Planet Alpha – Recensione

Il genere degli Indie in ambito videoludico è un fenomeno esploso principalmente in questi ultimi anni, e grazie all’inventiva di giovani promesse e team di sviluppo amatoriali e poco più siamo riusciti a conoscere e ad apprezzare tante piccole perle che sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo di tanti videogiocatori per i temi affrontati che alle volte neanche i titoli tripla A riescono ad elargire, rivolgendosi ad un bacino di utenza che, nonostante non rasenti la maggioranza nella globalità di un medium ormai permeato troppo spesso dal solito multiplayer di turno, desidera qualcosa di più profondo e tangibile, rendendo questi ultimi dei costanti ricercatori di un emozione che si trasforma poi in insegnamento etico e morale. Si è passati da Journey che nel  lontano 2012 ha letteralmente fatto da apripista a questa determinata tipologia di iterazione con il videogiocatore e di tutto quello che concerne lo sviluppo e la creazione di queste vere e proprie espressioni artistiche, per poi passare a Rime, giungendo poi a Limbo, Inside, Little Nightmers, Unravel e tantissimi altri…insomma storie e produzioni che senza alcun dubbio hanno segnato un’epopea contornata da opere dal valore inestimabile che un vero appassionato di belle storie non può e non deve farsi sfuggire.
Quest’oggi con Planet Alpha siamo dinnanzi ad un altro capolavoro del genere scaturito dalle geniali menti di Adrian Lazar (Creative director, CEO & co-founder), Tim Løye Skafte (3d art & animation) e Tim Börrefors (Level design) che rappresentano il cuore di Team17, una piccolissima software house danese nata nei tardi anni 90 e già autori di opere di tutto rispetto come Worms e Yooka-Laylee. Questa loro ultima fatica si presenta sin dai primissimi minuti di gioco con uno stile grafico ed artistico atto a veicolare ed intrinsecamente a contestualizzare un ambientazione decisamente affascinante resa costantemente vivida e pulsante che il più delle volte farà estasiare anche i palati più esigenti, per le meccaniche di gioco e l’interazione che il giocatore detiene nell’approfondire l’esperienza ludo narrativa ricorderà in linea di massima tutti i vari titoli sopracitati precedentemente ma con contesti e tematiche trattate che, seppur celate agli occhi di noi fruitori e non esplicitate nella loro interezza, riusciranno difatti a catturare l’attenzione innestandovi, nel suo prosecuzio, quell’irrefrenabile desiderio di proseguire ad oltranza la narrazione per scoprire come se la caverà il nostro protagonista ritrovatosi ferito e senza ricordi in uno stranissimo mondo alieno circondato da una natura misteriosa ed esotica, in una dimensione apparentemente tranquilla ma che ci riserverà davvero tante difficoltà che solo con la nostra forza di volontà ed il nostro ingegno riusciremo a valicare.

 

Bisogna non farsi beccare…

Un pianeta ostile

La solitudine, l’esplorazione ed il piacere di quest’ultima sono tematiche che sin dal primo frame vengono percepite dal videogiocatore, con il nostro claudicante protagonista che sembrerebbe esser un astronauta giunto su un nuovo pianeta probabilmente al fine di terraformarlo che, ritrovatosi nel bel mezzo di una distesa desertica, si trascina a stentoni dopo aver affrontato un viaggio che probabilmente lo ha esaurito sia fisicamente che psicologicamente, ed ergo facendoci indirettamente empatizzare con la sua sofferenza che poi diverrà tutt’altro che tale nel corso dell’intera avventura. Nonostante questo difficile inizio il nostro esploratore in un’atmosfera tipicamente gulliveriana, ed ispirata alla filmografia sci-fi degli anni sessanta, si renderà presto conto che anche questo è un mondo ostile costituito da prede e predatori e nel mentre ci si sofferma nel contemplare la magnificenza dei vari scenari che nella loro ripetitività riescono inequivocabilmente a stupire, poichè tutto ciò che ci circonda reagisce alle nostre interazioni, viene riportata in auge l’unica vera abilità del nostro protagonista che ci aiuterà e non poco nel nostro cammino: ossia quella di controllare il tempo e di riavvolgere e manovrare a proprio gaudio il ciclo giorno/notte. Detenere questa funzione oltre a trascendere le leggi della relatività temporale aumenterà all’ennesima potenza la natura platform del titolo poichè non avremo a disposizione nessuna arma per sconfiggere le minacce, bensì il pianeta stesso, ma nel complesso l’intera esperienza riesce a non stancare ed al contempo garantisce oltre alla classica e fisiologica estensione orizzontale delle opere a scorrimento, anche una certa verticalità amplificata dalle lunghe ed improvvise discese sui ripidi crinali che ci metteranno il più delle volte in difficoltà anche per una precisione dei comandi poco reattiva ed assolutamente da rivedere.
Menzione speciale nonchè imprescindibile per il prosieguo nella nostra avventura riguardano alcuni buchi neri, denominati anche “anomalie“, riconducibili sostanzialmente a dei portali sparsi nei vari livelli ove nei meandri di queste oscure location i nostri salti acuiscono in estensione in modo tale da permetterci di raggiungere alcuni blocchi sospesi nell’aere che, soprattutto nelle fasi avanzate, ci metteranno davvero in difficoltà dando fondo a tutto il nostro ingegno e alla fisica che trascende quella terrena poichè in grado di farci coprire con un singolo salto delle distanze dapprima impensabili. Trovare questi costrutti spazio-temporali ben nascosti alla vista garantirà occasionalmente una scorciatoia ed un sentiero più sicuro per superare le aree più ostiche, viceversa ci ritroveremo a fronteggiare una razza robotica che brama la nostra dipartita…ed è qui che entra in gioco la fase stealth.

