Horizon Zero Dawn – Recensione

Ci sono alcun prodotti fatti per stupire. Anche nel mondo videoludico, alcuni giochi sono perfetti per sbalordire i giocatori grazie alla loro potenza grafica o tecnica. Altri puntano molto sulla componente narrativa, ma il succo rimane sempre lo stesso: creare il senso di meraviglia nel giocatore. Il team di Guerilla Games dal canto suo ha cercato di stupirci nell’epoca Playstation 3 dandoci in pasto un secondo capitolo di un titolo che doveva essere una controparte di HALO, Killzone 2. Nonostante al livello tecnico e narrativo il gioco si difendeva bene, la sua struttura e un online pessimo lo resero velocemente appassito. Killzone 3 dal canto suo ha deluso parecchi giocatori grazie alla sua struttura troppo convenzionale e a una storia davvero classica per il genere. I tempi cupi e realistici del secondo capitolo sono stati stravolti e persi con i successivi due, ma Guerilla Games aveva qualcosa di nuovo in serbo. Il nome del nuovo progetto è Horizon Zero Dawn. Annunciato nel corso dell’E3 2015, il nuovo gioco degli sviluppatori ha catturato il mondo intero grazie alla sua componente open world, un’ambientazione particolarmente ricca e una protagonista fresca di stampo. Con la sua uscita, i possessori di una Playstation 4 hanno potuto tastare con le proprie mani quella potenza che si nascondeva in Horizon, un titolo fatto per stupire e ammaliare.

In un’epoca lontana lontana

La storia di Horizon Zero Dawn ha come fulcro, la sopravvivenza. In questo caso quella delle restanti parti della nostra specie. Il gioco è ambientato in un epoca molto distante dalla nostra, in cui le macchine hanno preso la terra e gli umani per sopravvivere sono costretti a vivere in dei villaggi alla stregua degli uomini medioevali. Le persone hanno ormai dimenticato cos’erano le macchine un tempo e a cosa servivano e il nostro periodo viene da loro chiamato: l’epoca di ferro. Le macchine poi non sono dei robot umanoidi, ma sono simili a degli animali e si comportano come tali infatti.
La protagonista della storia è una giovane ragazza della tribu dei Nora, Aloy. Questa viene esiliata fin dalla sua nascita e affidata a un uomo di nome Rost, anch’esso esiliato. Crescendo, la fanciulla desidera sapere la verità suoi suoi genitori, ma per farlo deve prima riconciliarsi con la tribù, superando una serie di prove per tutti i giovani Nora. Anni di allenamento dopo Aloy diventa una cacciatrice (una carica di altissima importanza), ma nonostante questo alcuni della tribù la reputano alla stregua di una feccia.
Grazie a un dispositivo che la protagonista trova da piccola e che chiama Focus, la ragazza ha la possibilità di decifrare quelli che sono i messaggi del passato e di usarlo a mo’ dello sguardo da Witcher o della vista da Batman. Con alcuni gruppi terroristici che le danno la caccia, Aloy dovrà scoprire la verità che si cela dietro alla scomparsa delle civiltà precedenti e di capire come è possibile eliminare le macchine, che rendono la vita degli umani invivibile.
Arriviamo invece al nocciolo del problema riguardante la narrazione. Come per Killzone 3 e Killzone: Shadow Fall il grande problema del gioco risiede nella sua narrazione. La storia ha delle parti intriganti e davvero interessanti, ma i dialoghi non le rendono per niente onore. Talvolta sembra che i discorsi siano stati scritti in modo frettoloso e incurante dei personaggi. La cosa risulta essere ancora più rilevante nelle missioni secondarie, sprecatissime quasi sempre. Le frasi che i personaggi pronunciano a volte sono al limite del sopportabile, altre volte sono banali e fin troppo casuali. Non aspettatevi quindi discorsi realistici alla The Witcher, ma piuttosto discorsi brevi che iniziano fin dalla prima battuta con la richiesta e finiscono con l’acconsentimento tranquillo. Il mondo di gioco poteva essere sicuramente essere sviluppato in modo più preciso e realistico e ci chiediamo se alla Guerilla non conviene cambiare lo sceneggiatore delle loro storie. La longevità del gioco (secondo il nostro stile di gioco) è di circa 30 ore, ma si allunga in maniera incredibile grazie a tutte le missioni secondarie e i collezionabili presenti nel gioco.

