Lucca Comics & Games 2016: Intervista a Frank Miller!

Nella prima giornata di fiera a Lucca, si è svolta la conferenza stampa che vedeva come protagonista il maestro Frank Miller, autore di Sin City, 300 e tanti altri capolavori del fumetto internazionale. Noi abbiamo presenziato e siamo pronti a raccontarvi com’è andata!

L’entusiasmo in sala è palpabile e non diminuisce di certo quando il moderatore dice che: “Questa è, probabilmente, la conferenza di Lucca a cui ha partecipato più gente e dunque, a causa della grande affluenza, abbiamo solo 25 minuti di tempo”. Cresce la tensione.

Le prime domande a cui Miller risponde riguardano progetti futuri e, sin da subito, l’artista dissipa ogni dubbio dicendo che, una volta concluso DKIII: Master Race, si dedicherà alla stesura (già iniziata tempo addietro) di Xerses, sequel di 300, dichiarando inoltre che Sin City “continuerà finché lui sarà in vita”.

Le domande proseguono alternando toni e tematiche più leggere a questioni serie e attuali: un minuto prima si sentiva l’autore scherzare sul fatto che il suo film preferito a tema supereroi stico fosse Superman, con una digressione sul fatto che “Superman è uno dei personaggi migliori che esista, ma Il Ritorno Del Cavaliere Oscuro parlava di Batman, non potevo parlare bene di Superman”, per poi gettarsi a bomba su tematiche politiche che forse dominano fin troppo la conferenza tanto da fare esclamare all’autore:

Vi piace così tanto parlare di Trump? Quando lo sento nominare non capisco più nulla”, per poi continuare, “la violenza non è sicuramente il miglior metodo per risolvere le cose e se io metto molta violenza nelle mie opere è solo perché mi piace raccontare storie d’avventura e la violenza fa parte del genere. Ma non bisogna associare il mio modo di descrivere Batman come qualcosa di affine a Trump perché Batman combatte il crimine per cercare di portare la pace e la giustizia, Trump invece è solo un pagliaccio pericoloso”.

Alla nostra domanda, riferita al fatto che potesse essere nocivo un fumetto come Sacro Terrore, diventando uno strumento di analisi troppo semplicistico per un fenomeno troppo complesso, l’autore risponde diventando scuro in viso:

Non sono io a dire alla gente come interpretare i fumetti, non è il mio lavoro dire cosa e come pensare. Sacro Terrore è un’opera che ho deciso di scrivere con tutta la rabbia che avevo in corpo perché riguardava da vicino un attacco alla mia città preferita

I toni scemano e il maestro non rinuncia a far fare una risata al suo pubblico quando, parlando del suo rapporto con Dio, afferma che “io e Dio non ci siamo mai conosciuti, mi spiace”, rilassando l’atmosfera che stava tendendo a politicizzarsi troppo.

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