Romics: “Come ti censuro la Satira”

Si è conclusa ieri la XIX edizione del Romics, fiera romana dedicata alla cultura Geek, già famosa in tutta Italia per motivi non sempre tendenzialmente positivi.

A far passare in secondo piano qualsiasi altro avvenimento legato alla suddetta fiera, ci ha pensato un singolo evento che ha segnato, purtroppo, una pagina nera della storia contemporanea.

La coppia di artisti Antonucci&Fabbri (rispettivamente Stefano e Daniele), già conosciuti nel panorama fumettistico-satirico italiano con l’opera GESU’ ,pungente spaccato di satira religiosa, si ripresentano sulla scena Nazionale con QUANDO C’ERA LVI, opera che va ad ironizzare sulla figura di Benito Mussolini e sui militanti di CasaPound.

Copertina di "Gesù" di Antonucci&Fabbri
Copertina di “Gesù” di Antonucci&Fabbri

Ad iniziare a coprire di ridicolo sentore censore la faccenda, ci pensa Simone Di Stefano, candidato a Sindaco di Roma per CasaPound, che, con un Tweet, minaccia di querela Daniele Fabbri (senza precisare il vero motivo che resta, tutt’ora, un mistero). Ma il fattacio si concretizza l’ultimo giorno del Romics, il 10 Aprile, quando tale Davide Di Stefano (fratello di Simone), si presenta davanti allo stand di Shockdom, la casa editrice del fumetto in questione, con un bicchiere di Coca-Cola e tanta voglia di far danno. Grazie ad uno spezzone di video che lui stesso ha condiviso sulla sua pagina Facebook, riusciamo a vedere come l’attacco sia iniziato, tra lo sgomento dei ragazzi che lavoravano allo stand e la ricerca di rivalsa del fascista Di Stefano che, dopo aver buttato la bibita sui primi fumetti che gli capitano a tiro, chiede all’addetto alle vendite :” ‘Quando C’era Lvi’ è finito? Quel fumetto di merda è finito?”. Il video si chiude con l’immagine di Di Stefano intento a gettare dei fumetti a terra.

Nei giorni successivi, un continuo di attacchi mediatici attraverso i media, ha imperversato  tra militanti di CasaPound e il resto della popolazione dei social che, quasi nella sua totalità, si è schierata apertamente in favore di Antonucci&Fabbri.

Davide Di Stefano in un fotogramma del video sopracitato
Davide Di Stefano in un fotogramma del video sopracitato

Quello alla coppia satirica, è un attacco dettato dalla frustrazione di chi ritiene più potente un’ideologia piuttosto che un’idea . Frustrazione dovuta a cosa poi? All’essere denigrati politicamente dalla massa, per il semplice motivo di portare avanti delle idee di governo dittatoriale e totalitario incarnate nella persona storica di Mussolini, un “cocainomane stitico”, come scriveva lo stesso Fabbri sui social qualche giorno fa? Potrà sembrare incredibile, ma atti come questo, sono classificabili come terroristici. È un terrorismo blando, portato ai minimi termini, ma condivide la stessa linea di quello vero: il principio da cui tutto parte è che “io considero sbagliato ciò dici/fai/scrivi”, la differenza sta nei mezzi che si applicano per far sentire questa opinione. Può trattarsi di un bicchiere di una qualche bevanda con le bollicine condita da metodi degni di un bullo delle medie o può trattarsi di mitra ed esplosivi, rimane invariato lo scopo: annientare qualcosa che non mi tange concretamente ma che ideologicamente va in contrasto con quella che è la mia ideologia. Ciò che i fascisti di CasaPuond hanno dimenticato, forse, è che uno dei diritti inviolabili dell’uomo è la libertà di espressione e che esistono anche metodi intelligenti di controbattere ad un’accusa, senza mostrare pigrizia di pensiero concretizzata in atti che non hanno nessun fine se non arrecare un danno monetario di oltre 500€. E parliamo solo di danno monetario visto che non c’è stata nemmeno l’ombra di un qualsivoglia danno psicologico, al massimo si è palesata la conferma di quelli che potevano essere dei sospetti dell’ideologia moderna: rimasugli di un ideale morto e capovolto…ops, volevo dire, morto e sepolto.

Offendersi per qualcosa è lecito, fa parte della libertà a cui sopra si accennava, ma attaccare con metodi fisici qualcuno solo perché ci sentiamo offesi, è quanto di più stupido e dittatoriale si sia mai sentito nell’ultimo periodo. Il fumetto, come altri mezzi hanno fatto, ci insegna che esprimere le proprie idee è un’ideale sacro che nessuno dovrebbe ledere. È legittimo scrivere un manga che denunci la paralisi politica del proprio paese, come fece Matsumoto quando pubblicò la storia dell’anarchico Capitan Harlock, è legittimo  scrivere un’opera che metta in evidenza i misfatti della chiesa e della cristianità nel mondo, come fece Garth Ennis con Preacher, è legittimo scrive un’opera satirica sulla figura di un uomo che, storicamente, risulta come una delle maggiori piaghe che ha afflitto l’Italia. È in occasioni come queste che ci si ricorda di che paese sia il nostro”Bel Paese dove si sona”. È in queste occasioni che ritorna alla mente la questione dell’Editto Bulgaro che segnò la cacciata dalla Rai di Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, tre giornalisti e autori scomodi.

Quello del Romics non è un evento da prendere alla leggera perché si tratta di un immotivato e insensato tentativo di censura, quel terrorismo che risiede incrostato nel pentolone del fascismo, un pentolone che ha smesso di produrre sostentamento da tempo ma che ancora qualcuno rievoca, forse per nostalgia di un’epoca mai vissuta.

A tutti i fascisti in ascolto che si sono trovati d’accordo con l’atto di censura ideologica svolto dai militanti di CasaPound e che minacciano le libertà di un paese che li ha rinnegati, và il nostro augurio. Forse un giorno sarete anche voi ciò che mr. Lvi è stato per la nostra Italia: un cocainomane stitico.

Facciamo, inoltre, i nostri migliori auguri a Danile Fabbri e a Stefano Antonucci e vi ricordiamo che il loro fumetto uscirà in tutte le edicole, le librerie e le fumetterie il 15 aprile! Non abbiate paura di farvi una risata di gusto nel leggerlo e, mi raccomando, dite che vi abbiamo mandato noi!

N.B. Copertina di Boban Pesov e Stefano Antonucci

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