Mobile Suit Gundam: Thunderbolt – December Sky – Recensione

Mobile Suit Gundam Thunderbolt December Sky

Genere: Azione, Fantascienza, Animazione
Regia: Ko Matsuo
Durata: 107 minuti
Produzione: Sotsu Sunrise
Distribuzione: Dynit
Uscita: 16 e 17 maggio 2017

La serie televisiva Mobile Suit Gundam nacque verso la fine degli anni ’70 in Giappone. Il suo successo mediatico, anche se non immediato, portò ben presto alla realizzazione di numerosi nuovi manga e film, tanto che la critica d’oltreoceano iniziò a considerarlo il primo esempio di una categoria tutta nuova di anime, quella dei cosiddetti Real Robot. Così, nata sulla scia dei robottoni di Go Nagai, la serie ideata da Yoshiyuki Tomino e dallo staff creativo della Sunrise, cambiò definitivamente i canoni stilistico-narrativi del genere mecha dell’animazione nipponica. L’enorme successo del franchise, in Giappone come in tutto il resto del mondo, in effetti non sembra ancora essersi spento e nonostante siano passati ormai ben 37 anni dal suo esordio, un ulteriore lungometraggio di una delle saghe più famose di sempre sarà distribuito da Nexo Digital e uscirà nelle nostre sale soltanto il 16 e il 17 maggio.

Tratto dal manga omonimo di Yasuo Ohtagaki, Mobile Suit Gundam: Thunderbolt – December Sky è ambientato durante e dopo gli eventi della serie originale, periodo in cui la sanguinosa “Guerra di Un Anno” tra la Federazione Terrestre e il Principato di Zeon imperversava ancora nel settore Thunderbolt dell’orbita lunare chiamata Side. Io Fleming è un’eccellente pilota della Fratellanza Moore facente capo alla Federazione e, dotato dell’ultimo prototipo di Gundam, si infiltra con successo nel campo d’azione della Living Dead Division di Zeon. Per combattere la nuova minaccia quest’ultima deve fare affidamento a Daril Lorenz, il loro miglior cecchino che ha dovuto sacrificare la sua umanità per interfacciarsi direttamente con un nuovo prototipo di Mobile Suit Zaku.

Mobile Suit Gundam Thunderbolt Anime

Eterno conflitto

La guerra, intesa come attività necessaria ma crudelissima e terribile per conseguire pace e prosperità, è sempre stata il perno centrale su cui la serie ha costruito il proprio assetto narrativo sin dai suoi esordi nel lontano 1979. Uno scontro bellico che si è andato a intensificare negli anni e che vede nei due protagonisti di quest’ultimo capitolo l’esemplificazione ultima dei tratti caratteristici e delle modalità di approccio agli armamenti che le due fazioni sono solite proporre. Io Fleming, pilota magistrale di Gundam e capitano dello squadrone d’attacco per ordine della Federazione, è in sostanza un soldato folle e sadico, talmente inebriato dalle battaglie e dagli scontri a fuochi che è solito accompagnare la sua venuta di terribile giustiziere ascoltando in cabina di pilotaggio un free jazz dannatamente cacofonico e distorto.

Di contraltare Daril Lorenz è invece un ragazzo più malinconico e amante della musica pop che porta su di sé i segni indelebili di quell’inutile guerra iniziata e che mai finirà: al soldato sono stati infatti amputati tutti gli arti precedentemente erosi dai proiettili per poter controllare al meglio e con protesi di metallo, l’arma robotica del Principato di Zeon (come lui anche gli altri membri della Divisione hanno subito il medesimo trattamento). Tra i due nasce così una rivalità che diventa prima di tutto personale piuttosto che politicamente e storicamente determinata: l’uno per compiacere i suoi istinti atavici e omicidi, l’altro per salvare se stesso e la sua amata patria. È così che tra morte, sangue e macerie si delineano i profili psicologici antitetici dei due eterni avversari, vittime in modo diverso dello stesso furore bellico.

Commento

Mobile Suit Gundam: Thunderbolt – December Sky soffre però di un grossissimo problema che compromette l’intera sua fruizione, fors’anche per i fan più accaniti. Perché se narrativamente intriga il rapporto conflittuale tra i due protagonisti (gli altri personaggi invece sono appena abbozzati) e l’animazione rimane ineccepibile dal punto di vista tecnico, ciò che non convince e ci fa distorcere il naso è il progetto che ne sta alla base. Il film è intatti una trasposizione assolutamente identica ai quattro ONA (ossia anime concepiti per lo streaming web) usciti lo scorso dicembre in Giappone, raccolti qui per l’occasione con alcune scene inedite e per un totale di soli 70min. È inutile in questo senso soffermarsi sul fatto che risulti così sfilacciato, poco coeso e frettoloso nel finale che inevitabilmente ne vengono inficiati persino gli aspetti più positivi e stimolanti.

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