Fate/Extella LINK – Recensione

Fate Extella Link

Il brand della fortunata Type Moon torna sul mercato con un nuovo titolo, Fate/Extella LINK, il diretto seguito di Fate/Extella The Umbral Star. Riproponendo la formula del musou, la Marvelous prova a migliorare il suo primo titolo della saga non privo di difetti. Ci sarà riuscita?

Dopo gli eventi di Umbral Star, i protagonisti si ritrovano a vivere la loro esistenza digitale all’interno del S.E.R.A.P.H., una realtà virtuale situata sulla luna. La tranquilla passeggiata tra il Master e il suo servant Altera viene bruscamente interrotta dall’attacco di alcuni bot e l’arrivo di un misterioso figuro che si fa chiamare inizialmente “Charles”. Egli non solo salva il protagonista, ma annuncia anche l’imminente attacco di un nuovo antagonista, Rex Magnus…

Fate Extella Link
Il buon vecchio “tanti nemici, tanto onore”

Un cambio di rotta

Abbandonando la narrazione a route proposta da Kinoko Nasu (il creatore del brand Fate), Fate/Extella LINK propone una trama lineare che si dirama in diversi avvenimenti che il protagonista può scegliere di seguire, andando a scoprire tutti i retroscena della storia tramite il completamento (non prettamente obbligatorio) di ogni missione alternativa. Biforcazioni a parte, la trama si presenta semplice e facile da seguire, con pochi fronzoli e una grande attenzione al gameplay. Infatti, a differenza del primo titolo, la nararzione è molto più leggera e crea un ritmo di gioco travolgente che permette al giocatore di terminare la storia principale senza sentire il bisogno di interruzioni.

Ciò è dovuto alla gestione dei dialoghi e delle scene, non più narrate secondo lo stile di Nasu che è solito ospitare dialoghi molto dispersivi e scene facilmente tagliabili e dallo scarso peso sulla trama, ma comunque obbligatorie da seguire. Il rapporto con i servant, sempre a differenza del primo Extella, è ampliabile e godibile tramite l’hub dove troveremo buona parte del cast disposta a conversare per noi. Questo hub è un’aggiunta deliziosa al gioco, perché permette di avere dialoghi combinati fra i servant in attesa e quello che abbiamo scelto, a seconda anche del loro rapporto. Tale modalità risulta essere una chicca per i fan del brand che però non rovina il ritmo di gioco, lasciando tutto il superfluo al di fuori della narrazione. I dialoghi privati con i servant sono comunque consultabili dalla My Room, cosa ripresa anche nel vecchio titolo e nel gioco mobile Fate/Grand Order.

Un bell’hub elegante, accogliente e pieno di belle ragazze eleganti e accoglienti.

Pur non avendo peso sul gameplay effettivo, tali soluzioni hanno reso il gioco decisamente più leggero e hanno aperto la via a una trama che non spicca, ma che riesce a farci godere appieno il gameplay drasticamente migliorato. Cosa che, con la sua struttura confusionaria, Umbral Star non riusciva a fare. Tuttavia, ciò porta a una Story Mode più breve rispetto all’altra, ma dato il risultato non può essere visto come un difetto. Cionostante, la trama non è particolarmente originale, né offre spunti nuovi o dialoghi particolarmente toccanti. Mi dispiace dirlo, ma è piuttosto fine a se stessa e non è riuscita a imprimere qualcosa dentro di me, anche se ho apprezzato il personaggio di Charles e il modo in cui tratta Astolfo.

Migliorare il migliorabile

Il gameplay finalmente esce dal bozzolo decisamente fastidioso del primo titolo, portando con sé diversi miglioramenti che rendono questo Fate/Extella LINK uno dei migliori musou in circolazione. In primis, i movesets e gli attacchi speciali dei servant sono stati quasi totalmente rivisitati, portando maggiore adattabilità alle varie situazioni e un gameplay fluido capace di non farci pesare quegli 8/12 minuti di durata della missione. L’intelligenza artificiale è stata resa più interessante, ma è ancora lontana dal rendersi una “minaccia” per il giocatore. Tuttavia, il livello di cura degli avversari è di diverse spanne più in alto del gioco di Berserk. Sebbene la difficoltà nella Story Mode sia particolarmente bassa, le Extra Quest di alto livello sanno essere sufficientemente spinose e divertenti (se si è del livello giusto per affrontarle). Questo però non ferma il gameplay dall’essere povero di sfida, con la solita componente musou odiata un po’ da tutti: la scarsa soddisfazione nello sconfiggere un boss o dei nemici. Soddisfazione che negli anni è stata viziata tremendamente da titoli come i Souls.

Si sta come nel S.E.R.A.P.H., nella mappa, i boss.

Altro miglioramento necessario: gli sprites dei personaggi. Finalmente possiamo godere di un aspetto dignitoso sui nostri servant, che abbandonano le loro sembianze “plasticose” e si mostrano abbastanza simili al design di Wada Arco, che anche in questo titolo ha sfoggiato dei modelli pazzeschi e – a mio modesto parere – molto più belli e aggressivi di quelli di Takeuchi. Piccola nota di fondo, la possibilità di cambiare abito ai servant e di mettere gonnelline immorali a più non posso… Beh, la mia lista quasi infinita di screen ai “culetti” rende abbastanza l’idea di quanto abbia apprezzato sia i costumi, che i modelli 3D. A rendere tutto ancor più gradevole sono le interazioni fra i servant, sbloccabili molto facilmente tramite l’innalzamento del Bond. Jump Force dovrebbe imparare da questo gioco.

