RAGE 2 – Recensione

Dopo ben otto anni di trepidante attesa abbiamo finalmente rimesso le mani sul tanto decantato Rage 2 che, a seguito della maturazione nonchè della conseguente consacrazione di un team del calibro di Avalanche Studios ed ID Software, possiamo senza alcuna remora sentenziare che questo nuovo capitolo della serie risulta esser una tribolazione del passato e del presente che, nel bene e nel male, ha rivelato un anima pulsante e caotica quanto pbasta per tenerci incollati per un bel po di ore dinnanzi ad un tripudio di siffatta brutalità riportata a schermo che era altresì un mix che dopotutto era lecito attendersi visti i modus operandi dei due team di svilupo che, nonostante alcune tribolazioni che hanno nelle fasi più concitate ritardato lo sviluppo, propone sequenze altamente spettacolari, armi cariche di personalità specialmente nel loro utilizzo, abilità speciali che ampliano le possibilità di approccio ed il dinamismo tipico di titoli quali Wolfenstein e DOOM da cui chiaramente ne prende alcune meccaniche di “gunplay” che risulta a divenir uno degli aspetti più apprezzati dell’intera esperienza, e forse…anche l’unico.

Una narrazione quasi inesistente

Il desiderio di rivoluzionare era assai preminente nelle menti e negli animi del team di sviluppo ma cionondimeno questa bramosia di eccellere ha portato inevitabilmente ad un tracollo strutturale sin dalle fasi di concepimento di questo RAGE 2 con un approccio open world adottato che, seppur dissimile dalla precedente iterazione, rappresenta l’esemplificazione di una clamorosa occasione mancata per tutta una serie di motivazioni che cercherò di sviscerare nel corso di quest’analisi poichè quella che doveva essere una mappa magari non enorme ma densa di contenuti si è rivelata in realtà nella sua interezza molto meno entusiasmante di quanto sperassimo con azioni che sfociavano in una monotonia che dopo le prime ore di “rodaggio” apparivano, specialmente nelle fasi avanzate del gioco, un profondo nonchè eclatante motivo di profonda frustrazione. Questa specifica concezione di notevole insoddisfazione è esponenzialmente aumentata a seguito di un aspetto narrativo che non solo si esaurisce in pochissime ore (intorno alla decina se si vuol esser piuttosto lenti) ma all’atto pratico risuta esser praticamente inesistente nonchè priva di una forma seppur lontanamente assimilabile ad una qualche forma di autorialità nell’inetro excursus narrativo lasciandoci in balia di un endgame con davvero pochissimo da offrire al di là di qualche postazione ancora da conquistare e di qualche convoglio da eliminare. Nonostante qualche cutscenes presenta un minimo e flebile plauso alla direzione artistica l’impatto è francamente “bruttino” e lascia perplessi circa la qualità generale della produzione, complice anche di qualche glitch legato ai dialoghi dei comprimari che spesso risulteranno disperdersi per sempre ma quantomeno sotto quest’ultimo aspetto nel corso della nostra approfondita prova non ci siamo ritrovati ad imbatterci in problematiche simili.

Come nei più classici titoli “more of the same” che lasciano spazio ad una sceneggiatura permeata di stereotipi che rievocano situazioni ormai viste e riviste, ci ritroviamo in un susseguirsi di avvenimenti che si collocano cronologicamente parlando trent’anni dopo gli eventi dell’originale RAGE ove è possibile scegliere in partenza il sesso del protagonista, Walker, per essere poi catapultati in un improvviso attacco da parte della rediviva Autorità alla città di Vineland. Il nostro personaggio si impossessa della corazza dell’ultimo Ranger della Zona Devastata quando quest’ultimo viene fatto a pezzi nello scontro con un enorme mutante, ma a un certo punto finisce fuori combattimento e assiste suo malgrado all’uccisione di Prowley, l’anziana comandante che lo ha cresciuto, per mano del malvagio generale cyborg Martin Cross. In questa sua spirale di vendettaWalker è pronto a distruggere l’Autorità una volta per tutte, ma alfine di giungere a quest’obiettivo va alla ricerca di tre figure che possano supportarlo in questa difficile missione: John Marshall, che torna dal primo episodio invecchiato ma ancora combattivo, forte di una rete di spie che lo rendono un’importante risorsa; Loosum Hagar, abile lanciatrice di Wingstick ma soprattutto sindaco di Wellspring, al corrente di alcuni contatti fra l’Autorità e un suo rivale politico; e infine il dottor Anton Kvasir, scienziato che in passato si è ribellato al generale Cross e ha contribuito a fondare l’ordine dei Ranger.

