Sea of Stars #1 – Recensione

Sea of Stars

Le storie sulla perdita di un figlio sono una normalità per la narrazione e siamo tutti abituati a leggerle o guardarle. Anche i videogiochi trattano delle volte questo argomento, pensiamo ad esempio a Heavy Rain di David Cage. Insomma, si tratta di un argomento già sentito, ma come l’amore, non smetterà mai di funzionare, perché perdere un figlio/a per un genitore è la paura più grande del mondo, ma Jason Aaron e Dennis Hallum hanno deciso di andare oltre, raccontandoci la storia della perdita nello spazio. In fondo, Aaron ha lavorato su Thor per anni e anche su Star Wars e ciò lo rende davvero perfetto per questa tipologia di racconto. Il primo numero di Sea of Stars ci mette davanti a tantissimi colori e tonalità con due protagonisti che probabilmente ricorderemo in futuro.

La storia ci parla dell’uomo di nome Gil, che per lavoro fa il camionista spaziale (un lavoro strafigo se ci pensate un attimo). Dopo aver perso sua moglie, Gil porta nei suo viaggi il figlio di nove anni di nome Kadyn, che come tutti i bambini, si annoia all’interno della navicella. Vorrebbe vedere qualche mostro o comunque qualcosa di straordinariamente grande e pericoloso. Ed è in quel momento che qualcosa di grande e mostruoso attacca la navicella, separando i due famigliari e trasportandoli nel bel mezzo del pericolo.

La prima cosa che stupisce di questo primo albo sono i colori di Rico Renzi. Lo spazio mostrato non è il classico posto deserto e oscuro dove non ti sente nessuno. Tutto l’ambiente da una sensazione di calore, a tratti quasi soffocante. Il rosa domina la scena buia con i colori caldi che si intersecano con quelli più freddi fino a creare qualcosa di particolarmente appetitoso per gli occhi. Giocano un ruolo fondamentale poi le matite di Stephen Green, che utilizza un tratto sottile, preciso, ma semplice allo stesso tempo. I volti dei personaggi parlano da soli con la potenza espressiva di un bambino e un padre. Le altre creature sono spaventose, gigantesche e pericolose, ma ovviamente riportano alla nostra memoria qualcosa che abbiamo già visto sul pianeta terra.

Gli ottimi disegni e colori vanno a braccetto con i testi di Jason Aaron e Dennis Hallum. Aaron sa cosa fare con lo spazio come ho detto prima e fa il suo lavoro davvero bene. La storia tra un padre e un figlio è qualcosa che non morirà mai e lo spazio rende tutto un po’ più originale. Forse è proprio questo a rendere tutto cosi interessante; la sensazione dell’originalità e di già visto. Lo sviluppo futuro potrebbe darci parecchie soddisfazioni, ma potrebbe al contrario deluderci e non ci resta che aspettare per scoprirlo.

Sea of Stars

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