Etna Comics 2016: Intervista a Matteo Scalera

La sesta edizione dell’Etnacomics, fiera geek tra le più grandi in Italia, durata dal 2 al 5 giugno,  è già trascorsa da un po’ ma non ci esimiamo dal condividere con voi la bella intervista che Matteo Scalera, grande artista italiano ed internazionale , ci ha concesso!

Partiamo a mille! Black Science: come ti sei approcciato a questa magnifica opera Sci-fi? Avevi già in mente il tipo di tratto che avresti utilizzato?

M.S.- In realtà l’origine di Black Science risale al 2011/2012, il periodo in cui stavo lavorando per la Marvel su Secret Avengers ed ero affiancato a Rick Remender con cui abbiamo fatto una run di 8 numeri; ci conoscevamo anche prima ma lì ci siamo conosciuti professionalmente e ci siamo trovati molto bene a lavorare insieme poiché abbiamo visioni molto simili sullo storytelling, su come una storia dovrebbe essere narrata. Abbiamo deciso di continuare la collaborazione, finita quella alla Marvel; era il periodo in cui la Image Comics stava iniziando ad esplodere e abbiamo approfittato del momento propizio con quesa sceneggiatura che lui aveva già pronta. In realtà io, originariamente, non dovevo essere il disegnatore di B.S. ma dovevo essere impegnato col sequel di Fear Agent (altra serie scritta da Remender- N.d.R.). Poi le cose non sono andate come dovevano andare col disegnatore designato di B.S. ed io ho preso il suo posto; io sono stato l’ultima aggiunta del team che era già formato, infatti il primo arco narrativo era già bene o male stabilito, dal secondo arco in poi ho avuto un po’ più di voce in capitolo a livello di storia perché avevamo avuto foglio bianco e dovevamo buttare giù tutte le idee nuove. Dal secondo arco in poi quindi ci sono molte mie idee che sono state comunque filtrate da Rick che rimane quello che ha l’ultimo parola sulla storia. Ora mi sto divertendo molto di più a dire il vero!

black science

Parlando strettamente di Remender, com’è lavorare insieme a lui?

M.S.- Lui è uno che ha le idee molto chiare su come le cose devono andar fatte e quindi potresti ritrovarti in conflitto con lui. Ma ì, come dicevo prima, tra noi non avviene perché abbiamo una visione molto simile delle cose. A dirla tutta, lui è un ex disegnatore, lavorava nell’animazione e dunque è molto appassionato di energia nelle tavole, di azione e cose del genere e anche grazie a questo funzioniamo bene assieme. Per me è molto semplice visto che per il 99% delle sceneggiature che ricevo, capisco già da subito cosa lui vuole, appunto perché abbiamo la stessa visione. Ora siamo diventati anche molto amici, ci vediamo spesso, ci sentiamo almeno una volta a settimana per consultarci sulle nuove idee che ci vengono per migliorare le storie.

Quando hai iniziato a disegnare ti sei ispirato a qualcuno in particolare? E al momento trai ispirazione da qualche artista?

M.S.- In generale sono cresciuto con una cultura del fumetto molto vasta visto che leggevo gli Italiani, gli Americani, i Giapponesi il che mi ha portato ad avere influenze varie. Guardo molte cose del passato, soprattutto gli Argentini; mi piace molto Alberto Breccia; mi piace particolarmente Jorge Zaffino che è un argentino applicato al fumetto americano. Mentre di autori contemporanei, quelli che seguo e apprezzo maggiormente sono Sean Murphy ed Eric Canete che essendo meno attivo è meno conosciuto al grande pubblico ma tra i disegnatori è un volto noto.

Oltre a Rick Remender hai lavorato con molti altri artisti del settore. Qualcuno in particolare ti ha dato una buona o una cattiva esperienza professionale?

M.S.- Se devo dire la verità, non ho mai avuto grandi problemi. L’unico problema l’ho avuto non per colpa dello scrittore: quando lavorai su Hulk con Mark Waid, le sceneggiature dei primi 2-3 numeri erano già pronte; per gli ultimi numeri invece, per una questione di tempistiche, non sono riuscito a ricevere le sceneggiature complete in tempo e mancavano dialoghi e cose de genere, ho lavorato dunque su una bozza di sceneggiatura. Ma ripeto, non era questione di scrittura ma di tempistiche: quello era il periodo in ui alcune testate uscivano ogni 2 settimane e c’era veramente poco tempo tra un numero e l’altro.

Hai progetti in corso attualmente oltre a Black Science o ti riservi qualcosa per quando sarà finito?

M.S.- Per ora sono concentratissimo su Black Science e mi aspetta ancora un anno e mezzo di lavoro perché abbiamo calcolato di finire all’incirca al numero 37 o 38. Nel frattempo mi tengo impegnato per delle copertine per la DC. In realtà ci sono diverse cose che mi piacerebbe fare: ultimare la serie scritta e disegnata da me per la BD, cioè Retrievers, una storia di super-villains con un pizzico di meta-fumetto dove io intervenivo con delle didascalie che spiegavano un po’ il mestiere del fumettista. Di quella feci i primi 3 numeri e mancherebbe solo l’ultimo numero, che inoltre è già sceneggiato ma dovrei trovare il tempo di finirlo anche perché risale al 2010 e vorrei cercare di ridisegnarlo tutto. Dall’altra parte ci sarebbero vari progetti con altri autori. Rick (Remender) mi ha chiesto di fare un’altra serie, una volta finita B.S., il che non mi dispiacerebbe visto il successo che sta avendo l’attuale pubblicazione. Visto che B.S. sta vendendo bene, ho fatto un calcolo e per un anno/un anno e mezzo sarei ben messo con le royalties, gli introiti e tutto il resto, per questo dico che ciò che mi piacerebbe maggiormente fare è prendermi una pausa da tutto e ricominciare a “studiare” come facevo da ragazzino, riprendere in mano i pennelli, gli acquerelli e tornare a dipingere, tenendomi impegnato al massimo con un paio di copertine al mese, applicando magari quella pittura che sperimento in quelle copertine. Voglio riprendere ad ingegnarmi perché sono su Black Science da due anni e mezzo, quasi tre, e devo attenermi sempre all’utilizzo dello stesso stile il che sta diventando forse un pochino stagnante.

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