Le microtransazioni sono un problema nel mondo dei videogiochi? Parliamone

La Terra di Mezzo: L'Ombra della Guerra

Siamo nel cuore dell’autunno. E, ormai, si sa: questa è la stagione più calda del mondo dei videogiochi. E per certi versi anche scottante. Che in questo mondo ci siano dei problemi evidenti è inconfutabile, e mettere la testa sotto la sabbia non aiuterà certamente a risolverli.

Insomma, per dirla in breve, è successo che in occasione dell’uscita de La Terra di Mezzo: L’Ombra della Guerra, è arrivata come una doccia fredda l’ennesima ondata di polemiche circa le microtransazioni e anche le cosiddette loot box da parte di una fetta consistente di giocatori. Per fortuna, subito dopo questo boicottaggio generale, sono arrivate le prime risposte ufficiali da enti come ERSB e PEGI, che hanno analizzato le meccaniche e valutato il peso che queste assumono nell’industria, arrivando a comunicare una volta per tutte che non sono equiparabili a un gioco d’azzardo.

Quindi, dove starebbe il problema? Riflettiamoci un attimo: partendo dalla sua definizione di base, sappiamo che le microtransazioni garantiscono l’ottenimento di beni materiali pagando con una valuta reale ma anche quella in-game, che non si applicano solo ai free-to-play. Queste vengono criticate aspramente dai giocatori, poiché convinti che tale pratica “costringa” loro a dedicarsi a un grinding esasperato per raggiungere determinati traguardi e obiettivi. Beh, ci sono team assetati dalla voglia di speculare – non v’è dubbio; e se la mettiamo sotto un piano etico, allora potrei darvi anche ragione. Ma fino a un certo punto.

Loot Box
Per ERSB e PEGI, le loot box non vengono considerate come un gioco d’azzardo

Tornando a noi, dalle parecchie recensioni dedicate a L’Ombra della Guerra, e scritte peraltro dai diversi redattori delle testate internazionali come Eurogamer, IGN e così via, che ho avuto piacere di leggere negli ultimi giorni, ci viene sottolineato che le microtransazioni non vanno ad inficiare sull’ottima esperienza di gioco; e che si possono evitare senza complicazioni. Infatti, ci sono gli scrigni che possono essere benissimo aperti con le monete virtuali del titolo stesso. Insomma: perché bisogna dare adito a (s)considerazioni pregiudiziali? Le microtransazioni sono un elemento accessorio e facoltativo; e possono rappresentare un vantaggio, ma non un vantaggio assoluto. Nel caso de L’Ombra della Guerra, si tratta di un elemento pressoché “sano” e per niente collaterale. E so per sicuro che così avverrà anche con Assassin’s Creed Origins e Star Wars Battlefront 2.

Quello che c’è da aggiungere, inoltre, è che il prezzo della copertina dei videogiochi non è aumentato nel corso degli anni, mentre i budget sì. Se osserviamo attentamente il tasso di inflazione, che ha la funzione precisa di variare inesorabilmente nel tempo, ci accorgiamo che tutto diventa più complicato. Realizzare un gioco, che venda milionate di copie, esige costi sempre più alti. Il mercato e il potere di acquisto dei consumatori cambiano. Quindi, nonostante siano colpiti dall’inflazione, gli sviluppatori sono consapevoli che un’impennata dei prezzi non li favorirebbe in alcun modo. Consapevoli che non c’è altra via di uscita, sennonché omologarsi alle – giuste e attuali – tendenze del mercato, che in questo caso fanno di questi modelli una delle leve principali, in grado di poter reggere il confronto con le enormi e fisiologiche spese di produzione di ogni Triple A che si rispetti.

Alla fine dei conti, basta tener presente che le microtransazioni si traducono spesso in buon investimento di tempo – che molti di noi non ne hanno molto come i più giovani. L’importante ognuno si diverta come meglio crede, o come può.

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