Guacamelee! 2 – Recensione

Guacamelee! 2

Prima di questo titolo, non toccavo un metroidvania da tantissimo tempo, lasciando passare il genere un po’ in sordina. Tuttavia, Guacamelee! 2 mi ha ricordato quanto possano essere curati questi giochi. Oltretutto, dopo averlo finito mi sento in obbligo a recuperare il primo capitolo della serie che, ammetto, di aver ignorato bellamente 5 anni fa. Vuoi che sia per una scarsa pubblicità o per la mia disattenzione, di questo titolo conoscevo poco e nulla ma, per fortuna, ho potuto rimediare giocandolo in prima persona, rimanendone piacevolmente colpito.

Juan vs. el luchador malvado

La storia si apre esattamente dove era finito Guacamelee, anzi, poco prima, dato che ci fa rivivere il combattimento finale contro Calaca. Dopo aver salvato il mondo (del Messico), il protagonista Juan Aguacate si ritira da eroe, mettendo su una potente panza da birra. Ma una nuova minaccia è in agguato quando si presenta un nemico che, da un’altra dimensione, rischia di distruggere l’intero Mexiverso (sì, proprio così) e Juan sarà costretto ad indossare ancora una volta la sua maschera per il bene del Messico.
La trama è quindi molto semplice: si tratterà solo di provare ad impedire che Salvador raccolga i tre manufatti necessari ad ottenere la guacamole sacra e governare l’otromundo. Però il modo in cui è raccontata è così piacevole che la semplicità passa in secondo piano.
In questo capitolo, poi, Juan potrà anche trasformarsi nella sua forma pollo. Pollo-Juan avrà un’avventura da seguire tutta sua, fatta di uova dorate e polli illuminati.
Inoltre, sarebbe impossibile non menzionare i numerosissimi rimandi alla cultura nerd di cui questo gioco è disseminato: Legend of Zelda, Undertale, God of War, Steven Universe. C’è di tutto e di più. Ad affiancare questi easter eggs troviamo una comicità molto gradevole, che ci accompagna per tutta l’avventura, senza mai risultare sgradevole o storpiare sezioni più “serie”.

Mmm, tutto ciò mi ricorda qualcosa…

El Pollo más poderoso de México

Se c’è una cosa che questo gioco sicuramente farà è divertirvi con il suo gameplay super vario. Molto viene ripescato a piene mani dal titolo precedente, ma affiancandolo alle novità introdotte da questo capitolo, prima su tutte la già citata – e fantastica, non lo dimentichiamo – forma pollo.
Il gioco può essere definito come, se mi permettete il termine, una sorta di open world in 2D, in cui i vari dungeon si legano tra loro in una struttura ad albero, con diverse ramificazioni. In ogni dungeon, poi, ci sono zone inaccessibili a patto di avere una determinata mossa speciale ad aprirci la strada. Anche la forma pollo possiederà il suo set di tecniche speciali con cui raggiungere posti nuovi.
Durante lo svolgersi delle vicende incontreremo diversi insegnanti che, al prezzo di qualche moneta d’oro e il completamento di qualche obiettivo secondario (come: “uccidi tot nemici con una particolare tecnica”), ci sbloccheranno diversi potenziamenti per il nostro Juan. Tra loro troviamo, per esempio, l’insegnante che ci addestrerà ad usare le prese speciali – altro non sono che tecniche realmente esistenti nei circuiti di Pro Wrestling e, ovviamente, nella lucha libre – come Suplex o Piledriver.
Se c’è una cosa che non ho eccessivamente apprezzato del gioco è, però, l’eccessiva precisione di alcuni dungeon. Mi spiego, in alcune zone, per avanzare si dovranno fare una combinazione di salti, mosse speciali, trasformazioni in pollo, ecc. Arrivare all’altra piattaforma, e sbagliare di solo un millimetro a volte significa dover rifare tutto da capo. Anche se non si tratta di un livello di frustrazione alla “megaman” (per dirne una), arrivare quasi alla fine di un percorso simile e dover ricominciare il tutto perché si sbaglia un salto o una combinazione, certamente vi farà imprecare non poco (e magari in messicano).

