Prison School #23 a 25 – Recensione

Prison School Book Cover Prison School
Akira Hiramoto
Scolastico, Ecchi
Star Comics
11,5x17,5
180

"In un prestigioso istituto privato femminile vigono da sempre rigidissime norme che impongono l’assoluto divieto di contatto con i ragazzi. Nonostante ciò, un bel giorno le iscrizioni vengono aperte anche agli studenti maschi, pur ribadendo il divieto di interazione con loro. L’accesso a quel proibito universo femminile viene quindi consentito, ma solamente a cinque fortunati, che potranno così realizzare il sogno di vivere in mezzo a più di mille ragazze. Peccato che il sogno si trasformi ben presto in un incubo sexy dalle sfumature sadomaso... In questo numero Shingo continua a fare la spia e a godersi i benefici di questa sua scelta, e l’operazione per sbattere fuori i ragazzi dall’istituto procede inesorabile... Un nuovo stuzzicante manga scolastico dalle forti tinte erotiche, vincitore del 37° Kodansha Manga Award nella categoria generale. Assolutamente da non perdere! "

Prison School si avvia alla sua conclusione, portandoci alla fine dello scontro fra i due consigli studenteschi e verso anche la decisione finale su chi sia, per Kiyoshi, la ragazza giusta con cui stare. Questi tre volumi, per quanto siano sempre disegnati splendidamente e con una direzione unica, in grado di rappresentare al meglio ogni scena attraverso la giusta inquadratura, dal punto di vista del contenuto sono stati i più lenti della serie.
Infatti, se prima il motore di Prison School erano gli avvenimenti imprevedibili che dettavano il ritmo narrativo con intelligenza e forza, adesso il tempo sembra essersi fermato allo scontro fra le due presidentesse, lasciando pochissimo spazio all’ormai poca introspezione rimasta da scoprire e puntando tutto sul semplice fanservice sessuale.

Infatti, il fanservice sessuale è sempre stato un pilastro della serie. Usato nei momenti più scomodi e impossibili, la parte erotica di Prison School era la miglior linea comica del fumetto, creando scene esilaranti e sicuramente ben al di là dell’assurdo. Da un po’ di volumi, tuttavia, è divenuto un semplice pretesto per mostrare sempre più novità, senza aggiungere niente al contenuto o vero divertimento. Nonostante questo, alcune scene strappano comunque un sorriso, ma forse a causa dell’abitudine niente è in grado di sorprendere.

Questa tendenza dell’autore sta portando velocemente l’intera opera al tracollo definitivo, avviandola all’autodistruzione proprio per la mancanza di quel potenziale che nei primi volumi aveva acceso un vero e proprio incendio nella community. Forse era inevitabile, del resto non è facile divertire la gente, e se si finisce per usare lo stesso metodo alla fine si esauriscono le idee. Non è difficile credere che l’autore si sia trovato sprovvisto di nuove idee, dati i ritmi di una serializzazione giapponese (sia essa settimanale o mensile). Magari, con un’altra storia e uno scrittore al suo fianco, il talento di Akira Hiramoto sarebbe venuto più alla luce, consacrandolo come uno dei più talentuosi disegnatori manga contemporanei. Tuttavia, non è solo l’occhio a voler la sua parte.

Tendenza distruttiva

Per quanto il contenuto sia ancor più discutibile del solito, questi tre volumi hanno comunque dimostrato la capacità di intrattenere, anche solo grazie alle strategie deliranti di Kiyoshi e della presidentessa, che si fanno strada a suon di sconcerie per vincere la competizione a cavallo. Il problema è che anche i volumi precedenti avevano questo timbro, e il ripetere troppo gli stessi concetti e avvenimenti fa stancare il lettore perché non aggiunge niente di nuovo alla pentola, che rimane con un odore ormai più che rancido.

La preoccupazione più grande sta nel finale, perché se la storia procede con questo filone, l’unica cosa che uno si può aspettare è una scelta dello stesso livello. Un finale insoddisfacente e sicuramente poco interessante.
Per il resto, l’edizione Star Comics rimane ottima, soprattutto per via della sovra-copertina.
Mi dispiace veramente che Prison School abbia preso questa piega, ma spero anche che la prossima opera dell’autore sarà più convincente, ma soprattutto più breve e intensa.

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