Lost Sea – Recensione

Il roguelike è un genere che attirava solo una piccola fetta di giocatori. Negli ultimi anni molti sviluppatori indipendenti hanno riportato in auge questo stile conferendogli un ruolo di prestigio nel settore videoludico attuale. Non più restrittivo, il roguelike è divenuto col tempo un insieme di elementi saldamente associati ad esso, che discernono da quelli comuni sotto cui il genere era abituato a offrire: per citare la generazione procedurale, la morte permanente o l’attribuzione casuale degli oggetti.

Capolavori indie di grande levatura come The Binding of Isaac, Spelunky o Dwarf Fortress, hanno confluito molti aspetti al genere. L’appetito ha tendenzialmente spinto molti altri sviluppatori indipendenti a emulare il successo di simili titoli, non riuscendo però a instaurare un dialogo significativo con il giocatore. Lost Sea, titolo sviluppato da Eastasiasoft, ne è difatti una prova: uscito il 5 luglio, ci troviamo di fronte a un roguelike che intriga per il suo stratificato tema, ma non per le sue meccaniche.

Sopravvivenza nel Triangolo delle Bermuda

Lo scenario di Lost Sea è relativamente semplice. Ci troveremo sperduti su un’isola del Triangolo delle Bermuda. Selezionando un eroe tra gli otto disponibili e reclutando un equipaggio di sopravvissuti che ci possono essere di aiuto durante il percorso, il nostro obiettivo è di setacciare ogni isola e navigare le acque dei mari affinché si possa trovare una via di fuga.

Non aspettiamoci un comparto narrativo complesso ed estremamente articolato, in quale modo al sistema di combattimento. Una volta proiettati verso una determinata isola generata casualmente, bisognerà esplorare le intere zone per scovare tavole di pietra e riportarli sulla barca, che consente in questo modo di accedere alle isole successive e superarle con una difficoltà più innalzata. Guarniti di un machete, strumento indissolubile che ci segue per tutta l’avventura, è nostro compito difenderci da una varietà di nemici e ostacoli. Ognuno di loro ha un proprio modo di assalire ed è necessario osservare le sue mosse e di conseguenza subire meno danni possibili.

Avventura a generazione procedurale

Questo perché Lost Sea è un gioco molto impegnativo: per fortuna i controlli di gioco sono reattivi e fluidi, rispondono ottimamente all’azione e la visibilità isometrica compensa tale vantaggio. In correlazione a questi aspetti, non ci esimiamo dal menzionare un’intelligenza artificiale strutturata adeguatamente ai nemici, ma pessimamente ai compagni di supporto. Sì, perché nel corso dell’avventura saremo accompagnati da alcuni sopravvissuti, reclutati da noi, con un determinato talento in particolare: alcuni sono esperti nel costruire i ponti, altri nel scavare in specificati luoghi. Sotto questo dolente profilo, come rammentato poc’anzi, i compagni di supporto non partecipano attivamente alla battaglia e si limitano a rannicchiare nell’attesa di essere aggrediti.

E questo è incredibilmente fastidioso, in quanto significa che un nostro qualsiasi superstite potrebbe esserci d’intralcio. A volte rimangono bloccati in diversi angoli e bordi, a seguito del tentativo di seguire un percorso rettilineo. Incrementano ulteriormente il tasso di frustrazione anche la mancanza di un vero e proprio sistema di salvataggi dati e una difficoltà impennata e poco bilanciata.

Se il primo arcipelago non richiedeva perlomeno molta attenzione, un senso di frustrazione decolla avanzando. Rigorosamente orientato verso l’azione, il titolo di Eastasiasoft integra anche piccoli elementi RPG: sconquassare i forzieri ci consente di raccogliere l’oro necessario per migliorare la barca, uccidere i nemici invece per racimolare punti esperienza che facilitano la giocabilità – non troppo.

lost sea

Tecnica e grafica

Le varie isole da esplorare sono tipicamente distinte in quattro aree corrispondenti alla giungla, al deserto, alle paludi e alle montagne innevate. Questo aspetto ci desta spesso una percezione di ritrovarci negli stessi ambienti. La longevità di Lost Sea non è elevata: può essere terminato semplicemente in una dozzina di ore. Alla fine, l’obiettivo resta tuttavia quello di sconfiggere ogni boss situato in ciascuna area disponibile: il rischio incombente è malgrado ciò di interagire con un sistema di gioco perfidamente ripetitivo e poco efficace.

Graficamente la produzione è valida in quanto nitida e senza cali di fotogrammi. Gli unici problemi visivi sono contrassegnati da una carenza di interfaccia hud, opprimendoci a utilizzare continuamente il touchpad per visualizzare la mappa. Bisogna considerare, a onor del vero, una colonna sonora decisamente apprezzabile e orecchiabile.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Tra un’ispirazione e l’altra, Lost Sea aveva il potenziale per agguantare l’immenso valore degli altri indie solidi. Il che è un peccato grande: la sua tematica piratesca era stuzzicante, accattivante e vivace. Allo stato attuale resta una creazione semplice e divertente ma in grado di frustrare pesantemente. Consigliato senza troppi crismi agli amanti del genere.[/stextbox]

Sull'autore

Luigi Fulchini

Studente e uno dei fondatori di HavocPoint.it. Scrive di videogiochi.

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