Meglio di Rambo

Coloro che sono più avvezzi al cinema, ricorderanno la scena in Rambo 2 quando il protagonista abbatte un SH-3 (che appariva come se fosse un Mil Mi 24 Hind-D) usando l’arco e una freccia esplosiva. Cose simili le abbiamo viste poi in alcuni giochi, tra cui in Tomb Raider. Anche in Horizon l’arco sarà la nostra arma principale, ma nel vero senso della parola però. La quantità di armi è infatti limitata sempre a quelle da tiro (arco, fionda e cosi via), ma sarà altresì possibile prendere le armi dai nemici caduti e usarle per un breve lasso di tempo. A fare la differenza qui sono le munizioni. Abbattere una macchina non è sempre una faccenda da due soldi, ma al contrario. Potrebbe rivelarsi la difficoltà più grande, sopratutto visto che alcuni nemici sono grandi quanto delle piccole case e che il loro armamento sia stato creato appositamente per uccidere.
Le frecce che useremo saranno di svariato tipo. Quelle a impatto o a penetrazioni, capaci di destabilizzare il nemici; quelle incendiarie o ghiaccianti; quelle soniche che servono per rompere la corazza delle macchine e cosi via. Ogni giocatori potrà sfruttare la tattica che gli è più comoda e affrontare il nemico in modo più opportuno. La strategia sarà di fondamentale importanza e ad aiutarci ci saranno altri piccoli gadget. Corde con degli arpioni che inchiodano i nemici a terra, cavi elettrici destabilizzanti e tantissime trappole. Al giocatore verrà data la possibilità per un miglior approccio e vi sveliamo un segreto. Molti dei grandi nemici obbligatori non solo hanno dei punti deboli ben visibili, ma sono battibili tranquillamente sfruttando unicamente l’astuzia e senza rischiare la vita più del dovuto. In ogni caso, il segreto durante un combattimento è quello di non stare mai fermi. Il movimento potrà salvarvi la vita parecchie volte.
Il mondo di gioco in cui si troverà Aloy è un open world post apocalittico in cui saranno presenti tutte le varietà climatiche. Potremo visitare luoghi deserti in cui il verde scarseggia; giungle, che dopo aver divorato le città crescono rigogliose con una vegetazione fittissima e infine, la neve. La cara vecchia neve che ci ha accompagnato durante tutto il prologo e altri capitoli di vitale importanza per la narrazione. Non ci ha stupito molto quest’ultima, che era abbastanza banalotta, ma la vegetazione, quella ci ha travolto come un treno. Le movenze del fogliame, ma sopratutto dell’erba ha qualcosa di sorprendente e ci rende partecipi al 100% del mondo creato dai ragazzi di Guerilla Games. In tutto questo, il framerate è inchiodato fisso a 30 su Playstation 4 normale. Su Playstation 4 Pro è possibile scegliere tra l’opzione 1080p-60fps oppure 4K-30fps.
Purtroppo, con una vegetazione cosi realistica ci aspettavamo anche qualcosa di buono riguardo ai personaggi che popolano il mondo. Quando si entra in una città, non c’è quell’impressione che tutto sia vivo e che i personaggi facciano qualcosa. Tutti sono fermi nelle loro postazioni, raro alcuni spostamenti e ciò svilisce un lavoro che poteva essere eccellente. Creare un open world e poi renderlo abbastanza smorto non è una cosa che ci piace e a questo proposito abbiamo scritto anche uno speciale al riguardo. In un avamposto, non sappiamo se per un bug o meno, tutti i soldati sono semplicemente congelati e non muovono un muscolo.
La vastità dei mondi che racchiudono la morte è un fattore importante secondo il nostro criterio, ma c’è qualcos’altro in un gioco a giocare un ruolo fondamentale: l’intelligenza artificiale. In Horizon Zero Dawn ci sono due tipologie di intelligenza artificiale. Abbiamo chiamato questa divisione: ante e post scoperta. Prima di essere scoperti, tutti gli esseri nel gioco (macchine e umani) si comportano nel modo più sciocco. Potrete attirare 10 nemici in una trappola e nonostante i cadaveri per terra, questi andranno a finire sempre come i precedenti. Sembra quasi che gli avversari non abbiano un vero e proprio algoritmo, ma tutto cambia durante una battaglia. Preparatevi per degli attacchi coordinati su diversi lati e sopratutto, state sempre in guardia con le macchine. Se attaccano insieme, queste provocano danni a non finire e decreteranno la morte del nostro personaggio. Queste due fasi di difficoltà in certi punti stridono parecchio, perché è difficile capacitarsi di trovare un nemico cosi scemo, ma che nel momento successivo coordina un attacco contro la tua persona in modo veloce ed efficace.

