Your Name (2017) – Recensione

Your Name

Genere: Animazione
Regia: Makoto Shinkai
Durata: 107 minuti
Produzione: CoMix Wave Films
Distribuzione: Dynit
Uscita: 23, 24, 25 gennaio 2017

Fili sottili intercorrono tra mondi paralleli. Convergono e prendono forma, si torcono, si aggrovigliano e a volte si sciolgono per riconnettersi nuovamente. Nella religione shintoista si usa il termine “Musubi” per indicare l’energia primordiale che inerisce tutta la materia, che la compone e la alimenta in un divenire continuo, invisibile ma sempre presente. Musubi è l’armonia che sintetizza i discordi e quando si manifesta, ecco che i molti convergono nell’uno e i mondi distanti si riconnettono. Di questi fili, uno in particolare diventa il fragile ponte tra due realtà dimensionali, nel momento in cui un ragazzo e una ragazza si rendono protagonisti di un evento straordinario: durante la notte e nel tempo di un sogno, l’uno entra nel corpo dell’altra per condividere gioie e passioni, paure e dolori, ma soprattutto per evitare una catastrofe che altrimenti porterebbe con se il destino di un’intera cittadina.

Musubi, l’armonia contrastante

Your Name., ultima fatica del maestro Makoto Shinkai, è la storia di un popolo e della sua cultura che attraverso la voce di Musubi urla la propria identità e si rende scenario di un racconto surreale e commovente. Mai prima d’ora l’autore di meraviglie come Oltre le nuvole, il luogo promessoci, 5 cm per second e Il giardino delle parole, aveva affrontato i temi a lui cari conferendogli una connotazione spirituale e filosofica. Fin dal suo primo lungometraggio, il regista era riuscito a raccontare con estrema sensibilità la sofferenza e il dolore per la lontananza, l’incomunicabilità tra anime affini perché distanti nel tempo e nello spazio o semplicemente per una promessa infranta. La malinconia che pervade ogni suo lavoro è d’altronde legata all’impossibilità dei suoi personaggi di realizzare i desideri del cuore, perché vittime di loro stessi e di una società apatica e menefreghista come quella del Giappone ed in particolare delle sue metropoli. È però con Your Name che Makoto Shinkai tenta di dare una risposta a tutti quegli interrogativi che nel corso degli anni hanno influenzato il suo estro creativo, dai mondi possibili all’effimeratezza dei sogni dimenticati, senza relegare in secondo piano una sottile critica alla società giapponese, ormai indifferente alle proprie origini e tradizioni.

Moderno e antico sono poi i tratti peculiari di Taki e Mitsuha, i due ragazzi protagonisti: lui, intraprendente e ambizioso, vive a Tokyo e vorrebbe lavorare nel campo dell’architettura; lei, timida e riservata, vive in una piccola città rurale che le sta stretta e desidererebbe trasferirsi nella capitale. Quando però realizzano che durante il sonno i loro corpi si scambiano inspiegabilmente, i due si scoprono complementari e riescono a superare le difficoltà dell’altro in un armoniosa sintesi degli opposti. Taki riscopre inoltre le meraviglie della natura e affascinato dai racconti della nonna della ragazza, viene a conoscenza della cultura shintoista; mentre Mitsuha, sorpresa dalla Tokyo dei locali e dei grattacieli, riesce finalmente a coronare il suo sogno. La prima parte della loro strana avventura, gioiosa e spensierata, viene però messa a dura prova da un evento imprevedibile che impone ai due una presa di coscienza di ciò che sono stati chiamati a svolgere. È in questo frangente che Makoto Shinkai fa acquisire al film quella componente malinconica e poetica da sempre suo marchio di fabbrica e inizia a sviluppare una narrazione profondamente ancorata all’animo umano e alla sua natura di essere incompleto, che culminerà in uno dei momenti più alti e lirici della sua intera filmografia. Una sequenza indimenticabile durante il cosiddetto Kataware-doki, quando il mondo sfuma e si manifesta il trascendente.

Come ogni lavoro del maestro, Your Name è il risultato di una cura estetica maniacale. Le immagini fotorealistiche sono un coagulo di colori brillanti e tocchi luminosi, che accompagnate dall’eccelsa colonna sonora – firmata dalla band giapponese RADWIMPS – rendono l’atmosfera del film sognante e favolosa. Non mancano perciò momenti di pura estasi visiva di fronte alla perizia tecnica di colui che può essere considerato la miglior alternativa ai mostri sacri dello Studio Ghibli. Sia chiaro, l’ultimo film di Shinkai non è un capolavoro e nemmeno l’opera migliore del regista, da sempre impegnatosi a garantire prodotti raffinati e poco commerciali. Your Name, che in Giappone ha ottenuto consensi immediati ed è ora in lizza per la candidatura all’Oscar come miglior film d’animazione, deve il suo successo primariamente a un’impostazione complessiva più fruibile per il pubblico mainstream; intuibile dagli inframezzi cantati durante lo svolgimento della trama e da un finale melenso e atipico rispetto ai lavori precedenti. Scelte che rendono il film poco equilibrato e inficiano un prodotto altrimenti impeccabile.

Commento finale

Malgrado i difetti riscontrabili, sottolineati peraltro dallo stesso Shinkai durante un’intervista, il film si rivela come una delle migliori opere animate dell’anno, una gioia per occhi e orecchie che ha inoltre il merito di aver palesato al mondo uno degli autori più influenti dell’animazione nipponica.

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