Spider-Man #1 – Recensione della miniserie di J.J. Abrams

Ci sono moltissimi sceneggiatori affermati nel mondo e altri newbie pronti a esplodere con un rombo di tuono. Indubbiamente però, un nome altisonante ha un appeal molto elevato sul pubblico, sopratutto se il codesto nome proviene da un media diverso. Ad esempio l’annuncio di una miniserie di Spider-Man scritta da J.J. Abrams e da suo figlio Henry Abrams creò qualche tempo fa un gioire dei fan incredibile. Personalmente, non apprezzando del tutto le opere cinematografiche (e televisive) di Abrams, rimasi un po’ distaccato da quell’entusiasmo che nominava già una serie capolavoro. L’entusiasmo però l’avevo per le matite di Sara Pichelli, che apprezzo in tutte le salse e qui torniamo al discorso iniziale dei nomi altisonanti. Volente o no, il primo volume è però arrivato nelle fumetterie statunitensi e ho deciso di parlarvene in questa sede senza peli sulla lingua.

Partiamo da una semplice premessa. Le mie titubanze riguardo la miniserie si sono dissolte completamente con il solo primo numero, che mi ha colpito come farebbe Spidey con i peggiori criminali. La storia di per sé inizia in un modo piuttosto insolito per il mondo fumettistico Marvel e ovviamente preparatevi per ogni tipo di spoiler. Mary Jane viene uccisa da un nuovo nemico e al funerale vediamo un affranto e sconfitto Peter e il giovanissimo figlio. Da questo punto andremo nel futuro, con il figlio diventato ormai adolescente, un po’ scontroso e scontento, ma sopratutto con un padre abbastanza assente nella sua vita. Una vita scolastica, tanti problemi con gli altri e una scoperta dei poteri mai visti prima che lo stupirà non poco. Un inizio, come dicevo, molto duro che poi va verso il classicismo Marvel e che alla fine fa tirare un sospiro al lettore.

J.J. Abrams detta le regole di questo primo volume con decisione, ma dimostrando di avere una grande passione per il ragno e sopratutto per la drammaticità. Dare un incipit duro e cruento fa capire al lettore da subito che non dobbiamo aspettarci una storia comica in cui tutto verte per il bene, ma potrebbe avere dei risvolti parecchio drammatici. Con il figlio Henry, J.J. ha scritturato dei testi semplici, mai noiosi, ma sopratutto funzionali e chissà, magari poi i due faranno un film insieme. Alle matite Sara Pichelli mostra le sue potenzialità con il tratto preciso, dettagliato e descrittivo, come da sua tradizione. Interessanti sono le espressioni che assumono i personaggi sulle pagine ed è altrettanto interessante la potenza descrittiva con cui questi si muovono in uno spazio ben definito. La fisicità gioca un ruolo importante e il livello del dettaglio non è solo alto, ma anche eccelentemente sfruttato. Ora non ci resta che attendere il secondo numero, stavolta anche io sono abbastanza impaziente.

Spider-Man 1

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