Fate Extella Link
Non rimpiango niente.

Non è un segreto, basta avere due occhi ben funzionanti, il primo Extella graficamente parlando era un disastro. Molto arretrato a livello di luci, particellari e definizione, non sembrava troppo diverso da un gioco PS2. Tuttavia, in Extella LINK hanno capito che nei giochi del genere la grafica conta quanto il frame rate, e benché il secondo abbia qualche calo nelle situazioni più spinose, il primo riesce a valorizzare sia il design dei personaggi che la bellezza disarmante delle mappe. A livello di puro aspetto, le ambientazioni di Fate/Extella LINK sono incantevoli e molto fantasiose. Tant’è che mi pare veramente un peccato non poterle esplorare in stile Dragon Quest.

A blast from your past, with that sass in the loli-…

Ultimo miglioramento da sottolineare: il building dei servant. Nonostante fosse presente più o meno con le stesse modalità in Umbral Star, in questo caso la build del servant riesce a prendere una maggiore importanza grazie soprattutto ai miglioramenti sia all’effetto dell’equipaggiamento, sia all’equilibrio del potenziale dei vari servant. Un esempio lampante è Karna, che nel primo gioco non sapeva di molto, mentre nel secondo con degli item per migliorarne la velocità di movimento (suo unico difetto) diventa un’arma di distruzione di massa. Anche Cu e Jeanne hanno subito lo stesso magnifico trattamento, mentre Nero e Mumei rimangono fin troppo simili ai modelli originali, risultando un po’ dei pesci fuor d’acqua. Indubbiamente, è piacevole poter giocare con i propri personaggi preferiti, avendo anche la certezza di vestire i panni di un servant equilibrato e ben progettato (tranne qualche rarissima eccezione, come Robin Hood, tristemente ingiocabile rispetto agli altri personaggi).

L’arte dietro alla matematica

In fondo, i giochi non sono soltanto numeri e algoritmi, e Fate/Extra LINK ha dimostrato ancora una volta che in Giappone ci sono degli artisti tremendamente talentuosi. La già citata Wada Arco è uno staple dentro la Type Moon, soprattutto nella serie di Fate/Extra ed Extella. Il motivo è chiaro: il suo stile è graffiante e originale, capace di creare qualsiasi tipo di personaggio; ragazzine, donne mature, uomini giovani, uomini maturi, mostri e cavalieri in armatura. Wada Arco non ne sbaglia una e regala delle illustrazioni estremamente piacevoli da vedere.

Mai rivangare il passato di un re.

Stesso discorso si può fare con la soundtrack di questo capitolo, dannatamente avvincente e variegata, ricca di pezzi capaci di rimanerti in testa e riascoltabili dalla Gallery nel menù iniziale. I brani originali di LINK, oserei dire, rivaleggiano con buona parte della colonna sonora di Final Fantasy XV, proponendo brani corali dal tono “epico” come il “Main Theme” o “The St. Metropolita: Karolus Patricious”, mischiandoli egregiamente con i brani più elettronici e pop dei vecchi titoli o amalgamando il corale al rock, come nel caso di “Blood Battle on the Moon Cell”.

Ultimo, ma non per importanza, il doppiaggio. Ogni scena, ogni linea di dialogo e ogni inerzia è esclusivamente doppiata dai doppiatori ufficiali di ogni personaggio. Ne fossi in grado, premierei Chiwa Saito per la fantastica interpretazione di Tamamo, che con quella esuberanza e il suo modo di parlare da “vecchia volpe” non è sicuramente il più facile dei personaggi da interpretare. Anche così, la Saito ci dimostra il suo talento e il suo impegno, recitando in modo impeccabile e dando veramente vita al personaggio. Anche il resto del cast ha fatto molto bene il suo lavoro, dando espressività e giuste intonazioni a ogni servant. Ma, del resto, il fanservice è la parte più importante del gioco, soprattutto per un fan del brand.

Fate Extella Link
Tamamo-service.

Fate/Extella LINK
  • 7.5/10
    - 7.5/10
7.5/10

Commento Finale

In definitiva, Fate/Extella LINK è un musou sorprendentemente divertente, che è riuscito a superare di gran lunga il predecessore e molti altri suoi “fratelli”. Soffre ancora di problemi relativi a “difficoltà” e storytelling, ma l’assenza di Nasu alla sceneggiatura (incaricato solo come supervisore) lo ha reso un gioco leggero e semplice da seguire. Per i fan del brand e dei musou, è un acquisto imperdibile.

Sull'autore

Gabriele Gemignani

Gabriele Gemignani

Dare la propria opinione è importante. Ascoltare quella degli altri lo è anche di più, del resto, due teste funzionano meglio di una, anche se vanno in contrasto.

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