Maison Ikkoku #2 a 6 – Recensione

All’interno dell’appartamento dove si svolgono le vicende vive Godai, un giovane ragazzo svogliato che nonostante i vari tentativi non è ancora riuscito a passare l’esame di ammissione all’università. Spinto dai dispetti dei vicini, Godai decide di trasferirsi, ma è proprio a quel punto che la bella Kyoko fa la sua comparsa…

Opinioni e commenti

Continuano le avventure dell’ormai disperato Godai, il nostro protagonista di Maison Ikkoku che, ormai, per disastri e fraintendimenti è ormai diventato il Fantozzi dell’opera della Rumiko. Maison Ikkoku continua con il suo ritmo leggero e costante, proponendoci una serie di storielle capitolo per capitolo che aumentano sempre di più la nostra concezione dei personaggi principali e il rapporto fra l’amministratrice e Godai. Un tira e molla che va avanti anche troppo, si potrebbe dire, ma la sceneggiatura di Rumiko Takahashi riesce, a differenza di altre opere dallo stampo molto simile (come Inuyasha) ad intrattenere il lettore ed ha farlo entrare ancor di più nella vicenda.

L’amministratrice, che in questi volumi più che mai incarna la bellezza della giovane giapponese pura e cordiale, con il suo ormai classico tocco di eleganza, si fa spazio sempre di più nei nostri cuori con un lento cambio di gestione del suo personaggio. Se nel primo volume l’abbiamo vista sì vicina, ma anche distante dal povero Godai, in questi ultimi numeri la sua distanza nei suoi confronti, soprattutto a livello emotivo, diminuisce ad ogni pagina. Nonostante ambia ancora in mente il suo ormai defunto marito, il cuore dell’amministratrice inizia ad essere “corrotto” dall’idea di aprirsi a Godai, che dal canto suo continuerà la sua corte a forza di gag un po’ vecchio stile, ma che alla fine funzionano sempre.

La comicità vecchia ma classica della Takahashi funziona più che mai in Maison Ikkoku, rivelando la sua potenza da cult indimenticabile delle commedie romantiche, facendo scuola ad altri fumetti dei nostri tempi che non riescono a raggiungere la stessa qualità. Se da un lato le situazioni sono gradevoli come quelle di Lamù e l’amministratrice continua ad essere la bellezza che tutti vogliamo, il fumetto in sé risente della sua lunghezza, portando a ripetere occasionalmente dei concetti già trattati e rallentando tutto il meccanismo che ce lo aveva fatto apprezzare fino ad ora.

Fortunatamente, così come il passare dei volumi, anche il tempo effettivo del racconto passa di volume in volume, portando i protagonisti a maturare sempre di più, aggiungendo, soprattutto a Godai, nuove esperienze soprattutto grazie al suo tirocinio da insegnante. Dare delle responsabilità ad un personaggio è effettivamente il modo migliore di testare quanto sia maturato nel corso della storia oppure semplicemente quanto ancora potrebbe maturare. È il caso di nominare GTO, dove Onizuka, anch’egli passato da zero a eroe del corpo insegnanti, è maturato in modo esponenziale dalle sue prime battute della storia. Questo è per sottolineare il fatto che, incrociando le dita, Godai possa godere di un’ulteriore evoluzione e maturazione, portando ad allontanarsi dal suo lato frivolo e a tratti perverso da adolescente verso un modo di fare più adulto e serio. Magari è proprio quello che gli manca per appropriarsi definitivamente del cuore della sua amata.

In ogni caso, la parte centrale di Maison Ikkoku non delude e si dimostra ancora una delle opere (se non l’opera) migliori di Rumiko. Seppur nei disegni non vi sia alcun particolare cambiamento, la costanza che l’autrice dimostra nella gestione e nella creazione di ogni tavola è degna di nota, seppur ovviamente usando sempre uno stile datato che, nel periodo in cui è uscito, aveva sicuramente un impatto maggiore sul lettore. In definitiva, non possiamo aspettarci altro che un gran finale per questo fumetto. Speriamo solo che mantenga le aspettative.

Autore:Rumiko Takahashi
Editore:Star Comics
Genere:Commedia sentimentale
Prezzo:7.00€
Data:2015

Sull'autore

Gabriele Gemignani

Dare la propria opinione è importante. Ascoltare quella degli altri lo è anche di più, del resto, due teste funzionano meglio di una, anche se vanno in contrasto.

Instagram