Dynasty Warriors 9 – Recensione

Dynasty Warriors 9

Era da molto tempo che non mettevo le mani su un Dynasty Warriors o, più in generale, su un musou. Senza alcun dubbio quando parliamo di questo genere, Omega Force (e, ovviamente, Koei Tecmo) è un’assicurazione. Con questo nono capitolo, gli sviluppatori hanno voluto mettere sul piatto una novità di tutto rispetto: l’introduzione della meccanica open-world. Una novità che mi ha incuriosito molto in verità. In più, come sempre, Dynasty Warriors è un ottimo titolo per scaricare lo stress, anche se il genere lamenta da molto una certa ripetitività di fondo. Sarà riuscita Omega Force con questo nono capitolo a far rinascere il genere? Vediamolo insieme.

C’erano una volta in Cina tre regni…

La saga di Dynasty Warriors, solitamente, non trascura molto il punto di vista narrativo. Devo ammettere che la storia – raccontata in tredici capitoli – vissuta in questo gioco, ha saputo intrattenermi e darmi quella voglia di vedere cosa sarebbe successo poi. Questa, si ispira liberamente ed ancora una volta al Romanzo dei tre regni cinese. La vicenda può essere vissuta tramite gli occhi di uno dei tanti personaggi disponibili, anche se inizialmente la scelta si limita a tre. Personalmente, ho deciso di affrontarla in compagnia di Liu Bei, quello che tra i tre potrebbe esser definito un “novellino”. Per portare al termine la sua campagna ho impiegato una ventina d’ore che, se moltiplicata per i quasi 80 personaggi disponibili, rende il gioco parecchio lungo da portare a termine al 100% e scoprire tutte le (minime) sfaccettature presenti. In ogni caso, il gioco ci racconta di un complicato intreccio politico fatto di grandi alleanze, tradimenti e guerre mastodontiche che si lascia seguire piacevolmente. Non c’è uno schieramento che prevale sugli altri in quanto a protagonismo, tutto dipende da quale decidiate di supportare.

Uno dei tanti esempi di architettura tutta orientale.

“All your base are belong to us”

Come già detto in apertura, l’aggiunta di una meccanica open world mi ha incuriosito molto, facendomi però sorgere anche qualche dubbio. Alla fine, il gioco ha saputo sia saziare positivamente la mia curiosità, spazzando via i miei dubbi. Partiamo, però, con ordine: il gameplay è rimasto essenzialmente lo stesso. Siete un generale contro una miriade di soldati la cui intelligenza artificiale lascia un po’ a desiderare. Il più delle volte infatti resteranno fermi a farsi menare senza reagire minimamente. La monotonia negli scontri è sempre dietro l’angolo, tuttavia una sorta di soluzione al problema c’è ed è cambiare arma. Potrà sembrare strano, ma cambiando arma cambieranno anche le combo a vostra disposizione e questo vi darà l’impressione di star provando qualcosa di nuovo. Tuttavia, non vi aspettate una completa rivoluzione.

Riprendendo da dove avevo lasciato, Dynasty Warriors 9 ha avuto uno strano impatto con l’inserimento dell’open world. Infatti, la meccanica mi è sembrata così naturale che pareva far parte dei musou da sempre con tutti i pro e i contro derivanti da ciò. Infatti, se da un lato si sposa molto bene con il gioco, dall’altro non porta quella ventata d’aria fresca che male non avrebbe fatto. Inoltre, il mondo aperto pecca lì dove fin troppi degli open world moderni scoprono il fianco. La mappa è enorme: percorrerla da un lato all’altro vi porta via tantissimo tempo, ma, salvo accampamenti di banditi e basi, il mondo resta parecchio vuoto. Omega Force ha anche cercato di occidentalizzare Dynasty Warriors 9 introducendo delle attività collaterali che ritroviamo spesso nei GDR di quest’altro lato dell’emisfero.

Nel gioco potremo, per esempio, andare a caccia, pescare e raccogliere materiali, ma ognuna di queste tre attività non può esser definita perfetta. La caccia, che potrebbe esser definita la migliore delle tre, mostra dei problemi evidenti nella reattività delle prede che si domanderanno cosa le ha colpite, ma non si muoveranno da lì. Per quanto riguarda la pesca invece è qualcosa di veramente inesistente, il tutto si svolge premendo il tasto due volte una per buttare l’amo, l’altra per alzarlo quando il comando diventa “pesca” anziché annulla, senza alcun suggerimento visivo che non sia questo. Infine, la raccolta di materiali è troppo poco interessante, i materiali – come per esempio erbe o minerali utili a forgiare nuove armi – sono raccoglibili semplicemente passandoci sopra. Questa semplicità nel reperire materiali si ripercuote negativamente sulla meccanica di forgiatura delle armi: creare armi potenti non è per nulla complicato rendendo il processo troppo poco gratificante.

In ogni caso, lo spirito del gioco resta la conquista degli avamposti e delle basi nemiche. Se c’è una cosa che ho molto apprezzato di questo gioco è la meccanica del morale nemico. In ogni capitolo ci saranno delle missioni principali da portare a termine e ognuna di queste ha delle missioni secondarie ed opzionali legate ad essa. Completando queste ultime il livello della missione principale calerà drasticamente rendendola più semplice da affrontare e portare a termine.

Con Dynasty Warriors 9 se c’è qualcosa di certo è che vi ritroverete spesso in situazioni del genere.

Girovagando per il regno di mezzo

Dal punto di vista tecnico il gioco ha alti e bassi, con la superiorità – purtroppo – di questi ultimi. Graficamente il mondo aperto di Dynasty Warriors 9 ci mostra una Cina medievale molto credibile. Quando giravo le mappe sentivo quell’aria di oriente che pervadeva tutto, a partire dall’architettura delle roccaforti e dei castelli, fino ad arrivare alla purezza dei paesaggi aperti e verdeggianti. Questa magia però viene, purtroppo, spezzata quando ci si avvicina troppo agli elementi a schermo. Non solo le texture non sono ad altissima risoluzione, ma faticano a caricare quando ci si muove molto velocemente, dando sgradevoli effetti di pop-up. Per dirla in breve, la grafica è molto più “antiquata” di quanto ci si possa aspettare da un gioco su PlayStation 4.

Un altro grave problema è legato al frame rate. L’essenza stessa dei musou è mostrare quanti più nemici a schermo possibili. Ebbene, in Dynasty Warriors 9 i nemici sono tanti, sì, ma questi rendono il livello dei fotogrammi “ballerino”, facendovi dire addio ai vostri 30fps. Poi, come ho già accennato in precedenza, la deficienza artificiale in questo gioco è più presente che mai. Su questo aspetto è anche leggermente peggiore rispetto alle ultime iterazioni della saga. Spezzo, però, una lancia in favore del comparto audio, che seppur non mi ha rapito completamente come successo con altri giochi, ha saputo accompagnarmi in modo molto soddisfacente mentre compievo i miei massacri tra le fila nemiche.

6.7/10

Commento finale

Omega Force non è riuscita nel suo intento a rivoluzionare il genere musou con Dynasty Warriors 9. Il gioco però non è da dimenticare o da gettar via. L’introduzione dell’open world non ha ottenuto il risultato sperato, ma si sposa comunque molto bene con il genere. Attraversare la Cina fermandosi di quando in quando per conquistare una base o l’altra mi ha divertito. L’anima del titolo resta invariata: insomma, se volete sentirvi onnipotenti e menare un numero spropositato di nemici, questo titolo potrebbe fare al caso vostro. Gli amanti della saga o dei musou in generale potranno apprezzarlo molto più di quanto possa fare un normale utente.

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