Resident Evil 7: Biohazard – Recensione

A seconda della vostra età, il nome Resident Evil vi rievocherà sicuramente ricordi diversissimi tra loro, quali sono i vostri? I fasti del primo capitolo, che ha settato gli standard del Survival Horror, che tanto amavamo nonostante i suoi infernali controlli e le sue odiose telecamere? Il periodo immediatamente successivo, dove a due ottimi seguiti si affiancavano spin off davvero indecenti? Eravate tra i pochi possessori di un Dreamcast all’epoca di Code Veronica, o di quelli che avevano il Gamecube quando quella sfortunata console propose il bellissimo quarto capitolo in esclusiva temporanea? Forse siete arrivati dopo ed avete recuperato con calma i vecchi classici, odiandoli a morte o amandoli alla follia? Potreste addirittura essere tra quelli che hanno fatto del brutto quinto capitolo il più grande successo commerciale della serie… e no, del 6 non vogliamo proprio parlare.

In qualunque modo vi siate avvicinati ad essa, questa serie è sempre stata legata a doppio filo a tutta la Storia del genere horror nei videogiochi, con tutti i suoi pochi momenti di vera gloria e gli innumerevoli buchi nell’acqua. Qualcosa tuttavia sta cambiando; con la morte della saga rivale Silent Hill, l’epopea della Umbrella si ritrova sulle spalle le aspettative e le speranze dei molti fan dell’horror made in Japan. Capcom avrebbe sfruttato il vantaggio producendo un gioco appena decente che avrebbe comunque venduto grazie al suo blasonato nome, o avrebbe accolto questa responsabilità con una lettera d’amore per i fan?

Resident Evil VII

La paura non si ferma mai

Quando durante l’ultimo E3 fu finalmente presentato Resident Evil 7: Biohazard, metà degli spettatori hanno pensato ad un clone di Outlast, mentre l’altra metà ad un furto di idee a danno di Silent Hills, il gioco abortito da Konami di cui abbiamo avuto solo un meraviglioso assaggio in forma di Playable Teaser; il bello è che avevano tutti torto, e la soluzione più semplice, così semplice che non ci aveva pensato nessuno, si è rivelata corretta: Resident Evil 7 è un vero Resident Evil, e per giunta uno di quelli belli! Telecamera e zombi a parte, gli elementi classici che tutti abbiamo amato sono tutti presenti: l’ansia di un inventario limitato, enigmi ma mai fuori posto, mai percepiti come un’aggiunta per allungare il brodo, armi tanto potenti quanto limitate dalla scarsità di munizioni, il timore di un attacco che potrebbe arrivare in ogni momento e soprattutto da ogni direzione… persino le classiche scene di apertura delle porte trovano in Resident Evil 7 il loro spazio. A prescindere da quanto grossa sarà l’arma che impugneremo, non riusciremo mai a liberarci dalla sgradevole sensazione di essere noi la preda. Anche quando vedremo cadere esanime un boss, non potremo fare a meno di chiederci se sarà davvero l’ultima volta che dovremo “ucciderlo”.

Sembra strano, ma la paura per definizione, pur essendo forse il sentimento più primordiale dell’uomo e di tutto il mondo animale, da assuefazione, ed ha bisogno di una costante evoluzione per essere efficace. Essa fa leva sul senso di pericolo, sul coinvolgimento fisico ed emotivo, sulla terribile sensazione di non farcela, ma soprattutto sull’ignoto. Non siamo più gli spaventati spettatori dei primi cinematografi, che scappavano dalla sala mentre sul telone veniva proiettata una locomotiva diretta verso di noi, sappiamo dove finisce lo schermo e dove inizia la realtà. Non siamo nemmeno i giocatori che trovavano i pochi pixel che componevano i demoni del primo DOOM delle figure spaventose, purtroppo o per fortuna siamo molto meno sensibili di allora. Cosa più importante, non siamo neppure dei novellini del genere horror, non sappiamo più spaventarci davanti all’ennesima orda di lenti zombi, né tantomeno alle orde di zombi corridori, o agli zombi in generale, proprio perché li abbiamo affrontati in tutti i gusti e in tutte le salse, e semplicemente, ci abbiamo fatto il callo; lasciamoli a godersi la meritata pensione combattendo contro patate e girasoli nei giochini simpatici per mobile. Capcom le sa queste cose, e per farci paura le pensa davvero tutte: largo alla visuale in prima persona, magari col VR, via libera ad una famiglia di amabili psicopatici cannibali, posseduti e quasi invincibili, riempiamo gli spazi vuoti con un’inventari ansiogeno, mostri minori rari ma di grande impatto nelle loro entrate in scena, e a boss battle variegate e della durata di ore. Pronti alla paura?

