Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato – Recensione

Il 27 maggio 1986 era un punto di partenza per una delle più memorabili e indimenticabili saghe ruolistiche nipponiche nell’universo dei videogiochi: Dragon Quest, il padre dei j-RPG oggi trentenne, riconosciuto in madrepatria come uno dei franchise più rappresentativi tanto da divenirne un simbolo. Quest’enorme successo riscosso va attribuito a Yugi Horii, sollecitato dall’aiuto di Akira Toriyama e Koichi Sugiyama, che aveva saputo innovare e trapiantare il concetto di un genere allora greggio in Oriente.

Negli ultimi tre decenni la serie ha raccolto circa quaranta titoli diversi che hanno contribuito ad accrescere la sua fama, molti dei quali erano riusciti a varcare il nostro territorio. Tra quelli che non avevano messo finora un piede in Europa -al di là degli Stati Uniti- ricordiamo con perspicacia il settimo capitolo. “Meglio tardi che mai”, afferma un proverbio: ebbene, a distanza di quasi tre anni dal rilascio nipponico, Square Enix pubblica anche sul nostro suolo il celebre remake sotto il nome di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato.

Tra passato e presente

La narrazione di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato è una metafora per i giocatori di vecchia scuola: in effetti, si potrebbe interpretarla come il recupero di un passato di un videogioco dimenticato. A ogni modo, l’avventura ha inizio quando il nostro eroe principale Auster, con il principe Kiefer e Maribel, intraprenderà un viaggio nel tempo con lo scopo di ristabilire l’ordine nel passato dimostrando che la loro terra -qual è Estard- non è l’unica esistente al mondo.

Per compiere minuziosamente tale gesto di coraggio, gli intrepidi personaggi si troveranno costretti a raccogliere una serie di frammenti di tavolette magiche che, una volta scovate, permetteranno di incamminarsi verso nuove aree al fine di lottare contro le forze del male. A onor del vero, se attendete un comparto narrativo gremito di intrecci avvincenti, colpi di scena immediati e temi più elaborati, il remake non si prospetterà essere un videogioco compatibile a queste esigenze.

La storia non è cambiata di una virgola rispetto a quello sperimentata nella versione originale. L’RPG si prende comunque il suo tempo per raccontarsi, attraverso un ritmo -e un prologo- decisamente lento: ciò si riflette sui numerosi imprevisti che si verificano lungo il percorso e, naturalmente, le miriadi di dialoghi che si innescano a volontà. Si tratta di una trama risolutamente lineare, costituita da una sfilza di microstorie autoconclusive.

Nel mentre che si sbloccano nuove isole da visitare, il tutto grazie alle ricostruzioni delle tavolette, ognuna di queste finirà per rappresentare una sorta di tappa singola nella quale si svolgerà un evento determinante per la progressione narrativa. Per elargire un finale alla portata di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato serviranno nientemeno che una cinquantina di ore, molte di più se la nostra attenzione verrà riversata soprattutto alle missioni opzionali.

Operazione di svecchiamento: compiuta!

Il sistema di combattimento non è per niente sradicato, anzi rimane quasi identico e di vecchio stile. I ragazzi di ArtePiazza hanno pensato bene di svolgere un’operazione di rimodernamento per snellire alcuni fattori travaglianti del gioco. Ebbene -come nell’acclamato Chrono Trigger- una delle novità di Dragon Quest VII per Nintendo 3DS è contrassegnata dall’apparizione dei nemici sullo schermo, implicando in questo modo la possibilità di schivarli quanto meglio riteniamo opportuno farlo.

