Mobile Suit Gundam Thunderbolt 3 & 4 – Recensione

Genere: Animazione, Fantascienza
Regia: Kou Matsuo
Durata: 20 minuti a episodio
Produzione: Sunrise
Distribuzione: Sunrise
Uscita: /

Mobile Suit Gundam Thunderbolt con i suoi primi due episodi ci ha da subito mostrato quelle che erano le vere potenzialità di una mini serie curata fin nel suo cuore pulsante e siamo rimasti estasiati e disgustati dalla visione di certe scene, che purtroppo descrivono il nostro mondo più di tanti titoli ambientati nell’epoca odierna. Non è un caso quindi se abbiamo deciso di pazientare prima di pubblicare la recensione degli ultimi due episodi. Volevamo far passare un po’ di tempo, ragionare a mente più fredda, lucida. Ahimè, non pensiamo che sia possibile e quindi tuffiamoci negli ultimi due episodi di una delle migliori serie sui Mobile Suit Gundam con la dolce musica Jazz.

Oh God, I’m Alone

La costruzione del MS-06R Zaku High Mobility Type, detto anche Psycho Zaku, è ormai giunta al termine e Daryl Lorenz è costretto a dire addio a tutti gli arti pur di pilotarlo. Non è una scelta che è dipesa dal ragazzo, ma dal governo, che dall’alto ha deciso che lui, Daryl, sarebbe diventato colui che avrebbe dovuto sacrificarsi per Zeon. Dalla parte opposta, il sempre più eccitato e arrabbiato Io Flemming, che non combatte per una qualche forma di giustizia, ma per il solo e puro gusto di uccidere quanti più nemici possibili. Prefissatosi l’obiettivo di annientare Daryl, Flemming scavalca tutti e prima di partire per quella che sarà l’ultima battaglia, incoraggia i nuovi arrivati. Ragazzi, giovanissimi, che non hanno mai visto la guerra né hanno sparato un colpo e che vengono definiti tranquillamente da Io “Carne da macello, proprio come me”. La battaglia porterà via più di qualche persona e oltre alla rabbia, vedremo tanta disperazione, fratellanza e abbandono.

Mobile Suit Gundam Thunderbolt

The Dreaming Girl in Me

Al livello qualitativo Mobile Suit Gundam Thunderbolt ha continuato a stupirci fino all’ultimo secondo, fino all’ultimo nome contenuto nei titoli di coda. La regia di Kou Matsuo (che ha scritto anche la sceneggiatura) ha dato un modo nuovo di guardare questa serie sui mecha grazie all’uso molto intelligente di piani e di un’ampia gamma cromatica. Durante le scene d’azione non sarà difficile comprendere appieno l’azione che si sta svolgendo, ma le carrellate che passano da un lato del settore all’altro creano quel senso di spaesamento, che simboleggia in un certo senso lo spazio. I primi piani, lo diciamo senza mezze misure, hanno un livello di dettaglio incredibile. La precisione chirurgica si mischia con dei tratti graffianti e donano ai personaggi l’aspetto bellicoso o al contrario, di sottomissione.
Il design dei mecha, è come sempre stata affidata a Seiichi Nakatani, Hajime Katoki e Fumi Nakamori, che hanno saputo gestire i Gundam senza alcuna difficoltà. Forse gli unici momenti un po’ sottotono erano quelli dell’ultima battaglia, ma l’effetto un po’ meno definito è servito per darci l’effetto del calore e della velocità.
Al livello musicale ci troviamo davanti al degno seguito e finale dei primi due episodi, gestiti sempre da Naruyoshi Kikuchi, un jazzista giapponese che proprio in questo anime ha trasmesso ogni sua emozione che simboleggia in qualche modo la guerra. Non bisogna sorprendersi quindi se da un I’m 60 si passa a un brano di Acid Jazz, per poi tornare negli anni 40 con delle sonorità più tranquille, che si assaporavano in certi locali dell’epoca.

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