Resident Evil VII

I mostri della palude

Ethan, protagonista senza volto (o magari con il nostro volto), di Resident Evil 7, a tre anni dalla scomparsa della moglie, riceve una mail dalla consorte che lo porta ad indagare su una strana casa coloniale nel bayou della Louisiana. Tra le sue paludi ed lenti fiumi, Ethan trova un furgone abbandonato appartenente ad una piccola troupe televisiva (chi ha giocato la demo sa di cosa stiamo parlando) e la borsa della moglie con tanto di patente (dopo tre anni? Mah); invece di chiamare immediatamente la polizia, il nostro sprovveduto protagonista si addentra in una casa molto accogliente (per le blatte), zeppa di cibo in putrefazione, prove di atti di crudeltà sugli animali, e dulcis in fundo, un cadavere in cantina. Pochi minuti dopo, il testardo Ethan si ricongiunge con la moglie, tenuta prigioniera, ma… tutto il resto è spoiler.

Lasciatevi dire però che le molte sospensioni dell’incredulità che dovrete digerire all’inizio del gioco saranno ampiamente ripagate da una storia che, anche se certamente non originale, riesce sicuramente ad essere immersiva e varia nelle sue situazioni. Intendiamoci, per tutto il tempo saremo braccati da uno dei membri della famiglia Baker, ma le loro personalità, i loro attacchi ed i loro movimenti vi faranno sentire come i protagonisti dei più famosi film horror, da “Le Colline hanno gli Occhi” ad “Alien” passando per “Saw” e “La Cosa”. E no, niente Romero stavolta. Il gioco si prende anche la libertà, tramite documenti ed indizi, di lasciare in giro informazioni che se collegate correttamente sveleranno in anticipo uno dei maggiori colpi di scena della trama; forse Capcom pensava che il senso di soddisfazione del giocatore perspicace avrebbe ripagato lo “spoiler”, ma noi non siamo d’accordo.

Ombre giapponesi

Resident Evil 7 fa paura anche in senso figurato, sotto il punto di vista del comparto tecnico. Grafica quasi fotorealistica, buone texture e audio immersivo ci accompagneranno per tutta la durata, non eccessiva, del gioco. A parte pochissime compenetrazioni, non abbiamo riscontrato nessun bug, e sottolineiamo, nessun bug, nel corso delle due run che abbiamo giocato. Tale cura si paga con un caricamento iniziale lento, e con caricamenti “post-mortem” un po’ più brevi. Anche giocare uno dei livelli “flashback” registrati sulle videocassette che troveremo in giro, porta ad una lunga permanenza su una schermata di attesa, fondamentalmente Resident Evil 7 preferisce fare le cose lentamente, ma in modo certosino, e vista l’assenza di caricamenti in fase di transizione tra stanze ed edifici, consideriamo questo aspetto un male necessario e tutto sommato sorvolabile. Menzione speciale alle ombre: vi assicuriamo che non abbiamo mai visto un lavoro migliore con le sagome e l’illuminazione, tanto che una piccola serie di enigmi si basa proprio sul proiettare correttamente l’ombra di strane figure per comporre la giusta sagoma su un quadro.

[stextbox id=”alert” caption=”COMMENTO FINALE”]Nemici memorabili, epici scontri con i boss, ambientazione agghiacciante, storia che nonostante un avvio zoppicante si riprende alla grande, il tutto contornato da un lavoro tecnico davvero mirabile, rendono Resident Evil 7 un capolavoro assoluto, un gioco che ci sentiamo di consigliare anche a coloro che evitano i giochi horror perché sanno ancora spaventarsi, anche a costo di affrontarlo a difficoltà minima. Vi regalerà un senso di coinvolgimento ancora più accentuato, rendendo la dozzina di ore necessarie a completarlo, un’esperienza che ricorderete per tutta la vita. Non è un gioco perfetto, sia chiaro, ma ci va dannatamente vicino. Ah, e ricordatevi del DLC gratuito in arrivo nei prossimi mesi, noi ci saremo, e voi?[/stextbox]

Sull'autore

Michele “Azzie"

Michele “Azzie"

Ho la straordinaria capacità di inventare cose che già esistono e di dire cose incredibili che diventano ovvietà pochi anni dopo. Inoltre mi piacciono i videogiochi, motivo principale per cui scrivo qui.