Dylan Dog: La Macchina Umana – Recensione

Autore: Alessandro Bilotta (testi), Fabrizio De Tommaso (disegni), Angelo Stano (copertina)
Genere: Horror, Thriller
Editore: Bonelli Editore
Prezzo: 3.20€

Il tema dell’horror spesso lo si confonde con un qualcosa di spaventoso per la nostra indole, con dei mostri che tentano sempre di annientarci il corpo e l’anima tramite il terrore o la violenza. Non è sempre quello il reale nemico che possiamo avere davanti a noi e anzi, talvolta il nostro incubo è attorno a noi ed è rappresentato dallo stato, dalle aziende e dagli imprenditori. Un argomento spinoso e complesso quello che ci ha proposto Alessandro Bilotta nel numero 356 di Dylan Dog: La Macchina Umana, disegnato da Fabrizio De Tommaso e che ci ha messo in una grossa difficoltà con la valutazione dell’albo.

[Tweet “Ricordiamo che tutti facciamo parte di un grande meccanismo del quale siamo solo un ingranaggio sostituibile con milioni di altri uguali.”]

La vita da ufficio è brutta, noiosa e priva di momenti di vera felicità. Possiamo dire che in un certo senso, la vita da ufficio uccide la persona, le annienta lo spirito e la mente nel corso degli anni. Quella del signor Ghost è poi un’azienda molto particolare, dalla quale è pressoché impossibile fuggire in quanto gli impiegati firmano dei contratti molto rigidi senza scappatoie, nemmeno in caso di suicidio. Un vero e proprio inferno in terra che gioca costantemente con te senza che tu possa rispondere al fuoco in maniera adeguata. Lo stesso Dylan ne è imprigionato e giorno dopo giorno si sveglia, si sbarba e torna al lavoro. Quello del detective sembra ormai una fantasia e niente più, nonostante a casa ci sia il fedele maggiordomo/amico Groucho. Tanti risvolti cambieranno per sempre la vita di Dylan e di chi gli sta intorno, e le metafore critiche non mancheranno di certo per tutti i lettori amanti del sociale.

L’albo in questione mostra una maturità e una crudezza incredibili fin dalle prime battute e questo non smette mai stupire i lettori che quindi si trovano impigliati in un mondo fatto sì di fantasia, ma pressoché identico al nostro. Il mostro in questo caso è rappresentato dall’umano stesso, che fa di tutto pur di sfruttare il proprio simile per il proprio beneficio. Non ci siamo stupiti di alcune similitudini che vengono fatte nel fumetto tra i lavoratori e i datori, che vengono dipinti in modo comico, ma pesante. La sceneggiatura spicca quindi in ogni suo punto e senza debolezze trafigge il lettore. Anche la parte grafica, di Fabrizio De Tommaso fa il suo dovere con dei disegni chiari e precisi, senza fronzoli o troppi dettagli ci descrive ogni scena in modo preciso e mirato. Alcune delle inquadrature hanno un che di cinematografico e ciò risulta essere positivo per La Macchina Umana, che sembra quasi una puntata di un thriller piuttosto che un fumetto. L’unico vero neo di tutta la storia potrebbe essere l’ambientazione, statica e con pochi cambiamenti per tutto il corso della lettura. Ricordiamo infine che tutti facciamo parte di un grande meccanismo del quale siamo solo un ingranaggio sostituibile con milioni di altri uguali.

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