DC Rinascita: Suicide Squad – Harley Quinn 1-2 – Recensione

harley quinn rinascita Cover

Anche i villain trovano uno spazio maggiore con la nuova linea editoriale DC Rinascita e RW Edizioni con Lion hanno pensato bene a pubblicare Suicide Squad. Harley Quinn. Rinascita con Deathstroke come storia secondaria. In questi primi due numeri della serie compaiono anche dei personaggi storici per la saga, ma inoltre alcune personalità che compongono la storia politica statunitense.

Suicide Squad. Harley Quinn. Rinascita.

Harley Quinn si sente stanca e sconsolata. La sua vita ha ormai poco senso, ma tutto cambia con uno sconosciuto che le lascia un fascicolo sotto la porta. In questo ci sono alcuni documenti sui vari villain e sulla reale identità di Harley, la dottoressa Harleen Frances Quinzel. Mentre cerca di redimere i cattivi grazie alla sua nuova vocazione, la ragazza viene catturata da Amanda Walker. Questa in una conversazione con il Presidente Obama si dichiara pronta a tutto pur di salvare la propria nazione. Parte cosi una lotta contro i metaumani e la Suicide Squad, un team di folli psicopatici che abbiamo già conosciuto parecchie volte.

La sceneggiatura di Rob Williams è interessante, non c’è dubbio, ma non per questa priva di difetti. Troviamo infatti l’utilizzo delle medesime tematiche già trite e ritrite un escamotage non proprio adeguato per iniziare la Rinascita della serie. I dialoghi però sono scorrevoli e piacevoli durante la lettura. Lo stile grafico è invece stato realizzato a quattro mani da Jim Lee per quanto concerne la parte realistica. Qui c’è poco da dire in quanto le forme sono realistiche e poco plasticose, con delle scene d’azione di tutto il rispetto. Quando prende mano Sean Galloway cambia completamente lo scenario grazie alla sua particolare tecnica molto cartoon. Linee morbide e umoristiche ci intratterranno con grande piacere.

Deathstroke

Ci viene presentato solo un volume con Slade purtroppo e ci dispiace un po’, perché ci viene presentato un nuovo lato del passato del mercenario. A tratti vedremo dei flashback del suo passato e di quanto era rude con i propri figli. Dall’altro invece ci sarà la possibilità di vedere le violenze che è disposto a compiere, ma allo stesso tempo un rapporto particolare con chi ha dei figli.
Cristopher Priest realizza una sceneggiatura che non esplode (visto che si tratta di un solo numero), ma non pecca nemmeno. La lettura procede fino alla fine senza alcun problema, ma con tanta voglia di scoprire cosa accade dopo. Le sequenze con le inquadrature scelte fanno pensare molto ai film action statunitensi, ai quali in fondo si ispira. Carlo Pagulayan è invece l’artefice del lato grafico dell’albo, che poteva essere inserito in un contesto un po’ più dinamico. Restano però interessanti gli aspetti fisici dei personaggi e alcune sequenze d’azione.

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