leggende, popolata dalle più disparate e affascinanti creature, si presta ancora un’ultima volta ad aprirci le sue porte.

Grazie alle trasposizioni cinematografiche dirette da Peter Jackson di una delle opere più significative della letteratura novecentesca, abbiamo potuto ammirare coi nostri occhi l’impossibile e il fantastico. Elfi, orchi, nani e hobbit si sono palesati sul grande schermo con una qualità mai vista prima; le loro usanze e le loro antiche favelle, così morbosamente concepite da Tolkien, hanno destrutturato le convenzioni classiche del genere ponendosi come canoni del fantasy e immergendoci in un mondo al di là di tempo e spazio ma così minuziosamente ricostruito da risultare assolutamente credibile e tangibile. Come non dimenticare le dolci e verdi distese della Contea o i maestosi regni di Gondor e Rohan, teatri di sanguinose battaglie, realizzate con una maestria senza eguali. Oppure le tortuose e oscure aule di Mordor, sciamanti di orchi e putredine attraverso le quali Frodo e Sam giunsero al monte Fato, condividendo con noi il fardello dell’Unico. E ancora abbiamo potuto errare per le lande della Terra di Mezzo con la più spensierata ma non meno audace compagnia di nani e Bilbo alla cerca di Erebor. Il tutto permeato dall’inconfondibile ed eccelsa colonna sonora composta da Howard Shore. Ma come tutte le storie degne di essere raccontate anche questa è giunta al termine e con Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate si conclude quella che è stata senza ombra di dubbio una delle più grandi saghe della storia del cinema.

Le sequenze iniziali dell’attacco di Smaug, indotto all’azione dal gruppo capitanato da Thorin nel precedente capitolo, all’innocente cittadina di Pontelagolungo, introducono violentemente ma efficacemente lo spettatore nel mood del film; sangue, distruzione e morte ma anche fratellanza e amore sono le parole chiave per l’avvincente epilogo della trilogia. Per tutta la durata del film assistiamo inoltre ai drammi interiori di ogni personaggio: i loro dubbi, le loro paure e le loro emozioni sono abilmente carpite dal linguaggio filmico di Jackson, capace non solo di inquadrare le azioni più concitate e caciarone con estenuanti movimenti di macchina ma, quando necessario, anche a soffermarsi e insinuarsi nella psicologia dei personaggi, vero cardine dello sviluppo narrativo. Se il film offre quindi una prima parte ottima e senza sbavature, il tutto si complica e degenera nel momento in cui scoppia la battaglia vera e propria. L’intera sequenza bellica deficita infatti di un ipertrofismo marcato che, complice qualche errore tecnico di effettistica e montaggio, suggella una seconda parte sconclusionata, noiosa e ridicola nella costruzione scenica. Ciò porta inevitabilmente ad una mancanza di qualsivoglia componente epica ed emotiva che con l’aggiunta insensata di clichettose scene d’amore, già presenti nel precedente capitolo, e comic relief, (in un film in cui per le risate c’è davvero poco spazio) si delinea brutalmente e negativamente la caratura commerciale dell’intera trilogia.

Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate, pur non riuscendo a sopperire ai numerosi difetti già riscontrati nei primi due capitoli, dovuti forse ad una produzione dedita più al mero guadagno che al valore artistico e intrinseco del corpus tolkeniano, si configura come un discreto film d’intrattenimento, ma che non inficia, nella maniera più assoluta, lo straordinario lavoro svolto da Peter Jackson dal 2001 ad oggi.

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