Manovrare il ciclo giorno/notte ci permette di contemplare degli scorsi meravigliosi.

Correre, morire, riprovare, sopravvivere

Il cuore del gioco è proprio il sopracitato stealth che, smussato ed interconnesso con l’ambiente circostante, non garantirà di certo l’assoluta certezza di prevalere sui nemici armati fino ai denti con laser fotonici in grado di prosciugarci sul posto, e di certo non basterà muoversi in modo repentino e furtivo ma bisognerà assolutamente sfruttare anche elementi ed oggetti presenti in quella determinata sezione oppure manovrare il tempo ma comunque perseguendo il nostro ingegno e la nostra arguzia, rendendo difatti l’intera esperienza decisamente più profonda ed immersiva ed al contempo caratterizzando la forte natura puzzle del gioco, mitigata mediante alcuni indizi di level design (non sempre intuitivi) al fine di mascherare una linearità che seppur in alcuni frangenti abbastanza palpabile (soprattutto nelle fasi iniziali) diverrà l’esatto opposto grazie proprio all’interazione con il mondo circostante che elargisce la sensazione di un mondo perfettamente amalgamato con i nostri intenti e decisamente interattivo. Purtroppo bisogna sottolineare alcune sezioni decisamente frustranti non solo per la poca reattività dei comandi ma anche per un sistema di level design che confonde troppo spesso, amplificato anche da una telecamera non propriamente ideale che occlude svariate volte la nostra vista del personaggio dallo schermo rendendo impossibile delineare una minaccia od un ostacolo nelle vicinanze, ed ergo ritrovandoci irrimediabilmente a dover affrontare, come nei classici trial and error, delle numerose sezioni (od in alcune istanze addirittura delle boss fights) svariate volte al fine di apprendere, scovare o teorizzare la soluzione che il più delle volte è esattamente davanti ai nostri occhi…basterà solo un pizzico
di perspicacia ed attenzione per trovarla.
Non bisogna altresì nascondere che l’opera poteva esser perfezionata in sue alcune criticità a livello di gameplay ed in generale di level design ma cionondimeno la versione PS4 (provata per questa recensione) riesce seppur con qualche rarissimo singhiozzo a livello di frame rate a dispensare nella sua interezza un’esperienza sicuramente gradevole, non particolarmente longeva (visto che per completarlo si necessiterà di un massimo di 9 ore), ma che inopinabilmente acquisisce un valore encomiabile nella sua trasposizione portatile su Nintendo Switch, insomma l’ideale per chi è in costante movimento e desidera rilassarsi con un costrutto che sicuramente non ambisce ad esser il miglior esponente del genere ma in grado con il suo fluire di regalare un’avventura fuori dall’ordinario.

  • 10/10
    - 10/10
7.7/10

Riassunto

Planet Alpha è semplicemente un ennesimo esponente di una pletora di titoli che narra gli avvenimenti attraverso ciò che si muove su schermo senza presentare una singola riga di dialogo ma contornato da un comparto grafico sicuramente di altissimo livello e con un gameplay che seppur non propriamente perfetto per la reattività dei comandi riesce ad esprimersi al meglio con la sua natura puzzle ed uno stealth ben implementato in grado non solo di intrattenere e divertire, ma anche di emozionare…insomma un’avventura per gli amanti del genere da non lasciarsi sfuggire.

Sull'autore

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Francesco Palmiero

Enciclopedizzare, narrare, contemplare e condividere insieme l'arte videoludica.