Ciò nonostante, proporre alla platea di nuova generazione ancora i combattimenti a turni è oggi un rischio non da poco. All’inverso, è in grado di far evocare un bagliore di nostalgia ai più old school. Pur trattandosi di un J-RPG di alto spessore votato dalle sue meccaniche e qualità ancestrali, ci sono alcuni crudi difetti che attanagliano il remake, che vanno dal backtracking tedioso e un po’ fine a sé stesso a un grinding poco ridimensionato.

dragon quest vii: frammenti di un mondo dimenticato

Le battaglie si svolgono quindi a turni e con pochi comandi basilari: attacco, magia, difesa, oggetti e così via. E saranno destinate a subire una variazione dopo un buon numero di ore di gioco, nel momento in cui si sbloccheranno le vocazioni, nonché classi alle quali l’eroe e gli altri compagni potranno adempiere a nuove magie ed abilità. Questa struttura rimembra quella di Dragon Quest IX: Le Sentinelle del Cielo, ove nel caso in cui un personaggio raggiunge un specificato rango in alcune vocazioni farà sì che ne sblocchi altre più confacenti. Nelle fasi più avanzate della run saranno pressappoco utili, a dire il vero indispensabili, per le proprie statistiche e i parametri. Ne vengono riportate oltre cinquanta, poche delle quali già disponibili entro la prima parte dell’avventura e ognuna contenente un costume appropriato.

Oltre alle classi di personalizzazione, ognuno dei nostri eroi sfoggia le sue peculiarità: Kiefer è molto potente fisicamente e ha una vigorosa personalità; Maribel è la più stravagante ed è nota per i suoi attacchi magici a dir poco efficaci; Gabo, un ragazzino che nasconde un grande segreto, tra cui una spiccante forza fisica da una natura animale; Melvin, un anzianotto ma un esperto paladino e degno compagno di viaggio; infine, Aira, una spadaccina permeata da un incredibile fascino e proveniente da un’antica tribù. Ecco, ognuno dei soprammenzionati personaggi che sfilano davanti a noi, contribuirà a fornirci un’assistenza sia nelle battaglie che nelle missioni secondarie.

A tal proposito, Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato offrirà anche diversi minigiochi che amplificheranno la sua longevità complessiva. Quelle propostoci – oltre agli enigmi e ai puzzle- riguardano quelli dedicati ai casinò, slot machine e altri di tal modello.

La quintessenza del J-RPG

Per mezzo dell’implementazione dello StreetPass, è possibile elencare altre novità legate a Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato: tra le caratteristiche di rilievo appare un’inedita possibilità di scambiare i dungeon con altri utenti, nel tentativo di scovare infrequenti mostri da reclutare nel party secondario; ma anche di allevarli all’interno del Parco dei Mostri. Per coloro che non possono concedersi l’occasione di condividere la propria esperienza con gli amici, potrà in ogni modo ricorrere a una specie di StreetPass “offline” e usufruire al contempo dei vantaggi extra. Un ottimo modo per combattere la noia e per incrementare il tasso di divertimento.

Se la versione base di Enix contava su un modello grafico prettamente bidimensionale, non potremmo che essere ammaliati dallo sforzo di ArtePiazza nel fare affidamento a un engine che ha permesso di conseguire un risultato stupefacente. Sì, per la ricreazione di un mondo riverendo i principi della tridimensionalità. Certamente non nasconde i suoi lati tecnici negativi, tra cui i numerosi effetti pop-up durante l’esplorazione. L’ottimo level design per mano dell’egregio Akira Toriyama, tuttavia, viene accompagnato da una colonna sonora fantastica, con un tocco medievale, e in sintonia con i diversi momenti di gioco.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato è una scommessa vinta fin dall’inizio, uno dei migliori capitoli della serie e un’opera indimenticabile per gli appassionati di un genere sull’orlo di un evidente declino. È la dimostrazione di come dalle nostre parti una tipica formula arcaica possa essere perfettamente fruibile anche oggi stesso. Un J-RPG incorniciato da una sceneggiatura da prassi per quanto riguarda la trentennale serie, da un’aggiunta di succose novità e aggiustamenti mantenendo con ordine i suoi lineamenti e da un lieve svecchiamento riuscito. L’arte di Toriyama brilla in tutto il suo splendore, tanto quanto il comparto audio, benché a livello tecnico soffra di alcune imprecisioni grossolane. Meno attraente per i neofiti, un must per gli amanti del classico e intramontabile genere.[/stextbox]

Sull'autore

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi.

Instagram