Harbringer Wars 2 – Recensione

Harbringer Wars 2

Gli universi DC e Marvel vantano una quantità smisurata di storie, personaggi e coinvolgimenti. L’universo Valiant di contro ha ancora la giovinezza dalla sua e sta sparando le proprie cartucce in questo momento con delle serie nuove e fatte appositamente per creare delle nuove linee narrative future. Per questo motivo Harbringer Wars 2 dovrebbe avere molta più risonanza mediatica nel mondo del fumetto. Si tratta in fondo di una miniserie che potenzialmente ha portato alla creazione di qualcosa di nuovo (per Valiant) e che potrebbe dare parecchia carne sul grande grill.

La storia in questione vede finalmente lo sviluppo quasi finale del gruppo degli psioti. Persone dotate di alcune abilità che proprio per questo motivo non vengono viste di buon occhio dalla popolazione “normale”. Abbiamo visto cosa ha cercato di fare il caro buon vecchio Harada con i psioti in Secret Weapons, abbiamo visto i ragazzi in Generation Zero e anche in Bloodshot, ma adesso la questione è diversa. Dopo gli eventi di Secret Weapons Livewire segue il gruppo dei pochi sopravvissuti come se fossero la sua famiglia, ma ovviamente non tutti sono d’accordo con questa collaborazione e gli H.A.R.D. Corps la convocano per parlare di questi sopravvissuti. Peccato che le intenzioni vere sono semplici, annientare la minaccia. La cosa che fa abbastanza ribrezzo è l’ordine preciso di sparare due volte per accertarsi della morte dei giovani psioti. Scoperta la mossa, Livewire scatena tutta la sua furia sugli Stati Uniti facendo crollare i satelliti e mandando in tilt ogni apparecchio elettronico.

Inutile dire che questo ha resto in automatico l’eroina una vera e propria criminale di stato e l’ordine è uno solo: sparare a vista. Dichiara la guerra al paese più forte del mondo, bisogna scegliere gli alleati e il governo può disporre di NinjaK e anche di X-O Manowar, che tornato dal suo lungo viaggio si ritrova coinvolto in un grande conflitto. Divinity decide di non muoversi perché altrimenti gli umani non riuscirebbero a capire i propri errori, mentre con Livewire si schiera il soldato più potente del mondo, Bloodshot.

Della serie si è occupato un team di scrittori e disegnatori piuttosto corposo e il risultato ha funzionato, ma senza darci quell’elevazione necessaria per far spiccare una miniserie cosi. Eric Heisserer e Matt Kindt hanno scritto la storia e i dialoghi, creando un intreccio narrativo serio, ma con un proseguimento liscio e molto godibile. I personaggio ricoprono un ruolo centrale in tutto, ma si capisce che vedremo magari un altro evento ancora per dei cambiamenti maggiori. Forse una grande mancanza di tutti gli eventi Valiant è la poca collaborazione delle altre testate. Harbringer Wars poteva ad esempio avere tranquillamente alcuni spin off o crossover all’interno di ogni testate. Questo creerebbe una sorta di unione ancora più grande di tutte le testate, con il relativo mondo. I dialoghi sono comunque scritti in modo sapiente dai due sceneggiatori.

Dietro le matite invece troviamo un team più corposo e congegnato, composto da Tomás Giorello, Raúl Allén, Adam Pollina, Patricia Martín e Renato Guedes. Ognuno di questi porta un po’ di personalità propria all’interno delle tavole, delineando dei momenti narrativi ben precisi e distinguibili. Non solo, anche i luoghi narrativi sono delineati in base allo stile e ciò aiuta parecchio al lettore. La precisione fa spazio al realismo, che si sposta per un po’ di quel classicismo supereroistico che siamo tutti abituati a vedere da tantissimi anni.

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