Non mi stancherò mai di sottolineare quanto mi diverta Juan-pollo

Qué hermoso escenario

Lo stile grafico di questo gioco è una delle cose che più mi ha colpito in positivo: una vastissima palette di colori accompagnata da delle forme spigolose ma non fastidiose. Potrei dire che, per i miei gusti, uno stile del genere farebbe un figurone anche in una serie animata. Se poi lo accostiamo alle tante diverse ambientazioni, che certamente non vi sembreranno monotone, capirete che il gioco è una vera e propria goduria per gli occhi. Ma le ambientazioni, da sole, non bastano: fortunatamente Guacamelee! 2 è stato anche studiato per avere un level design degno di qualsiasi altro platform a cui abbia giocato. Scelte geniali che vengono solo in parte rovinate da ciò che ho detto prima, ovvero l’eccessiva precisione che si richiede per superare alcuni ostacoli.
Tuttavia è dal punto di vista sonoro che Guacamelee 2 dà il meglio di sé. Se c’è qualcuno che potrebbe avere ancora dubbi sull’amore degli sviluppatori per la cultura messicana, ascoltando l’ost di questo titolo può solo ricredersi. Tra violini, trombe, flauti e guitaron le musiche del gioco spruzzano Messico da tutti i pori, vi sembrerà di avere un gruppo di mariachi che vi accompagna con una canzone diversa per ogni luogo che visitate. E dopo aver spento la console faticherete a levarvi questa frizzante ed energica ost dalla testa.

Cosa c’è di meglio di un luchador che si trasforma in un pollo? Beh trasformarsi in un luchador pollo gigante, ovvio.

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9/10

Commento Finale

In definitiva posso dire che giocare a Guacamelee! 2 mi ha entusiasmato molto più di quanto credessi possibile, anche più degli altri platform a cui mi sono dedicato ultimamente. Sarà per il suo spirito da metroidvania oppure per i rimandi alla Lucha Libre e alla cultura messicana? Il gioco è in grado di offrire svariate ore di divertimento ed è apprezzabile a tutte le età. Uno stile grafico ed una colonna sonora sopra la media riescono a far chiudere un occhio sui piccoli difetti che, come qualsiasi gioco, presenta. Se avete giocato il primo titolo, sicuramente recupererete anche questo a prescindere dai miei consigli; se invece, come me, non lo avevate mai giocato, vi invito a farlo perché, credetemi, non ve ne pentirete.

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Dieci anni fa, più di 300.000 abitanti di Philadelphia sono scomparsi dentro Oblivion – una dimensione parallela alla nostra, popolata da esseri sconosciuti e terrificanti – durante la catastrofe passata alla Storia col nome di Trasposizione. Sette anni dopo è stata innescata una seconda Trasposizione, ma di dimensioni sensibilmente più ridotte.

Giovedì 28 maggio tutti i lettori di OBLIVION SONG, la serie scritta da Robert Kirkman, disegnata da Lorenzo De Felici – co-creatori della serie – e colorata da Annalisa Leoni potranno finalmente scoprire cos’è accaduto dopo che Nathan e Ed si sono ritrovati, dopo che la seconda Trasposizione ha di nuovo sconvolto la vita di Philadelphia e dopo che Nathan ha pagato per i propri errori. Esce, infatti, OBLIVION SONG vol. 4 (pagg. 144, euro 14,90 brossurato e 19,90 cartonato), un arco narrativo che imprime una svolta decisiva alla serie, mettendo al centro della scena i misteriosi e minacciosi Senza Volto.

Oggi il mondo è andato avanti: grazie alle scoperte di Nathan Cole e alla collaborazione di suo fratello Ed – uno dei tanti che hanno scelto di vivere a Oblivion – la scienza ha potuto compiere passi da gigante. Ma la situazione è tutt’altro che rassicurante: Oblivion, infatti, non ospita solo animali dalle forme e dalle dimensioni inimmaginabili, ma anche una razza intelligente. I Senza volto, creature scientificamente avanzatissime e dalle intenzioni ancora sconosciute, si fanno sempre più vicini… e più temibili.
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