Un Gunplay che spacca!

Come già ampiamente sottolineato nel preambolo iniziale l’unico aspetto davvero che colpisce ma al tempo stesso ci lascia davvero l’amaro in bocca per qualcosa che poteva divenir la “killer application” di un genere che non riesce più a modernizzarsi, risulta esser proprio l’encomiabile sistema di shooting. A corroborare ed ovviamente a ridefinire nei minimi dettagli quest’aspetto è stata id Software, che si è occupata di supervisionare lo sviluppo di RAGE 2, ma immaginiamo che il lavoro del team sia andato ben oltre a giudicare da come alcune missioni e livelli rievochino in maniera palese il gameplay e lo stile di un DOOM. Seppur paradossalmente piuttosto risicato come arsenale a disposizione il catartico feedback rilasciato dal nostro armamentario ci restituisce nella fattispecie un sistema non solo limato nei minimi dettagli ma funzionale in qualsiasi situazione nel quale ogni arma detiene le proprie peculiarità e caratteristiche da padroneggiare al meglio sul campo di battaglia. Ad esempio nella maggior parte dei casi ritorna sempre utile il fucile d’assalto da Ranger, strepitoso dalle medie e lunghe distanze, mentre negli scontri ravvicinati il fucile a pompa riesce a far valere la propria prepotenza mentre al contempo ci sono poi dispositivi più particolari che ben si prestano a specifiche situazioni, come il lanciarazzi a ricerca o il lanciadardi gravitazionale (spara una serie di colpi che si agganciano al bersaglio e lo proiettano con violenza verso una superficie da noi indicata), il revolver Firestorm (con proiettili che possono incendiarsi al comando) o i devastanti cannone a impulsi e ipercannone. A questi strumenti si aggiungono gli oggetti lanciabili quali le granate e il Wingstick, l’iconico boomerang di RAGE, che può essere potenziato per l’aggancio dei bersagli eche rappresenta un ottimo modo per eliminare silenziosamente un nemico e procedere per un approccio, per quanto forzato, in modalità stealth. Il tutto acquisisce una vera e propria esponenziale brutalità dalla modalità “sovraccarico” che sblocca ulteriore disponibilità di fuoco e moltiplica per alcuni secondi la nostra potenza.

Bilanciamento ed IA

Intraprendere strategie casiniste ed altamente belligeranti risulta esser piuttosto spassoso in RAGE 2 ma cionondimeno il tutto converge ad un’effettiva frustrazione dovuta ad un sistema di difficoltà che, sin nel suo livello intermedio, non regala di certo una sfida esaltante ed intrisa di difficoltà, sfociando altresì in un costrutto talmente poco consistente da consentirvi di abbattere anche gli enormi boss nel giro di una manciata di secondi delinenando alfine un bilanciamento di difficoltà davvero troppo sbilanciato e che di certo non entusiasma gli hardcore gamer. Per quanto riguarda invece i nemici, le diverse fazioni che troveremo ad attenderci vedono la presenza dei folli e violenti Bulli, dei selvaggi Cinghiali, degli inquietanti Sudari Immortali e delle aberrazioni mutanti dell’Autorità, cionondimeno la loro intelligenza artificiale è discreta, con movenze che seppur passibili di miglioramento sono di certo piuttosto “verosimili“,
avanzando con alcune unità corazzate che avremo il compito di “smontare” con i nostri colpi, ma al grado di sfida intermedio non rappresentano una “seria” minaccia neanche quando sono molto numerosi.
Esiste un piccolo problema di varietà visiva, nel senso che molti avversari umani condividono gli stessi modelli poligonali e sarebbe bastato randomizzare alcuni elementi estetici per rimediare, mentre per i boss il guaio è più profondo e radicato poichè si tratta in pratica sempre delle stesse due creature, agghindate diversamente ma caratterizzate da pattern semplici, che si impiega pochissimi istanti a imparare il loro “moveset“.

Rage 2
  • 7.4/10
    - 7.4/10
7.4/10

Commento Finale

Insomma a seguito della nostra approfondita prova con RAGE 2 siamo dinnanzi ad un prodotto che ci lascia nella sua mediocrità un gunplay davvero encomiabile che meritava esser sorretto da un comparto narrativo, registico e di
strutturale che allo stato attuale non rispecchiano gli standard moderni di un medium che, specialmente in questa sua fase di caotico passaggio verso la nuova generazione di console, merita di giungere ad uno stadio di maturazione che
dovrà imprescindibilmente derivare da una nuova paradigmatica voglia di rischiare e di sperimentare non riducendosi ad un classico prodotto “more of the same” di cui il mercato ne è già saturo.

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