Babau #1 – Recensione

Babau
Babau #1 Book Cover Babau #1
Babau
Mathieu Salvia, Djet
Horror
Star Comics
07/11/2018
Cover cartonata (17x26 cm)
128

"Appassionato lettore, Elliot ama da sempre, in particolare, le storie di mostri e di babau, in particolare: creature che la notte si nascondono nell’ombra, o sotto i letti dei bambini, per spaventarli. Ma Elliot non immagina che i Babau cambieranno la sua vita…

Testimone della violenta e sanguinosa morte dei suoi genitori, il bambino scoprirà che i Babau esistono davvero, e che le loro esistenze sono regolate da un codice preciso. Quando uno dei mostri più potenti mai esistiti decide di proteggerlo, Elliot si ritrova in mezzo a una guerra tra mostri, catapultato in un universo tanto terrificante quanto affascinante. E lo vivrà da protagonista."

Salve cari lettori; oggi vogliamo portare alla vostra attenzione il primo volume, su due totali, di un nuovo debuttante nella famiglia fumettistica: Babau. L’albo, scritto da Mathieu Salvia e disegnato da Djet, si presenta con toni molto dark: violenza, angoscia, paura e del resto come non potrebbe? I due creatori hanno deciso di reinterpretare la mitologia sulla misteriosa figura del Babau, terrore notturno di ogni bambino. La trama si dispiega abbastanza velocemente (d’altronde abbiamo suolo due volumi) intorno ad Elliot un bambino appassionato di storie di mostri e tra tutte, quelle sui Babau. Durante la nostra lettura, il bambino ci rende protagonisti di come tutto ebbe inizio, di come la semplice passione di un bambino si trasformò presto in un incubo. Tutto gioca molto sul perchè dell’esistenza di queste oscure creature ma senza calcare troppo la mano: i Babau infestano case e terrorizzano i loro abitanti per nutrirsi dei loro pensieri più oscuri, di quelle idee deviate che partorisce la mente umana in preda a paura o rabbia identificate dagli stessi mostri con il nome di Sorelline, le quali assumono l’aspetto di piccole gocce di “inchiostro” nero o piccole creature deformi.

Uno stile che spacca

Durante la lettura, non si può non dedicare una particolare attenzione alla struttura del fumetto. Una storia oscura, violenta e a tratti anche triste che vede il giusto connubio fra una rivisitazione innovativa dell’ormai secolare mito dei mostri sotto il letto ed uno stile illustrativo perfetto, con i suoi colori intensi e cupi, con la demarcazione netta dei contorni che esalta l’intensità stessa della trama. Per certi versi artistici, ricorda molto un’altra miniserie horror a fumetti: Highway to hell. Letteralmente dalla prima pagina, gli autori ci fanno capire che gli eventi narrati vanno a comporre una storia postuma che, nonostante l’apparente limitatezza strutturale di questa tecnica narrativa, potrebbe davvero sorprenderci.

Idee e mostri

Di fronte all’oscurità, una frase emerge nella mente e quest’opera sa come esaltarla:”è più facile creare dei mostri piuttosto che riconoscere gli esseri umani come artefici di tanta efferatezza”. Ognuno crea i suoi mostri per giustificare la paura, una paura innata, scaturita dal non sapere cosa si nasconde nel buio o in quei punti che lo sguardo non raggiunge. I Babau divorano la malvagità che la nostra mente produce e non ne resta mai a corto, li temiamo ma al contempo li sfamiamo. Il concetto elaborato ed in seguito sviluppato e revisionato da entrambi gli autori porta alla luce la negazione delle responsabilità del genere umano, il quale è rapido e privo di rimorsi nell’additare qualcuno o addirittura qualcosa come vero ed unico colpevole del male o delle tragedie che lo circondano. L’opera fin qui è davvero bella e coinvolgente, purtroppo l’intero contesto è narrato in soli due volumi che, per quanto ci si provi, temiamo tralasceranno succulenti dettagli che vedrebbero la luce solo in questa graphic novel. Questo primo volume ci da solo una parte del contesto e mezze verità sulle quali formulare non poche speculazioni. L’andamento delle varie vicende che si susseguono, mantiene alte le nostre aspettative sul secondo volume ed essendo solo a metà non possiamo far altro che attendere speranzosi l’epilogo di un’opera dal gran potenziale, empatica e coinvolgente.

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