Spawn Origins Collection Vol. 1 – Recensione

Spawn Origins Collection 1

Autore: Todd McFarlane

Tra gli anti eroi per eccellenza, Spawn spicca sicuramente ai primi posti. Un personaggio cupo, tormentato dal passato e desideroso di vendetta nei confronti di tutti, anche dei demoni dell’inferno. La serie creata da Todd McFarlane al suo debutto segnò un vero e proprio spaccato nei fumetti degli anni 90 e rappresentò una qualità superiore alla media, cosa ben visibile fin dalle prime battute. Verticomics ha deciso di pubblicare quelle storie che caratterizzarono l’enigmatico personaggio di Al Simmons. Spawn Origins Collection 1 ci ha trascinati di nuovo in un mondo dal quale a dire il vero non siamo mai usciti del tutto, quello del vigilante morto.

I ricordi

Una notte a New York un uomo privo di ricordi si ritrova a vagare con una tuta, un mantello e delle catene che avvolgono alcune parti del suo corpo. Viaggiando tra i vicoli bui e sporchi della grande mela, con i topi e i barboni come unici compagni, l’uomo inizia a cercare qualcosa che rappresenti la sua vita passata, prima di diventare quello che è, Spawn. Nel frattempo alcuni malavitosi iniziano a morire per mano di un demone incaricato da Malebolgia di tenere in riga la malavita. Violator è però un demone crudele e macabro e i suoi omicidi diventano subito lo scoop per i media.

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Il tormento di Spawn lo porterà a salvare delle vite e a cadere in preda al dolore per la scoperta del proprio passato. Morire per cinque lunghi anni e ritornare dall’inferno, come un fantasma, incapace di presentarsi dai famigliari o dalla donna che tanto amava e continua ad amare è la sofferenza maggiore per Simmons. La strada di Spawn e Violator si incroceranno in un tumultuoso combattimento, scatenando le furie di Malebolgia.

La morte come ricompensa

Todd McFarlane non ha creato solo un ottimo personaggio capace di mostrare sia il suo lato debole che quello sadico e malvagio, ma ha denotato alcuni canoni nel mondo fumettistico. Da quello qualitativo e stilistico a quello narrativo. La realizzazione dell’albo è stata fatta con una cura certosina verso ogni minimo dettaglio, anche il più insignificante e resta strabiliante questa particolarità, che nonostante gli anni resta sempre uno dei massimi del fumetto statunitense. Il tratto sottile e preciso si mischia con alcune scene graffianti e più sporche, ma mai poco definite.

Lo stile di McFarlane è come sempre distinguibile dalla lunga distanza. Le vignette e i piani vanno dal primissimo al lunghissimo e descrivono in modo sempre eccelso ciò che accade nelle tavole. Forse solo in alcuni punti l’azione è troppo veloce ed è un po’ difficile da comprendere ciò che accade sullo schermo. L’uso dei colori scuri e chiari da a ogni singola scena un certo realismo. La sceneggiatura di Spawn è pregna di dialoghi non complessi, ma non per questo vuoti. Ogni frase avrà un motivo per essere detta e alla fine del volume mancheranno persino i cronisti televisivi, che speculano sulla morte e sugli avvenimenti accaduti nell’albo.

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