La definizione di un miracolo

La definizione degli oggetti si sapeva già da tempo che sarebbe stata ottima, ma il risultato finale stupisce ugualmente. Trattandosi di una console e non di un PC iper performante, il livello del dettaglio e in generale, quello grafico, è probabilmente il migliore presente sul mercato in questo momento. La stabilità portata dal motore non è semplicemente funzionale, ma è sorprendente e vorremmo vedere più titoli cosi in futuro dal lato grafico. Lo stupore accompagna il giocatore dalle prime battute, con un Aloy neonata, fino alla sua maturazione. Ogni personaggio sembra quasi vivo e con la modalità FOTO e il filtro B/N, il divario tra il finto e il vero è davvero impercettibile. Le espressioni facciali hanno forse qualche incertezza, ma sono cose piccole e impercettibili, fino a risultare nulle, se paragonate al resto.
L’ambiente di gioco, come dicevamo prima è molto realistico e per questo porta con se delle particolarità non da poco. Il clima è sempre variabile e sopratutto grazie al nostro spostamento, non sarà difficile imbattersi in una nebbia fittissima o nella pioggia a catinelle. Questo non influisce sulle statistiche del personaggio chiaramente, ma dona un senso di immersione massimo. Il ciclo giorno e notte è completamente in tempo reale e guardando il sole o la luna è possibile vedere il loro tragitto. L’illuminazione in generale si attesta sempre su dei livelli ottimi, creando delle ombre realistiche e dettagliate.
Una parte davvero importante del titolo è senza dubbio la colonna sonora. Grazie a questa è possibile immergersi in un mondo e viverlo appieno. La colonna sonora, se fatta bene, accompagna il giocatore a distanza di anni. Basta sentire un brano per sentire di nuovo quelle sensazioni, rimaste sopite all’interno del cervello. Horizon Zero Dawn è sicuramente un titolo che ha questa capacità, grazie a una colonna sonora composta da 80 brani. Alcuni semplici, ma funzionali e altri elaborati e coinvolgenti. Ogni brano è ci farà sentire nostro il mondo di gioco, creando la giusta alchimia.

Il razzismo tematico

Giocando a questo, primo (speriamo) titolo della nuova (speriamo) saga, ci siamo imbattuti in alcuni argomenti molto attuali. Il gioco è ambientato in un futuro remoto, in cui le macchine ci dominano. Un mondo distrutto dalla nostra superbia e dall’ego smisurato, che ci ha portato sulla Luna e successivamente alla morte. Il tema della natura e del suo funzionamento è il cardine principale su cui si poggia l’intera trama. Il rispetto verso ciò che è vivo per alcune tribù nostrane è una cosa normale ed è cosi anche per il gioco. Guardando tutto questo da un punto di vista più analitico, non è difficile intuire il nostro fragile rapporto con tutto il resto presente nel mondo. Il tema è stato ultimamente affrontato anche nella seconda stagione dei documentari BBC, Planet Earth II.
Altra tematica di grande rilevanza è rappresentata da quello che Karl Marx chiamava “l’oppio dei popoli”, la religione. In un mondo futuristico, ma allo stesso tempo preistorico il Dio per come lo conosciamo noi non esiste più. Questo non vuol dire però che non esistono più le religioni. Le maledizioni e l’ira degli dei sembra essere nuovamente un fattore principale del mondo, ma le divinità sono rappresentate dalle nostre creazioni. Macchine rimaste dormienti, in attesa di qualcuno che le risvegliasse. È facile confondere un comando del computer con un ordine divino finché si vive nell’ignoranza. Allo stesso modo è facile confondere un avvento climatico con un segno divino.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]I ragazzi di Guerilla Games hanno tirato fuori un prodotto fresco e nuovo. Un gioco che entrerà nella storia quasi sicuramanente, Horizon Zero Dawn. La trama ci catapulterà lontano nel futuro, dove le macchine dominano il mondo e gli umani vivono raggruppati in tribù. Aloy, la nostra giovane protagonista, ha tutto il potenziale per diventare un personaggio di spicco nell’industria videoludica. Non è tutto oro quel che luccica però e la storia ha dei punti oscuri, rappresentati da dei dialoghi fin troppo superficiali.Il gameplay all’interno del mondo di gioco è invece qualcosa di nuovo e potrebbe essere un pilastro per le prossime produzioni di Guerilla. Anche al livello grafico, ci troviamo davanti a qualcosa che non ci farà rimpiangere di non avere un computer. Segno che una buona ottimizzazione vale più di mille euro di potenza bruta.[/stextbox]

Sull'autore

Rostislav Kovalskiy

Rostislav Kovalskiy

Un giovane appassionato del mondo videoludico e di tutto ciò che lo circonda. Cresciuto con i videogiochi e libri tra le mani ha deciso di unire la sua passione per la scrittura con quella per i videogiochi ed ecco perché si trova qui.