Shenmue I & II – Recensione

Shenmue è quell’esperienza che ti rimane impressa, ti condiziona per la sua profondità e ti segna nell’animo. Pur non avendo giocato e contemplato nella loro interezza le versioni originali ho avuto l’occasione di immergermi nello splendido e quasi utopico universo (per come era stato concepito e poi realizzato all’epoca) del geniale game designer Yu Suzuki attraverso questa remastered tanto bramata dalla community di appassionati che racchiude i primi due capitoli della serie, in attesa di un sequel che nonostante i miglioramenti tecnici acuiti negli ultimi anni ed intravisti, seppur con alcuni difetti in questa “riscoperta“, dovrà indissolubilmente detenere la capacità di stupire, rinnovare e di rivoluzionare il concetto di free roaming, denominato dallo stesso designer per l’occasione FREE, che nei tardi anni 90′ fece letteralmente da apripista ad un’epopea tutt’oggi in continuo miglioramento ed ormai divenuta nel bene e nel male un’elemento di design imprescindibile in una qualsiasi opera di natura videoludica.

Il vecchio…

Il videogioco come media d’intrattenimento è l’unica metodologia di fruizione che elargisce durante tutto il suo prosecuzio un’esperienza interamente interattiva ma Shenmue per la sua profondità è stata un’opera in grado addirittura di reinterpretare quest’ideologia spremendo al limite la capacità di calcolo del DreamCast. Si presentò come un vero e proprio prototipo per gli attuali open world detenendo intrinsecamente uno scenario liberamente esplorabile ma soprattutto vivo e pulsante, con i suoi personaggi, i negozi, i ristoranti e le tantissime attività secondarie che ricordano, seppur marginalmente, l’altro capolavoro di stampo nipponico Yakuza trattando al contempo tematiche man mano sempre più intriganti ed affascinanti che lo stesso Suzuki definisce come un unico macro costrutto narrativo.
Vestendo i panni dell’indomito Ryo Hazuki ci inoltreremo in un percorso di redenzione e vendetta nei meandri dapprima dei bassifondi di Yokosuka e poi in ad Hong Kong, in città riprodotte con una fedeltà, un accuratezza storica ed una versatilità di ambientazione che garantisce un’immersività che poche volte si percepisce all’interno di un videogioco, un aspetto spesso troppo sottovalutato anche dalle grandi produzioni ma che riesce, in questa determinata istanza, a cambiare totalmente l’esperienza di gioco che viene amplificata a dismisura in un seconda iterazione decisamente più ampia, più robusta e più dettagliata…insomma la formula idealizzata nel primo e corroborata nel secondo capitolo rimane praticamente inalterata anche grazie ad un gameplay sempre lineare ed intuitivo che predilige principalmente l’esplorazione dandoci libero sfogo con i memorabili minigame, le mitiche corse sul muletto e con tantissime sezioni di quick time events che seppur particolarmente proibitive per la scarsa precisione nei controlli ricalcano visceralmente l’animo di Virtua Fighter da cui Shenmue prende chiaramente e volutamente ispirazione.

Un assaggio di quelli che noi tutt’ora definiamo open world.

…e il nuovo

Analizzando invece il lavoro di rimasterizzazione svolto dai d3t si deve per completezza d’informazione categoricamente asserire e sottolineare che la collection giunta su PS4 rappresenta un semplice aumento di risoluzione e non una ricostruzione infinitesimale dell’opera, ergo non bisogna confondere (nomenclature permettendo) questa produzione con la Crash N.Sane Trilogy o i vari Yakuza che, proprio a differenza dei titoli dedicati al giovane Ryo, sono difatti delle vere e proprie opere di “ricostruzione” con assets e vari sistemi di ottimizzazione in generale completamente diversi dalle loro controparti originali.
Ciononostante ci si aspettava qualcosa di meglio pur tenendo in conto della difficoltà di far girare il codice sorgente ormai datato di ben diciotto anni sulle nuove console, mostrandosi con una risoluzione in 16:9 e bloccata a 30 frame per secondo con i vari personaggi animati e “smussati” in maniera minimalista e poco approfondita, con addirittura i sottotitoli a bassa risoluzione ed una qualità audio soprattutto nel primo capitolo che mi hanno fatto un bel pò storcere il naso visto che i dialoghi tra i personaggi rappresentano il cuore pulsante del gioco…insomma un franchise che meritava decisamente un trattamento di rimasterizzazione diverso.

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7.8/10

Riassunto

I primi due capitoli di Shenmue sono opere senza tempo che hanno coronato l’utopica idealizzazione dell’universo di Yu Suzuki ridefinendo al contempo anche il concetto stesso di libertà ed interazione con il mondo circostante all’interno di un videogioco, ma proprio per il loro enorme impatto sul medium videoludico nella sua globalità meritavano indiscutibilmente un trattamento di modernizzazione e svecchiamento decisamente diverso.

Sull'autore

Francesco Palmiero

Enciclopedizzare, narrare, contemplare e condividere insieme l'arte videoludica.

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