Ushio e Tora – La fine della vecchia era – Recensione

Ushio e Tora Book Cover Ushio e Tora
Kazuhiro Fujita
Action, Dark
Star Comics
14.5x21
450

 

"Ushio Aotsuki vive con il padre in un piccolo tempio buddista. Un giorno, mettendo in ordine il magazzino del tempio, inciampa in una botola mai vista prima, la apre e... s’imbatte in colui che stravolgerà completamente la sua vita: un demone dalle sembianze di tigre imprigionato nei sotterranei da ben cinquecento anni! Messo alle strette dalla situazione, il ragazzo si arrischia a liberarlo... Riuscirà a tenergli testa?"

Ushio e Tora, finalmente, è giunto alla sua conclusione naturale. Grazie alla ristampa con la Perfect Edition della Star Comics, anche i neofiti hanno potuto gustare di questa serie nata negli inizi degli anni ’90 dalla penna e dalla mente di Kazuhiro Fujita. Pubblicato in una rivista di soli shonen, Ushio e Tora è uno degli araldi della vera cultura giapponese all’interno dei manga. Un exploit sul folklore giapponese che, a prima vista, può apparirci estraneo e totalmente lontano dalla nostra stessa storia.

Un tiepido vento dall’est

Lo stesso autore, quando venne al Lucca Comics and Games, affermò di essere sorpreso del successo di Ushio e Tora nella nostra Italia. Ciò però non deve essere per forza una legge, o un fatto confutato. Storicamente parlando, Giappone e Italia sono quasi sempre stati gemellati, condividendo un destino spesso e volentieri simile, seppur con alcune piccole ma marcate differenze. Questo senso di familiarità e al tempo stesso novità rende Ushio e Tora non solo digeribile dai nostri canoni, ma anche interesante per ciò che riesce a offrire.

Sfruttando appunto ogni goccia di folklore, riesce a stimolare la nostra curiosità, offrendoci immagini nuove o almeno desuete nel campo dei manga. Un ottimo esempio di un baluardo del folklore giapponese nei manga è Gegege no Kitaro (edito Jpop), che offre atmosfere diversissime, ma un contesto estremamente simile e ugualmente intrigante per noi lettori italiani, dandoci un assaggio di una cultura nuova e diversa, ma al contempo non così lontana come possiamo credere.

Anche il passato può mostrarci il futuro.

Ma parlando dell’opera in sé, Ushio e Tora si è dimostrato un manga vecchio stile, fedele a un puro stile giapponese e a una mentalità puramente nipponica in ogni suo dettaglio, fornendoci un’opera rara e completa. Pur essendo ovviamente influenzato dalla religione e dalla cultura importata dalla Cina, Ushio e Tora rimane privo di impurità occidentali, fornendo un ritratto preciso ed emozionante di un mondo spirituale giapponese freddo e solitario, mosso dall’odio, dall’invidia e dalla mancanza di vero affetto.

Yin e Yang, un classico che funziona sempre

Non è un caso infatti che molti personaggi e antagonisti (principali o meno), siano semplicemente influenzati dallo Yin, la parte oscura e passiva che si nutre di invidia e rigetta solo odio. Lo stesso Hakumen, figlio dello Yin, vive la sua esistenza odiando gli umani, ma non per motivi personali o per fatti particolari, semplicemente per pura invidia nei loro confronti. Il non appartenere al loro gruppo, l’essere incatenato da solo nel profondo dell’abisso dell’oscurità (Yin), condannato a guardare la luce (Yang) dal basso senza poter reagire… Senza poter essere amato.
Tutto ciò ha reso Hakumen instabile, pieno d’odio e di risentimento, trasformando la sua banale invidia in distruzione.

Distruzione folle e senza freni.

Ad Hakumen, si contrappone Ushio, che insieme a Tora crea il perfetto equilibrio fra Yin e Yang, in grado di confondere e mettere all’angolo la bestia. Tuttavia, l’odio per la luce è tale da convincere Hakumen a cavarsi gli occhi, facendo calare finalmente le tenebre intorno a lui.
Da molti punti di vista, lo scontro finale si può definire decisamente poetico, perfettamente in linea con altre opere uscite poco prima come Kiseiju (edito Goen, conosciuto anche come Parasyte), molto filosofico e profondo.
Tutto ciò è in perfetta contrapposizione alla violenza barbara, grottesca ed effimera che Ushio e Tora ci ha proposto nel suo ciclo vitale. Un connubio di elementi che si amalgama in una storia soddisfacente, in grado di placare la nostra fame di contenuto alla fine dei 20 volumi di questa Perfect Edition.

Dopo Ushio e Tora, anche grazie a registi come Anno (Gunbuster, Neon Genesis Evangelion) e Watanabe (Cowboy Bebop, Samurai Champloo) e a mangaka come Araki (JoJo), Oda (One Piece) e Togashi (Yu degli Spettri, ma soprattutto Hunter x Hunter), il pubblico giapponese e gli artisti stessi hanno subito un notevole cambiamento, volgendo sempre di più lo sguardo a occidente e allontanandosi piano piano dal loro stesso passato. Per questo motivo, ritengo che la lettura di Ushio e Tora sia un’ottima scelta da fare, anche solo per vedere l’altra faccia del mondo artistico giapponese pur rimanendo all’interno dei manga per ragazzi.

La perfezione (non) esiste

Ovviamente, come ogni altra cosa (tranne il gioco Umineko, quello è perfetto), anche Ushio e Tora ha dei difetti che si sono rivelati con il trascorrere dei volumi. Il ritmo narrativo in primis, che a volte sa essere fin troppo pesante, ma anche il semplice chara-design dei personaggi, a volte troppo poco ispirato. I disegni colpiscono sicuramente, come già detto in altre recensioni, ma abituato a un certo grado di stravaganza non riesco ad apprezzare veramente i design fin troppo semplici dei personaggi di Ushio e Tora.

L’edizione Star Comics rimane ottima e consigliatissima, nonostante il prezzo abbastanza alto rispetto alle altre edizioni. La serie animata è disponibile sul canale YouTube di Yamato Video.
Questa volta, non ho voluto fare una semplice recensione conclusiva, ma un vero e proprio commento su cosa significa Ushio e Tora agli occhi del mondo e, soprattutto, per noi italiani.
La perfezione può anche non esistere e il futuro può anche essere la strada principale per il domani, ma guardare indietro ogni tanto non fa così male come si potrebbe pensare.

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